Inviata al Gazzettino il 17/04/2003

Egregio Direttore, vorrei porre l'attenzione sull'articolo apparso oggi nel Gazzettino: «Cacciamo l'orco che insidia i nostri bambini!
Da tempo noi dell'associazione andiamo dicendo che dobbiamo smetterla di chiamarli orchi mostri e quant'altro di più terrificante la mente umana possa concepire. In questo modo li allontaniamo da noi sempre di più, e non riusciremo a far capire all'opinione pubblica che invece sono tra noi, sono come noi e fanno parte di noi, delle nostre comunità, delle nostre città e dei nostri paesi. Se è vero come è vero che l'80% dei pedofili appartiene alla cerchia familiare, ai parenti, ai vicini di casa, e se solo il 10% dei pedofili in internet non si limita solo a guardare ma passa all'azione concreta, abusando direttamente dei bambini, possiamo anche capire che il pericolo più grave non viene da questo genere di pedofili, ma da quello che abbiamo dentro le nostre case. Secondo le fonti del Ministero dell'interno nel 47% dei casi di abuso su minore il responsabile è il padre, non un mostro o un orco. Se continueremo a pensare in questo modo, si perpetuerà la solita cultura scorretta per quanto riguarda la problematica pedofilia. Facendo credere che il pedofilo sia un orco si diffonde la falsa convinzione che sia così tanto diverso da noi da essere al di fuori di noi, di essere un'eccezione, mentre nei fatti non è assolutamente così. Non solo: dalla lettera di oggi riportata dal Gazzettino dei consiglieri di minoranza di quel Comune, si evince che la soluzione a quel problema sia allontanare quel pedofilo. Sembrerebbe che cacciando l'orco i bambini possono stare tranquilli. E' una pura illusione!

E poi, dove lo mandiamo? In un altro comune? E quale sarebbe quel Comune che si prenderebbe la "patata bollente" in casa sua? E se domani ci sarà un Comune contermine che farà altrettanto, magari scegliendo il Comune di Mussolente come confino? Come la mettiamo? Anche in questo caso, come in altre soluzioni prospettate, si vuole spostare il problema non tentare di risolverlo. Come? Innanzitutto informandosi, capire il problema per conoscerlo e non spaventarsi di fronte alle cose che si ignorano. Tutti siamo capaci di sdegno, di indignazione, ma finita la rabbia, sopita la paura, bisogna anche rimboccarsi le maniche e cominciare a pensare a qualche soluzione. Ricordo sempre la frase scritta da un pedofilo: "Care mammine, guardate la vostra bimba e chiedetevi: Oddio vuoi vedere che anche lei....!!! Una volta su 5 la risposta sarà probabilmente si."
E' questo il vero dramma, è questa la realtà: 1 bambina su 5 è vittima di abusi sessuali ad opera di un adulto. Non un orco, non un mostro. E, ripeto, nell'80% dei casi è una persona conosciuta in ambito familiare.
Abbiamo proposto via email la nostra collaborazione al Comune di Mussolente, per organizzare una serata di sensibilizzazione ed informazione sul problema "pedofilia".
Da questo quotidiano rilanciamo la proposta a tutte le istituzioni interessate, perchè il pedofilo non abita solo a Mussolente ma, potenzialmente, può alloggiare in qualsiasi paese, molto probabilmente dove ci sono bambini. Offriamo la nostra consulenza e collaborazione, sulla base delle esperienze acquisite in questo ambito, nel tentativo di tutelare sempre meglio gli interessi che rappresentiamo: i diritti dei bambini. Non aspettiamo un altro, ennesimo, fatto di cronaca per occuparci di questo grave problema!
Distinti Saluti.

Pubblicata nel Gazzettino Edizione Vicenza-Bassano, sintesi, in data 18/04/2003

Pubblicata in forma integrale nel Gazzettino Nazionale in data 20/04/2003

Pubblicata nel Gazzettino Edizione Rovigo, in data 23/04/2003

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