Si parla molto in questo periodo della castrazione chimica per i pedofili. Secondo l'OMS(Organizzazione Mondiale della Sanità) la pedofilia è una vera e propria malattia ed è quindi necessario curarli e rieducarli secondo gli esempi di legislazioni come quella inglese e danese. La cura da preferire è la psicoterapia, suggerita come assai efficace, risultando invece barbara la castrazione chimica. Tuttavia bisogna riflettere sui metodi che risultino più appropriati per raggiungere lo scopo primario: la tutela dei soggetti più indifesi e primi fra tutti le vittime, i Bambini. E' già successo, ad esempio, che gli autori degli abusi sui minori siano poi risultati degli impotenti, ma questo non ha loro impedito di compiere violenza. Non ci si deve fermare al concetto di violenza comunemente inteso per quanto riguarda il pedofilo: questo può abusare di un bambino anche senza l'uso dell'organo sessuale. Appartengono alla cronaca e alle testimonianze episodi di abusi sui minori in cui l'abusante si "compiaceva" anche solo a guardare, a far compiere ad altri, a fotografare, oppure ad usare violenza con corpi estranei e oggetti. Dal punto di vista psichiatrico la pedofilia si manifesta come ossessione e come disturbo delle affettività. Il pedofilo è un ossessivo perchè ha un'ideazione ossessiva e ripetitiva di trovare un bambino e di usarlo affettivamente e sessualmente, un'ideazione che non riesce a controllare. Il pedofilo si eccita anche solo annusando la pelle di un neonato. Ci sono, certo, dei farmaci capaci di "allentare" questa meccanica ideativa ripetitiva, ma non esistono studi scientifici in grado di ritenere che una terapia di questo tipo sia risolutiva. Per curare invece il disturbo dell'affettività, in molti casi causato da un trauma infantile, si ricorre alla psicoterapia. In questo modo il soggetto dovrebbe "vedere" la propria vita infantile e uscirne nella maturità. Esistono poi diversi aspetti controversi, che non possono essere passati sotto silenzio, all'uso della castrazione chimica. Il primo, di ordine medico: sappiamo che l'assunzione di sostanze chimiche incide sulla libido fintanto che la cura sussiste, per poi cessare ogni effetto in seguito alla sospensione della terapia. Quindi o il trattamento prosegue per tutta la vita del pedofilo oppure si devono affiancare trattamenti diversi, di ordine psicologico. II secondo aspetto investe proprio gli aspetti psico-motivazionali. Negli Stati Uniti una persona giudicata pericolosa o malata può scegliere un iter di riabilitazione che prevede sia l'intervento farmacologico sia la psicoterapia. Potrebbe quindi rivelarsi una scelta di comodo per abbreviare la detenzione; mentre si sa quanto sia imprescindibile la motivazione personale al cambiamento. E tale motivazione può eventualmente sorgere solo dopo un periodo riparatore e "giustamente congruo"(detentivo, coatto, tso ecc.) in rapporto all'effettivo danno causato. Il terzo punto critico, forse per noi tutti il più complesso, riguarda gli aspetti etici. Nel bene e nel male anche le opinioni più caute, rispecchiano la cultura di appartenenza. Oltreoceano se una cosa funziona la si adopera con entusiasmo: rischi e danni, sempre che siano contenibili, passano in secondo piano. In Europa, ed in Italia in particolare, invece in genere si è più attenti, talvolta si rischia addirittura l'inconcludenza per voler sviscerare una questione. In questo caso specifico, però, mi pare doveroso interrogarsi più approfonditamente: non dovremmo accontentarci di interventi di castrazione, chimica ma pur sempre castrazione. Tutto ciò evoca pratiche oscurantiste, poco in linea con una civiltà evoluta. Ci vogliono invece interventi a più ampio spettro. E qui per fortuna c'è un punto su cui molti sono sostanzialmente d'accordo: la necessità di informare gli individui sulla cultura dell'infanzia, le relazioni familiari, attraverso tutti i canali disponibili, dalla scuola alla famiglia ai mass media in genere. Bisogna creare, su tutti i mezzi di comunicazione, compreso Internet, ma anche e soprattutto nelle famiglie una cultura che diventi barriera insormontabile alla diffusione del fenomeno e a possibili contatti tra i pedofili. Si deve imparare ad ascoltare i ragazzi, ma soprattutto saper dialogare coi loro problemi e le loro ansie in problematiche di disturbo che prescindono dallo specifico della pedofilia per i pericoli di media violenti ed erotici, messaggi negativi veicolati, dalla pubblicità a TV e Internet, ampliando le possibilità di intervento per una controcultura, contro la strumentalizzazione e mercificazione del bambino. Inoltre, poichè il pedofilo è normalmente lucido e responsabile delle proprie azioni, bisogna aumentare il controllo, rafforzare le indagini e rendere le pene molto più severe, ma soprattutto concretizzare la certezza della pena, non esclusivamente in carcere, come ad esempio interdirli in perpetuo dalla curatela, potestà e da qualsiasi possibile contatto con i minori, sia in ambito familiare che sociale. Obbligarli, con trattamenti obbligatori, a terapie, studi e analisi che siano fonte di conoscenza per gli esperti professionisti in modo da mettere in atto strategie di prevenzione a favore dei minori. Infine, ma prioritario in ordine di importanza, il nostro obiettivo principale deve essere la protezione dei bambini, prima che si verifichino le violenze. La pedofilia al momento non ha cure efficaci che possano garantire una reale "guarigione" e la percentuale di recupero dei pedofili tentata sia in Europa che nel mondo è bassissima, pari al 3-5%. Gli unici tentativi di contenimento del fenomeno oggi disponibili sono la conoscenza e la prevenzione. Ed in questo la famiglia e la scuola sono le più importanti sedi di formazione. Altro che castrazione chimica! Sicuramente sarebbe più "comodo", per molti, aderire a simili teorie, perché ad effetto immediato, anche se non risolutivo, mentre risulta molto più impegnativo e coinvolgente un'azione formativa e preventiva anche se, a lungo termine a nostro avviso molto più incisiva. Considerando che, secondo vari studi ed esperienze, è assodato che sia dannosissimo per i bambini coinvolti che hanno, tra l'altro, rispetto alla media della popolazione, una probabilità più alta del 500% di ammalarsi di depressione in età adulta e del 400% di tentare il suicidio, la società ha sicuramente il dovere di tutelarsi da questi pericolosi criminali. Ma anche se la proposta di castrazione chimica fosse accettata, metteremmo in atto una strategia comunque tardiva ed inconcludente perché in ogni caso tale intervento, che non previene, sarebbe possibile a danno già causato. E' quindi doveroso chiederci se la chimica può esserci di aiuto per risolvere questo problema oppure se sia preferibile prevenire piuttosto che castrare. 

16/11/2004

ASSOCIAZIONE S.O.S. INFANZIA O.N.L.U.S. VICENZA

Il Presidente Graziano Guerra

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