Il Giornale di Vicenza 27/02/2003

Lettere dei Lettori

Quali rischi per il bambino insidiato da un pedofilo

Caro dottore, ho accettato, pur con fatica, la sua proposta di scrivere questa lettera perché spero che la mia storia possa servire ad altri che vivono il mio stesso problema e ai genitori che magari si fidano ciecamente di alcune persone e rischiano così di non proteggere i loro figli. Io ho deciso di farmi aiutare perché non potevo più continuare a mettere in atto i miei impulsi; tale decisione l'ho presa da solo soprattutto perché volevo smetterla con queste cose e ora sono contento di aver fatto questa scelta perché ho trovato persone competenti che ti aiutano, sanno ascoltarti senza giudicarti, anzi riescono a metterti nella situazione di parlarne con assoluta tranquillità. Mi sono deciso a raccontare la mia esperienza, perché spero possa essere di aiuto ad altri. Infatti ogni volta che ripenso a ciò che ho fatto mi sento triste perché ho abusato di vari bambini. Facendo ciò li ho anche presi in giro perché facevo credere loro che non succedeva niente invece non era vero e io lo sapevo. Quando andavo a casa di bambini, figli di amici di famiglia, ho approfittato della fiducia che i loro genitori avevano nei miei confronti e ho cercato contatti intimi con loro. Ogni volta mi dicevo che sbagliavo, ma la cosa era più forte di me e la rifacevo. Mia mamma ha scoperto la cosa proprio perché ha sentito una bambina che mi chiedeva se rifacevamo quel gioco e lì mi sono aperto con i miei genitori perché non ce la facevo più a mentire, ogni volta che mi chiedevano cosa ci trovavo di interessante a passare il tempo con persone molto più piccole di me. All'inizio avevo paura di confidarmi con qualcuno specie uno che non conoscevo, ma poi mi sono ricreduto e sono sicuro di riuscire nel tempo a superare i miei problemi e di non provocare più danni a bambini, perché lo voglio fermamente. Se anche tu hai avuto o stai avendo queste tendenze non aver paura di parlarne con qualcuno, penso che i primi che devono saperlo siano i genitori o i famigliari perché a loro puoi ammettere il tuo problema e possono starti vicino; poi se da solo non ce la fai a cambiare situazione ci sono delle persone che sono lì ad aspettarti a braccia aperte per aiutarti. Non avere paura…. Ai genitori di un bambino vittima di queste violenze dico di non sgridarlo, di stargli vicino confortandolo, di fare in modo che non sia lasciato a casa da solo magari in balia di potenziali estranei che potrebbero suonare alla porta. È importante, qualora sia successo qualcosa, cercare di parlare con lui dell'accaduto facendo in modo che riesca a liberarsi del peso che porta dentro. Quando poi vostro figlio esce di casa, specie se solo, fategli capire che non deve dare confidenza ad estranei e, se succede, mettetelo in condizione di farvi raccontare subito l'accaduto; magari quando esce da solo dategli il telefonino o una scheda telefonica in modo che possa chiedere aiuto. Lettera firmata


