La Nazione 20/06/2003

FOLIGNO — Una vita distrutta da un 

FOLIGNO — Una vita distrutta da un peccato originale che un orco le fece creder suo, quando aveva solo cinque anni. Lei, Maria (il nome è di fantasia) oggi è una donna triste e disillusa, già un po' avanti con l'età: oltre cinquant'anni fa, era una bambina allegra che viveva in campagna, un uomo che frequentava la sua casa abusò sessualmente di lei. Ripetutamente. Da quel momento la sua vita fu senza sorriso. E furono anni di dolore muto. Solo oggi questa donna ha trovato il coraggio di raccontare la sua storia, e lo ha fatto contattando Luciano Paolucci (nella foto), presidente dell'Associazione Marcia degli Angeli, da anni impegnato nella lotta contro ogni abuso e violenza sui minori. La signora ovviamente non dice chi fu il suo carnefice-le loro strade si separarono dopo quei fatti e ormai i nomi non avrebbero più senso- ma è sempre vivo, invece, il dolore di allora. E brucia ancora sulla pelle, come una ferita perenne. Come una tortura, come la condanna a scontare per sempre una colpa che non si ha. Dopo l'incontro con l'orco Maria non fu più la stessa. Diventò strana, non rideva più, non parlava. La sua famiglia, gente semplice, la fece anche curare pensando che non stesse bene in salute. E venne il tempo di una giovinezza senza gioia. «Mi sentivo sporca, sbagliata — ha raccontato — avevo paura di non meritare l'amore. Fino a quando non mi fu chiaro quello che avevo subito, e che per anni non avevo compreso. Mi fu chiaro che ero la vittima di una violenza schifosa che mi aveva segnato nell'anima». E per il dolore di quella ferita sempre aperta Maria ha allontanato da se' l'amore, non ha sposato la persona di cui si era innamorata perchè non se ne sentiva degna, ha vissuto il matrimonio controvoglia, quasi per dimostrare che era onesta. E lo era, lo è stata. Ma l'offesa crudele di quel bruto che la minacciò di non parlare, di non rivelare a nessuno quel terribile segreto, l'ha cambiata dentro. Dopo quel fatto ha sempre avuto problemi: sul lavoro, in famiglia, con i figli. Questa donna per decenni non è riuscita a raccontare a nessuno quello che aveva subito, fino a che ha trovato la forza di parlare con qualcuno. Un «estraneo» come Paolucci , però in grado di condividere il problema in profondità. Ma è stata una liberazione a metà, perchè la famiglia di Maria non sa nulla, forse non saprà mai. O forse Maria, dopo una vita segnata da quella tragedia infantile che non avrà più giustizia, troverà il coraggio di farsi aiutare. L'augurio che si può fare a Maria è che almeno, se non la giustizia, possa trovare la pace interiore, facendosi aiutare fino in fondo, anche dopo tanti anni, da persone competenti. «Questa storia — commenta Paolucci — è l'esempio vivente del potenziale distruttivo degli abusi sessuali. Per questo non bisogna abbassare la guardia sul fronte degli abusi sui minori. Bisogna insistere più che mai con la prevenzione, a cominciare dalle famiglie e dalla scuola»
Patrizia Peppoloni (ha collaborato Fabiola Gentili)