Il Giornale di Vicenza 04/12/2003

Educare con l’autostima

Le "ricette" dello psicologo Crepet in un affollato incontro «Gli adulti devono essere autorevoli ma non autoritari»

di Antonio Stefani

«I nostri nonni non sarebbero mai andati ad ascoltare Crepet. Perché erano convinti di saper fare il loro mestiere di padri e di madri: avevano il compito di impartire alcuni ordini ai propri figli e, soprattutto, avevano l'obiettivo di salvarli dalla fame, dalle malattie, dalla guerra. Ebbene, se oggi siamo al mondo vuol dire che ci sono riusciti. Un tempo si moriva per molto poco. Adesso abbiamo gli antibiotici, in un quarto d'ora al supermercato ci riforniamo di ogni ben di Dio e, una volta superato il problema della tutela fisica, abbiamo scoperto quello della tutela psicologica. Una nuova dimensione, nella quale i genitori d'oggi si trovano a essere dei pionieri». E quindi loro sì che ci vanno, ad ascoltare Crepet. Qualche sera fa, nell'ambito degli incontri per insegnanti e famiglie organizzati dall'Ufficio Scuola dell'Assoartigiani provinciale, in settecento si sono dati appuntamento alla Sala Palladio della Fiera per incontrare lo psicoterapeuta e sociologo veneziano col baffo che conquista, l'autore di libri anche di recentissimo successo - da Non siamo capaci di ascoltarli a Voi, noi - specializzatosi pure in consulenze televisive all'università di Porta a Porta del magnifico rettore Bruno Vespa. Giusto per non smentire la propria fama di abile provocatore, di dialettico tanto aguzzo quanto morbidi sono i suoi proverbiali pullover, una volta esauritesi le presentazioni di rito assolte da Giordano Frealdo, direttore dell'Assoartigiani, Paolo Crepet ha subito sparso qua e là fra il pubblico qualche buon interrogativo tra il serio e il faceto. Ovvero: «Perché ficchiamo i neonati in culle attrezzate come discoteche? A che serve spedire i bambini a frequentare la "primetta", togliendo mesi alla loro legittima infanzia? E poi, perché rubargli la necessaria serenità domestica, il gusto di passare il tempo giocando, imponendogli piscina e danza, corsi di lingue e quintali di compiti per casa? Perché Mike Bongiorno che sbatte i "genietti" in Tv o Pippo Baudo che fa cantare i dodicenni a Sanremo non vengono condannati all'ergastolo pedagogico?».
Aggiustando il ciuffo ribelle, Crepet prova a rispondersi così: «Forse perché abbiamo paura delle emozioni, non sappiamo o non vogliamo metterci in sintonia col mondo dei più piccoli, li teniamo a distanza, abbiamo il culto della razionalità, della pianificazione, ma non ci rendiamo conto che tutto ciò produce mediocrità, favorisce l'obiettivo scolastico della sufficienza risicata».
Già, ma allora qual è la ricetta giusta? Per lo psicologo, in un mix di scienza e buonsenso. «Il segreto dell'educare - svela - sta in tre parole che equivalgono a tre autentiche grazie della vita: autostima, autonomia e creatività. Ovvero stimolare nei ragazzi la fiducia di potersela cavare da soli, di saper individuare una soluzione anche nei frangenti in cui pare che non ce ne siano. È un processo che va accompagnato, s'intende, in famiglia come in classe. Ambienti del quotidiano dove agli adulti spetta il compito non di essere "autoritari", ma "autorevoli": di stabilire cioè delle re gole e, se richiesti, di saperle motivare. Ma regole che non siano negoziabili. Guai ai genitori che vogliono essere "amici" dei propri figli, mentre questi esigono invece persone riconoscibili nel loro ruolo, figure che siano naturalmente antagoniste, con cui eventualmente scontrarsi. Ma una sana litigata è sempre meglio di un'anonima indifferenza, magari mascherata da complicità».
A questo punto, che valori trasmettere alle nuove generazioni, quali sogni? «Non certo il mito dei soldi - spiega Crepet - né un malinteso senso di libertà. La vera ricchezza è il tempo che si può dedicare agli altri e a se stessi, è il sentire e coltivare autentiche passioni, l'intessere relazioni, la capacità - ripeto - di provare emozioni. Anche la prima, tremenda delusione d'amore può trasformarsi in un evento positivo, perché crea anticorpi. Anche un'aula scolastica può diventare un luogo di gioia, dove non vedi l'ora di tornare. Tutto questo se il giovane può contare su figure di riferimento che lo considerano, che lo stanno ad ascoltare. Il vero dramma, per gli adolescenti, è quello di non essere "visti": non stupiamoci se poi si rinchiudono in quelle tombe tecnologiche che sono diventate le loro camere, spazi che noi grandi abbiamo riempito di ogni diavoleria elettronica perché non ci parlassero più, per abdicare ai nostri doveri in favore dei rapporti virtuali».
«Insomma - conclude Crepet prima di affrontare un autentico fuoco di fila di domande -, facciamo capire ai nostri figli che uno la vita se la deve meritare, sforzandosi di ragionare con la propria testa, non inseguendo le mode senza sapere perché. Ecco perché i genitori odierni rappresentano, culturalmente, dei pionieri. Ma dovunque io vada, in questo complicato paese che è l'Italia, mi trovo di fronte a tantissima gente. E questo è un segnale significativo: vuol dire che quegli stessi genitori avvertono la loro grande responsabilità e hanno voglia di affrontarla».