—————— Chi ha scritto la lettera è un mio paziente, cui ho chiesto di raccontare la sua esperienza affinché quanto vissuto dai bambini venga percepito a filo diretto attraverso il racconto di chi li seduce. L'autore è un giovane che faticosamente, ma con responsabilità, sta mettendo un grande impegno per uscire dalle grinfie dell'impulso pedofilo; è stato perdonato dai vari genitori purchè si impegnasse per superare il suo problema. Le sue riflessioni, anche se ridotte all'essenziale, rappresentano un passaggio utile per portare su un piano sociale quanto da lui vissuto furtivamente e di nascosto da chiunque. Questa lettera è un succinto spaccato del mondo interno di una persona che prova eccitazione sessuale nei confronti dei bambini. Questa pulsione rimane compressa dentro fino alla fatidica prima volta, conflittuale e turbolenta. La fonte di desiderio e di piacere non è più una rivista o un video, ma un bambino vero. Seguono possibili conflitti, sensi di colpa anestetizzati da un edonismo che gli altri, in modi regolari, reclamizzano e si permettono. Le volte successive diventano compulsive, ma forse senza particolari angosce morali; può infastidire semmai il timore di essere scoperti, di far esplodere uno scandalo, che i genitori ne vengano a conoscenza. Solo con il tempo, spesso perché la cosa viene scoperta, si focalizza un'attenzione morale sul bambino e sui suoi diritti. Chi sono questi soggetti che possono sviluppare desideri sessuali nei confronti dei nostri figli? Parenti, amici di famiglia, vicini di casa che in genere dichiarano ampie disponibilità a dare una mano, a tenere i bambini, a far loro vedere un cagnolino o un gattino, a fare una passeggiata nel parco o a giocare con grande affabilità. I modi usati per catturare la fiducia dei bambini hanno a che fare con le attività che interessano loro: il gioco, il divertimento, l'avventura, il piacere, la lusinga di regali. Entra così in gioco, in modo confusivo, l'ambiguità del piacere per la vittima, un piacere che a volte sa di agrodolce, di complicità, di ricerca attonita di nuove percezioni. Il bambino viene così impigliato nella rete, al punto di arrivare a chiedere di rivivere quello strano e malefico gioco. Qual è il danno per il bambino? In un'età in cui non vi è ancora stata la scoperta della genitalità, del linguaggio della sessualità, di sé come individuo ben strutturato, degli altri come diversi da sé, vi è forte anticipazione dei tempi e degli eventi, senza una capacità interna di contenere i dubbi e le possibili angosce. Il trauma prende più forma e può lasciare il segno quando, dopo anni di silenzi, il bambino diventa adolescente e lo comprende oppure lo rimuove a livello inconscio. I passaggi successivi nei processi di maturazione sono pertanto compromessi o drammaticamente impediti, a meno che l'adulto non intervenga con una forte azione di aiuto. Quali altri rischi corre il minore? È intaccato il rapporto di fiducia nei confronti degli adulti (che a volte per anni vengono tenuti all'oscuro), vi è una bomba emozionale interna che prima o dopo esploderà, la sessualità è minata o drogata, il senso di smarrimento costringe ad una sorta di autoprotezione psichica. Che fare invece per coloro che captano dentro di sé tendenze pedofile? Voglio pensare che non tutti le pongano in atto, ma riescano altresì ad incanalarle rispettosamente in contesti, quali l'accudimento dei figli o di bambini, in ambiti educativi. Occorre fantasia e coraggio per pensare ad azioni di tipo preventivo, quali ad esempio: 1) parlare della pedofilia affinché venga descritta come fatto aberrante ed immorale; il silenzio, infatti, la rende una prospettiva possibile; 2) non è poi consolante per un individuo sapere di fare danno anche a sé andando a rinforzare un tratto patologico che potrà precludere una sessualità discretamente normale; 3) avere coscienza infine di compiere un atto grave nei confronti del bambino che si ritroverà a pagare il prezzo di tali vicende, a lui scarsamente chiare; 4) sapere chiaramente che è un reato per cui si può essere puniti e finire in carcere; non è una grande motivazione, ma può essere un deterrente. A livello psicoterapico non ho idea di una prognosi chiara, in quanto essa differisce molto dalla motivazione del soggetto che si sottopone ad un trattamento; a poco giova il trattamento coatto, anche se comunque bisognerebbe provarci, non fosse altro per tentare di suscitare consapevolezze sul problema o sulla malattia. Dedichiamo le nostre cure vigili ai bambini; a quelli che, per effetto di una vita troppo agiata, non riescono a diventare grandi, a quelli che, per varie ragioni, soffrono e portano cicatrici profonde dentro di sé, affinché tutti noi li trattiamo come un bene prezioso da proteggere e da rinforzare. Dobbiamo però riservare un'attenzione, faticosa ma necessaria, anche a quei grandi che sono rimasti sessualmente piccoli e a coloro che hanno ferito a morte la propria parte bambina. Perché le loro strade, a volte, drammaticamente si incrociano. Lino Cavedon
psicoterapeuta
Chi intende scrivere può inviare le lettere al giornale oppure all' e-mail lcavedon@interfree.it

Questa associazione ha pubblicato una mail, tra le numerose arrivate, come commento a questa lettera


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