3 Ottobre 2004

Durante il convegno di ieri abbiamo riflettuto con gli ospiti presenti, circa un centinaio, su relazioni eccellenti di associazioni, un Giudice di Cassazione della terza sezione penale che si occupa esclusivamente di crimini familiari, il sostituto procuratore Dott. Giorgio Falcone e molti altri.

Abbiamo sentito le testimonianze, altre ancora ne abbiamo ricevute e ad ogni incontro che organizziamo o che partecipiamo, sempre, seguono testimonianze di donne adulte che ci descrivono abusi subiti durante la loro infanzia e mai denunciati.  Quasi sempre riscontriamo un unico comune denominatore: chi era preposto alla tutela dei diritti del bambino, primi fra tutti i genitori, non si era attivato per dare ascolto al disagio manifestato dalle piccole vittime. A volte le testimonianze ci raccontano come la cerchia parentale dell’abusante e della vittima diventino a loro volta conniventi con l’abuso stesso, facendo finta di non capire, di non avere visto, e comunque non riuscendo a garantire l’interesse superiore del bambino, ma preferendo comportamenti di autotela e di garanzia di tutti gli adulti coinvolti. Per questioni di interesse, di ipocrite giustificazioni di legami parentali che assumono la prevalenza sull’importanza della tutela del bambino, si gira la testa dall’altra parte.
Ma gli abusi sui minori non sono solo gli stupri occasionali o reiterati, ma anche quel riempire i figli di giochi, di oggetti, di vestiti, di telefonini, di attività, di possibilità in un crescendo d'ansia e di bulimia di cose che stanno al posto di tutte le parole giuste che al tempo giusto dovevamo dire loro e di tutto il tempo che dovevamo dedicare all’ascolto, quando erano assetati di comunicazione e noi non avevamo tempo per rispondere alle loro domande che chiedevano "dove si nasconde il sole e se la luna va a dormire". Troppo presi ed impegnati, noi attori in questo teatrino del miracolo del nordest dove il lavoro, il denaro, è diventato l’altare su cui sacrificare tutto il nostro tempo a scapito dell’attenzione e dell’ascolto dei nostri figli. L'assemblea presente al convegno era formata sopratutto da operatori socio-sanitari, medici, avvocati ed educatori scolastici ed ho evidenziato come i primi educatori-tutori dell'infanzia (leggi genitori), ancora una volta, erano assenti. 800 ragazzi circa che frequentano quel plesso scolastico, hanno come primi responsabili della propria educazione e maturazione 1.600 genitori ma i presenti al convegno, principalmente a loro dedicato e volutamente svoltosi di sabato per facilitarne la partecipazione, si contavano su "una mano"! Alcuni sicuramente saranno stati obbligati in altri impegni, altri avranno avuto certamente giustificazioni plausibili, ma mi chiedo se per tutti i 1.600 genitori fosse così. Gli occhi annoiati dei nostri figli e quelli luminosi dei figli adottati a distanza dicono, che la nostra civiltà è al declino, perché è al declino ogni cultura che non si prende cura dei propri nati. E siccome li riempie di cose, neppure si accorge di non prendersene cura. Non se ne accorge e così la collettività adulta corre il rischio di non assumere la consapevolezza dei pericoli ai quali potenzialmente vanno incontro i bambini
Rimane l'amarezza di constatare, come sempre d'altronde, che nelle tematiche dell'ascolto dei minori, i genitori non accolgono queste opportunità di informazione e formazione. Crediamo che ancora una volta si sia persa un'occasione preziosa. Avere una cultura per l'infanzia, una cultura puerocentrica, è secondo noi il mezzo con il quale si devono veicolare tutte le iniziative e le politiche, educative e sociali, a favore dell’infanzia. La mancanza di cultura per l’infanzia ci porta ad essere inadeguati e a volte persino estranei alle problematiche connesse. Non possiamo assistere come comparse ai drammi dell’infanzia o peggio ancora come spettatori annoiati e indifferenti. Ogni adulto, ed in particolare chi ha funzioni educative e di tutela dell’infanzia, primi fra tutti i genitori, ha il dovere di formarsi culturalmente per capire come porsi in ascolto dei bisogni dell’infanzia e conseguentemente agire con responsabilità ponendo al centro degli interessi personali e collettivi il Bambino. Non si possono delegare funzioni di tutela dei bambini sempre ad altri: si delega alla scuola, alle Istituzioni, alla Magistratura ai servizi sociali alla Polizia. Tocca ad ognuno di noi adulto: l’infanzia ha bisogno di protezione, di ascolto, e per riuscirci dobbiamo essere tutti testimoni. Testimoni attivi, colti, informati e formati, sentinelle che ascoltano, che segnalano e che responsabilmente si fanno testimoni attivi per la tutela dei figli di questo mondo. Perché tutti i bambini sono un bene dell’umanità, ed in quanto tali ci dobbiamo interessare di loro, non farci gli affari nostri e basta. Ognuno con le proprie competenze e responsabilità, ma tutti devono riconoscere al Bambino il ruolo di persona, oggetto di diritti universalmente riconosciuti.
 
ASSOCIAZIONE S.O.S. INFANZIA ONLUS VICENZA
Il Presidente
Graziano Guerra

 

ASSOCIAZIONE S.O.S. INFANZIA O.N.L.U.S. VICENZA

Il Presidente Graziano Guerra

Pubblicata nel Giornale di Vicenza il 3/10/2004

 


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