Lettera al Giornale di Vicenza del 13/03/2003

Il Giornale di Vicenza

Combattere la pedofilia dove spesso fiorisce

Caro dottore, acquisto e leggo il Giornale di Vicenza solo il martedì ed il giovedì, per leggere le rubriche dedicate al mondo dell'infanzia. Non sono una bambina, non mi hanno mai permesso di esserlo, ma una donna di 54 anni. Ho dovuto diventare grande già a 6 anni, a causa di uno di quei personaggi che oggi vengono chiamati pedofili. Non ho potuto fare a meno di scriverle dopo aver letto la lettera del pedofilo del 27 febbraio. A lei, caro Dottore, posso solo dire che ha tutta la mia stima per l'impegno ed il coraggio ad affrontare la cura di questo uomo. Però, in tutta franchezza, non so a quali risultati porterà, considerati i tentativi di altri che hanno portato a scarsi risultati. Mi interesso da un po' di tempo della questione, seguo i convegni che parlano di pedofilia e proprio nell'ultimo al quale ho partecipato, un certo Don Fortunato di Noto ha rivelato che su più di 100 pedofili da lui visitati in carcere, solo 1 ha ammesso le sue responsabilità. Per gli altri non esiste colpa, non esiste danno, non esiste responsabilità. Io credevo di essere una delle poche ad avere vissuto un'esperienza drammatica: abusata da un parente, quando sono diventata signorina, a 14 anni, ho raccontato tutto alla mamma, la quale ha pensato bene di minimizzare tutto, assieme a quella grande famiglia patriarcale che mi obbligò al silenzio. Anzi, più passavano gli anni e più ero io che dovevo sentirmi colpevole, perchè ero irrequieta, intrattabile, scontrosa, e non accettavo consigli da nessuno. Già, i consigli! Ne avevo avuto abbastanza dei consigli di quegli adulti che mi dovevano proteggere, aiutare, invece mi hanno lasciato terribilmente sola, per sempre. Credevo di essere una delle poche, invece, dopo tanti anni, ho trovato questa associazione a Vicenza, S.O.S. Infanzia, ed ho cominciato a capire, per fortuna, che non ero io l'eccezione, che non ero io la colpevole, che non ero io ad essere sbagliata! Poi ho conosciuto tante persone che il dramma l'hanno vissuto e questo mi ha aiutata ad uscire da questo tunnel e piano piano a non vergognarmi più a parlarne. Perchè a vergognarsi devono essere altri, a partire dal pedofilo che, mi scuserà caro Dottore, deve essere sgridato, deve essere punito deve essere messo in condizione di non nuocere più. Le azioni preventive che propone lei sono eccezionali, e proprio l'associazione citata mi ha fatto conoscere i meriti di queste sue proposte. Però il recupero del pedofilo passa necessariamente attraverso il percorso che il suo paziente ha fatto, la consapevolezza del danno causato ad una piccola vittima innocente, l'assunzione di responsabilità, la riparazione del danno.....in tutti i sensi. E i danni causati, glielo assicuro, sono moltissimi, e glielo dice chi ha vissuto per 40 anni l'incubo di quelle violenze subìte. Io non conosco quelle famiglie che l'hanno perdonato, ma suppongo che per perdonare sia stata prima riconosciuta la colpa da parte del pedofilo. In tutta sincerità mi sembra che questo suo paziente sia proprio una mosca bianca! Non vorrei che con questa sua lettera si creasse la falsa illusione che basti parlare con il pedofilo perchè questo la smetta di abusare dei bambini. Questa sarebbe pura utopia! Conosco alcuni genitori di vittime che se parlassero con l'abusante....non si limiterebbero a "sgridarlo". Quindi, mi creda, forse è proprio preferibile che non parlino al pedofilo ma che lascino parlare chi di dovere e che chi deve proteggere le vittime, i genitori per primi, denunci alle Autorità competenti il presunto pedofilo. Io per prima, ma credo la maggioranza dei genitori, faticherebbe un bel po' ad avere la sua pacatezza e professionalità che consentirebbe di "parlare" a chi ha abusato della propria figlia! Credo invece che sarebbe molto facile cadere nella tentazione di farsi giustizia da soli. Per lei è una professione, per un genitore è un vigliacco tradimento. Un'ultima cosa: l'Unione Europea ha allo studio una legge che impone a quei parenti che sanno e non denunciano, oltre ad una giusta condanna, una cura psichiatrica obbligatoria. Potrebbe essere l'inizio di un recupero anche per quei parenti che sanno e stanno zitti, oltre al pedofilo naturalmente. Perchè i grandi colpevoli, oltre ai pedofili, sono proprio loro, sono quelli che tengono nascosto, sono quelli che permettono che questi crimini continuino ad avvenire, ed i parenti delle vittime sono molti di più dei pedofili! Ringrazio lei e il Presidente di S.O.S. Infanzia; da quando conosco le varie rubriche del Giornale di Vicenza seguo anche le sue lettere. Complimenti per l'impegno ed auguri per la cura di questo pedofilo. Speriamo che porti a qualche risultato a vantaggio dei bambini. Vittoria

