Vicenza 5 Settembre 2004

Non ci sono parole per commentare le atrocità che hanno sterminato più di 150 bambini in Ossezia. Molti sono stati gli interventi scritti o dichiarati attraverso i mass-media e tutti concordemente manifestano sdegno ed orrore. Credo non valga le pena in questo momento soffermarsi su dichiarazioni con cui alcuni tentano miserevolmente di connotare un profilo politico che dia una spiegazione a tale infame crimine.
Non ci sono ragioni, non possono esserci giustificazioni ad atti che premeditatamente e con lucida e diabolica progettazione programmano l'uccisione di piccole vittime innocenti. Mai! Dobbiamo smetterla di consentire giustificazioni per chi viola i diritti sacrosanti delle persone più indifese ed innocenti dell'umanità: i bambini. Di qualsiasi parte politica, religiosa, etnica siano: non possiamo tollerare che un essere umano adulto pianifichi l'annientamento, fisico, psicologico o sessuale, della sua prole. Perché i figli di questa umanità sono sempre più nel mirino di adulte perverse prevaricazioni, violente ed omicide. E troppo spesso e sempre più velocemente ci stiamo adattando, alzando piano piano la nostra soglia di accettazione del dolore. Ci stiamo adattando all'orrore, al malvagio, al perfido, al sacrilego. Le immagini e i reportage che mostrano bambini mezzi nudi violati nella loro dignità ripercorrono ancora una volta la strada delle stragi degli innocenti di erodiana memoria. Ma dopo più di venti secoli siamo ancora alle prese con un'umanità adulta che sfoga le sue repressioni, i suoi più bassi istinti verso innocenti creature. Non sono da meno altri episodi geograficamente a noi più vicini, in cui ritroviamo bambini sciolti nell'acido per vendetta, bambine violentate dai loro padri, bambine rapite si dice "per vendetta" nei confronti di altri adulti. Perché sempre i bambini vengono martirizzati? Perché oltre l'indignazione non abbiamo ancora concepito strumenti validi, preventivi e repressivi, atti a scoraggiare chiunque pensi di prendere come ostaggio o come vittima sacrificale di chissà quale ragione un bambino? Forse perché la nostra coscienza non è ancora sollecitata abbastanza o piuttosto non si è con il tempo "adeguata" "adagiata", assimilando imagini, eventi che hanno con il tempo sortito l'effetto narcotizzante rincitrullendo l'umanità intera? E cosa dire di quei bambini usciti miracolosamente vivi da quell'inferno con traumi subìti che li seguiranno per tutta la vita? Come per loro, così tutte le vittime della violenza all'infanzia, come denunciano le testimonianze a questa associazione, porteranno cicatrici psicologiche indelebili per tutta la vita. Chi si assume la responsabilità di una vita all'ombra di una violenza subìta? Quali giustificazioni, se ce ne sono, siano esse politiche, sociali, religiose potrà dare l'essere umano adulto a questa generazione? Smettiamola di concepire i bambini come merce, carne da macello venduta nel web, sfruttati per mercanti di lavoro e potentati economici, esposti come specchietti per le allodole negli spot pubblicitari, o in trasmissioni televisive come fossero animali da circo. Si deve iniziare dalla cellula primordiale di società, la famiglia, riaffermando i valori dell'inviolabilità della persona e riconoscere il bambino soggetto-persona destinatario di quei diritti universalmente riconosciuti dalle più importanti carte dei diritti internazionali, prima fra tutte la Carta dell'Onu. Iniziamo dal nostro piccolo, dalla nostra famiglia, dalla nostra scuola, a far crescere dei figli migliori dei propri padri, educandoli alla cultura, al gusto delle cose buone e belle, al ripudio di ogni forma di violenza, alla tolleranza, alla giustizia, alla pace. Facciamoci esempi di uomini coraggiosi, contro ogni codardia e vigliaccheria che sta alla base delle disuguaglianze sociali miccia che accende odi e rancori. Perché i diritti dei bambini non siano solo Carte Internazionali e non diventino "carta straccia" al pari di come sono ora trattati questi bambini.

 

ASSOCIAZIONE S.O.S. INFANZIA O.N.L.U.S. VICENZA

Il Presidente Graziano Guerra

Inviata ai quotidiani 05/09/2004

 


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