Il Giornale di Vicenza

Abusi sui minori. Come deve un giornalista raccontare le violenze sui bambini?

Torna l’antico dilemma


In merito all'articolo relativo alla bambina di 3 anni (presunta) abusata dal padre, mi rammarica constatare come il giornalista, proprio all'inizio dell'articolo evidenzi con toni "coloriti" e "allegorici", per non dire di peggio, una situazione che, se vera, è drammaticamente triste e meritevole della massima discrezione nel rispetto della bambina (presunta) vittima. Come presidente di questa associazione desidero ricordare che proprio recentemente il Garante è intervenuto per raccomandare ai giornalisti di valutare, con la massima attenzione e responsabilità, la effettiva necessità di riferire dettagli e particolari non essenziali ai fini di una corretta informazione sulle vicende di cronaca in cui le vittime sono minori.
É doveroso evitare la spettacolarizzazione di fatti di cronaca gravissimi quando si tratta di bambini. La sobrietà nelle cronache non ostacola il giusto dovere di informare su fatti che colpiscono l’opinione pubblica.
Non è intenzione di questa associazione promuovere campagne moralistiche o iniziative di segnalazione contro i giornalisti o l'uso inadeguato di terminologie offensive o lesive della dignità delle vittime di questo tipo di reati. Tuttavia ci teniamo a precisare che una corretta informazione non deve mai essere scadente o peggio irriguardosa nel rispetto dei diritti dei bambini. A nome di quella bambina, facente parte delle terze persone da noi rappresentate, i bambini, chiediamo le scuse, im primis alla bambina, pubblicate nel quotidiano da lei diretto, magari in cronaca per par condicio, del giornalista in questione.
In merito poi all'interrogativo posto dall'articolista "Come fa una bambina di quell’età, che per forza di cose non ha elaborato ancora il linguaggio della sessualità, parlare di parti anatomiche intime maschili e femminili come potrebbe fare un adolescente?", con la speranza di offrirvi documentazione utile ad una corretta informazione, vi invio uno stralcio della sentenza della Suprema Corte di Cassazione, Sezione III Penale, n.21406 del 20.4.2001 depositata il 25 maggio 2001:
I bambini vittime di abusi sessuali, anche quando hanno un'età tenerissima, possono essere credibili nel raccontare le violenze subite, tanto più che in determinate situazioni il dato anagrafico esclude la possibilità che si tratti di racconti fantasiosi o menzogneri. Lo ha stabilito la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso - anche se ordinando la rettifica della pena - di un signore che era stato condannato per violenza sessuale sulla figlia. L'uomo sosteneva che la bambina avesse inventato tutto. Ma la Suprema Corte lo ha smentito, sottolineando che se questo può valere per i bambini un po’ più grandi, che hanno una qualche nozione, sia pure in termini vaghi e confusi, in materia sessuale, è praticamente impossibile quando a raccontare gli abusi è una bambina di due anni e mezzo. (20 luglio 2001)

 

ASSOCIAZIONE S.O.S. INFANZIA O.N.L.U.S. VICENZA

Il Presidente Graziano Guerra

Inviata al Giornale di Vicenza 03/12/2004

 

Pubblicata il 4/1/2005"Il Giornale di Vicenza"

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