Vicenza 2 Settembre 2004

Il rapporto del Ministero dell'Interno sulla sicurezza segnala una diminuzione delle denunce per quanto riguarda gli abusi sui minori. Nel corso del 2002, 28% in meno rispetto al 2000. A nostro avviso questo dato deve essere considerato allarmante poiché rivela un preoccupante ricorso al silenzio piuttosto che alla denuncia e cerchiamo brevemente di spiegarne le motivazioni.
Negli ultimi anni di fronte all'emergere del maltrattamento infantile, e dell'abuso sessuale in particolare, si sono rinforzate difese e negazioni e spesso, in situazioni di violenza, scatta una perversa solidarietà fra adulti che induce in molti casi a screditare il bambino, a ritenerlo sempre bugiardo o inaffidabile o incapace di testimoniare la verità, coinvolgendo talora in tale discredito anche coloro, genitori protettivi, operatori sociali, sanitari o giudiziari, che assumono nei suoi confronti comportamenti di protezione e di ricerca corretta, senza pre-giudizi, della verità.
La violenza, nella maggioranza dei casi, non lascia tracce sul corpo del bambino, e quando ci sono, spesso non danno indicazioni eziologiche certe, considerato che abrasioni, lacerazioni o escoriazioni possono essere provocate da cause diverse. Il bambino è spesso vittima di disturbi psicofisici tipicizzati, ma non esiste nessun codice, nessun regolamento, nessun protocollo che dia strumenti al giudice per validare tali disturbi e considerarli come sicuri indicatori di abuso, cosicché avviene che, incredibilmente, i medesimi sintomi tipici manifestati da un bambino che afferma di essere stato abusato, presso alcuni tribunali diventano causa e motivo di condanna, in altri non sono considerati neppure sufficienti per un rinvio a giudizio.
Nel procedimento penale il bambino si trova ad essere al contempo soggetto passivo del reato, titolare dell'interesse giuridico protetto, oggetto materiale del reato e unico testimone; la delicatezza della sua posizione processuale è aggravata nei casi, molto frequenti, in cui il bambino accusa uno dei due genitori. Purtroppo la nostra esperienza rivela anche come il segreto che si instaura fra la piccola vittima e l'abusante di fatto sia un ulteriore impedimento alla rivelazione dell'abuso.
Questi, ma non solo, sono alcuni dei motivi per i quali i dati ufficiali che registrano un vistoso calo delle vittime di abuso sessuale, 40% in meno nel 2002 rispetto al 2000, non ci confortano, anzi evidenziano un preoccupante allontanamento dall'uso dello strumento giuridico della segnalazione, del sacrosanto diritto dei bambini alla giustizia. I risultati di sondaggi e rilevazioni in merito espongono un quadro diametralmente opposto. Tale affermazione è drammaticamente confermata da un recente sondaggio eseguito dall'Istituto di Medicina preventiva dell'Università di Milano, secondo il quale il 15% dei ragazzi oggi maggiorenni denunciano di aver subito abusi durante la loro infanzia (mai denunciati). Segnaliamo inoltre manifestate motivazioni alla rinuncia della segnalazione per manifestati timori di scarsa consistenza di pena (quasi mai scontata in carcere) applicata all'autore del reato e comunque non commisurata all'efferatezza del crimine subito dalle vittime. Il rapporto del Ministero dell'Interno conferma anche come la maggioranza degli autori delle violenze a danno dei minori , 95% dei casi, siano appartenenti all'ambito familiare della vittima stessa. E' necessario creare una cultura delle relazioni familiari, che significa diffondere la consapevolezza dell'importanza della qualità delle relazioni familiari per tutti i componenti della famiglia, ma in particolare per i bambini, dato che la costruzione di una positiva identità personale, e quindi del loro futuro di adulti, dipende in maniera determinante dalla qualità delle relazioni di cui hanno potuto godere nell'infanzia. Per questo bisogna offrire ai genitori formazione, sostegno, consulenza, aiuto specifico ed efficace nei momenti critici del ciclo evolutivo della famiglia o di fronte a eventi stressanti imprevisti. Ciò consentirebbe di intervenire precocemente con gli opportuni supporti nelle situazioni di disagio e di individuare, prendendole in carico tempestivamente, le situazioni di violenza o di degrado. I recenti fatti di cronaca che vedono coinvolti minori nel ruolo di vittima o di autore di reato, anche nella nostra provincia, sono il campanello d'allarme di una situazione di disagio che deve essere affrontata in maniera diversa di quanto e come si è fatto finora. Si rendono necessarie collaborazioni di tutta la comunità adulta, a partire dai genitori, le associazioni che si occupano di queste tematiche e i vari servizi ed Istituzioni preposte. Nessuno può considerarsi il più esperto o migliore di altri, ma tutti insieme, con umiltà e senza presunzioni, dobbiamo collaborare, ognuno con le proprie specifiche competenze, per acquisire e fornire nozioni e testimonianze che ci conducano ad un significativo miglioramento della conoscenza dell'abuso e del disagio dell'infanzia per mettere in atto una comune strategia di intervento. In ragione della situazione sociale in merito al disagio ed agli abusi a danno dell'infanzia, la nostra associazione ha organizzato un convegno, aperto a tutti e gratuito, il prossimo 2 Ottobre ad Arzignano presso la Scuola Giuriolo, dove interverranno esperti e professionisti con l'obiettivo di informare e sensibilizzare l'opinione pubblica sulle proposte di prevenzione del fenomeno.

 

ASSOCIAZIONE S.O.S. INFANZIA O.N.L.U.S. VICENZA

Il Presidente Graziano Guerra

Inviata ai quotidiani 02/09/2004

Pubblicata "Il Gazzettino" il 3/9/2004

 


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