Cara Vittoria, quel giovane pedofilo io lo guardo negli occhi perché è lì davanti a me e scruto il suo viso contratto; le assicuro che non bisogna abbassare lo sguardo perché la persona deve convincersi che sei in grado di reggere l'impatto emotivo di ogni dettaglio dei suoi racconti, deve sentire che non ti mette sottosopra e che sei in grado di reggere la sua disperazione o la sua indifferenza, deve percepire che sei una spalla forte a cui appoggiarsi per parare i suoi scuotimenti interni, deve supporre che la tua mente può percorrere le sue ingarbugliate ossessioni senza esserne risucchiata, deve avvertire che il tuo cuore ha una disponibilità di sentimenti per lui. Il mio sguardo nei suoi occhi scruta trepidamente se dentro di lui c'è malvagità, indifferenza, cinismo, disinteresse. A me interessa un pizzico del suo dolore, un filo di volontà per non calpestare più le vite altrui, un po' di sentimenti buoni per provare a ricostruire una persona sufficientemente per bene. Poi si parte per provare a rimettere ordine in una psiche disordinata e patologica. Io non sono ingenuo, ho comunque dubbi sulla mia capacità di portare a compimento tale cammino, conto però sulla volontà di quel giovane di non mollare e di credere ad un proprio riscatto. Si sta esplorando l'idea che l'amore verso una donna sia una prospettiva raggiungibile. Non sono solo un professionista, sono anche un uomo che ha scelto di stare vicino a chi prova la fatica del vivere; se in tali vicende venissi coinvolto come padre, starei certamente dalla parte della mia piccola figlia. Se fossi stato vittima, porterei in me le ferite della grave offesa subita e sentirei più intensamente dentro di me la rabbia che lei esprime. C'è poi la Legge che deve essere giusta (cosa non facile in assenza di prove giudiziarie obiettive, a volte deboli o inesistenti), comprendere gli errori degli uomini e punirli perché abbiano ad espiare le loro colpe. Io so, però anche che il tempo dell'ira rischia di non finire mai e può portare ad esasperare i toni emotivi e ad accecare la mente. Il tempo della condanna di un pedofilo può durare anche solo cinque o sei anni. E dopo? E dopo? E dopo il pedofilo è tra noi, forse guarito? A lei risulta che in carcere ci siano progetti di riabilitazione o di terapia per provare a guarire i pedofili? La condanna ed il carcere non devono risultare una sterile conseguenza dell'applicazione di una norma del codice penale; capisco la giusta soddisfazione che la vittima prova quando il pedofilo viene condannato, ma chi le garantisce che, una volta fuori dal carcere, egli non nuocerà più? Oltre a ciò chi è stato vittima di pedofili ha diritto di ritenersi una persona sfortunata, ha diritto alla rabbia, al dolore, ha diritto che ci siano condanne esemplari, ma un bel giorno deve saltare il muro della propria storia, uscire dal proprio dolore per pensare anche a quei bambini che- ad oggi- non sono ancora stati vittime. E' a questi bambini che noi riteniamo giusto pensare, ancor di più con il vostro aiuto poiché voi siete i testimoni dei misfatti del pedofilo e della immoralità dei familiari conniventi e scandalosi. Andate nelle scuole a portare la vostra esperienza ai genitori di bimbi piccoli affinché essi siano vigili e garanti della integrità psicofisica dei loro figli. Venite a parlarci nei Servizi affinché dalla vostra esperienza possiamo imparare. Prendo a prestito i pensieri di un giornalista de Il resto del Carlino per provare ad esprimere un punto di vista diverso dalla semplice condanna. "Vorrei, se si può, scrivere di pedofili senza gridare all'Orco. O al Mostro. Vorrei che pensassimo - per aiutare la discussione - che la pedofilia è fra noi, come l'avarizia, o l'alcolismo, un vizio come un altro, un'aberrazione che si nutre dei nostri stessi molti malesseri. Vorrei farlo per evitare, innanzitutto, che di pedofilia si parli soltanto quando scoppia il caso, accendendo sdegni precotti. Come per la droga o i morti sulla strada. Meglio parlarne come un problema che si aggira tra noi, puntando molto l'attenzione sul sistema di affetti in cui si forma l'emotività del piccolo, sui luoghi entro i quali egli comincia a muoversi (penso alla famiglia, alla scuola, all'oratorio, al collegio). Diabolica trappola, quella della pedofilia, che va combattuta proprio là dove spesso fiorisce, in quel giro di rapporti domestici che dovrebbe essere la prima protezione del piccino e può invece scattare da trappola micidiale. S'è detto che di fronte al pericolo occorre rilanciare la famiglia, il dialogo tra genitori e figli, e che non ci si può rifugiare nel silenzio o nella rimozione". Non è il caso che ci sforziamo di comprendere cosa c'è, prima di quel primo gesto dissacratore? Lino Cavedon
psicoterapeuta

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