La notizia della sedicenne vittima in classe di violenza sessuale ad opera di suoi compagni è tragica, sicuramente, ma deve ora farci riflettere più che abbandonarci ad un ragionevole sdegno, perché vede coinvolti, sia dalla parte della vittima che dalla parte dei presunti autori del crimine, dei minorenni. Minori che esprimono con simili comportamenti un disagio che non trova sfogo, ascolto, attenzione da parte di chi, per dovere, dovrebbe assumersene la responsabilità: gli adulti. Tutta la collettività adulta ha il dovere, e non solo giuridico ma anche e soprattutto morale, di essere d'esempio con il proprio comportamento, con l'educazione fatta di cose concrete oltre che dalle belle e buone parole. Non a caso il nostro prossimo convegno ha per titolo "Il diritto all'infanzia, un dovere degli adulti". E non dimentichiamoci che per l'Onu "fanciullo" è per definizione chi ha meno di diciotto anni.
Nella nostra civilissima Europa siamo dotati di statuti, regolamenti, abbiamo adottato le migliori convenzioni internazionali a tutela dei diritti del fanciullo, ma poi nella realtà quotidiana chi dovrebbe dare seguito a trattati e "carte internazionali" raramente concretizza tali propositi. E sempre, i responsabili sono alcuni adulti che con il loro mercanteggiare su tutto hanno svenduto i valori autentici del rispetto, della tutela dei minori, in cambio di "quattro soldi". A cominciare dal dio denaro divenuto l'unico altare su cui immolare tutto il tempo a disposizione a scapito di momenti dedicati alla famiglia per finire ai "beni" o ai "divertimenti" che certi adulti hanno assunto come "status" per dimostrarsi degli arrivati. Arricchimento e perdita dei valori delle famiglie sono andati di pari passo. I figli ereditano un mondo morale vuoto, e una società devastata e imbestialita. Gli diamo i soldi per vivere una vita morta in una natura di valori morta. Nello scorso maggio il mensile "Amica" riportava i risultati di un'inchiesta, secondo la quale le zone artigianali di Vicenza sono guarnite di lap dance, strip-tease, lesbo-show, sexy doccia, table dance, spogliarello integrale, porno show, e che siamo la "provincia più affollata di eros center d'Italia". Locali solo per uomini, si intende. Uomini adulti, in gran parte genitori! Poco tempo fa, sempre nel vicentino, durante intercettazioni telefoniche su un traffico di prostituzione un cliente chiedeva una serata con una ragazza speciale in quanto la prestazione sessuale era per un uomo che ridiventava padre per la seconda volta. Un modo singolare per festeggiare e per suggellare l'inizio di una nuova vita. Non è una novità che i controlli sulle strade della prostituzione di Vicenza evidenzino anche i seggiolini sui sedili posteriori delle auto dei clienti. Non si tratta di fare un discorso moralista, ma c'è la necessità di capire dove intendiamo collocare nella scala dei valori il rispetto per ciò che è universalmente riconosciuto, il rispetto della persona la tutela dei minori ecc. e ciò che invece ci trascina nell'oblio morale ed umano. E ciò che più conta dobbiamo interrogarci su che generazioni intendiamo educare se gli esempi degli adulti sono di questo tipo, sprezzanti del valore del corpo, della persona.
Secondo un recente sondaggio nelle scuole superiori di Treviso, gli studenti hanno la percezione che gli adulti tollerino l'illegalità. E così loro stessi, l'80% degli studenti, dichiarano che non pagare l'autobus è giustificabile, il 44% non ritiene grave danneggiare la cosa pubblica, il 47% è benevolo nell'abuso dei superalcolici
L'anno scorso i pediatri italiani denunciavano che "Il bambino è un burattino nelle mani del consumismo". Un antropologo come Mauro Ceruti, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bergamo, che già in passato si era occupato di "bioetica dell'infanzia" su invito della Presidenza del Consiglio dei Ministri affermava che "purtroppo l'infanzia si riempie di cose centrali per la nostra società, rappresentate innegabilmente dal consumo e dal consumismo. Più che diventare consumisti che fanno consumare gli adulti, i bambini non sono soltanto l'oggetto di una strumentalizzazione finalizzata al consumo, ma anche l'oggetto del consumo degli adulti, di cui invece dovrebbero essere soggetto di ascolto e di relazione." I figli di questa società sono solo quello che abbiamo saputo loro trasmettere.
Per non parlare degli esempi mediatici: la tv, internet, la pubblicità. E' già successo, ma continua ad accadere, che vengano sistematicamente violate le norme a tutela dei minori per la televisione, rai compresa. La pubblicità che sembrava potesse escludere i minori dagli spot, potrà invece avvalersi ancora di piccoli innocenti come testimonials grazie anche a modifiche di legge proposte proprio pochi giorni fa.
Per quanto riguarda il fatto di cronaca, va la più ampia solidarietà alla vittima, alla famiglia, ma bisogna attivarsi per fare in modo che fatti del genere vengano isolati e che siano un segnale forte capace di scuotere le coscienze (e non solo) di tutta la collettività adulta. Episodi simili necessitano di adeguate contromisure in merito a prevenzione, informazione e sensibilizzazione da parte delle strutture istituzionali e sociali preposte e soprattutto si rendono urgenti iniziative serie e mirate alla creazione di una nuova cultura per l'infanzia. Intervenire a violenza avvenuta significa essere già in ritardo. Il rispetto per la donna, la tutela dei minori, l'assoluto e inviolabile valore della persona, sono valori che si assimilano naturalmente fin dalla nascita, se naturalmente la società è in grado di proporre esempi validi e coerenti. Come ha dichiarato il Dott. Cavedon "più che moltiplicare i luoghi di ascolto nelle scuole, è necessario recuperare in generale la cultura dell'ascolto, dando più spazio e valore alle emozioni e ai sentimenti". Ma ognuno di noi, adulto, può fare la propria parte, sia esso un semplice cittadino, un operatore del volontariato o un responsabile politico, dando spazio e valore, in tutti i sensi, ai nostri figli. La cultura dell'infanzia è un indicatore significativo di come un adulto affronta il problema della propria esistenza e la nostra attuale cultura dell'infanzia è lo specchio della crisi e dell'immaturità della nostra generazione adulta. Bisogna dunque riprendere in mano tutta la progettazione etica ed educativa, ripartendo dalla coppia, dalla famiglia, dalla comunità, per arrivare ai fanciulli. Con molta umiltà, senza presunzioni, ma con la consapevolezza che prevenire è meglio che curare. Se l'albero crescerà sano, anche i suoi frutti lo saranno.

ASSOCIAZIONE S.O.S. INFANZIA O.N.L.U.S. VICENZA

Il Presidente Graziano Guerra

Inviata ai quotidiani 08/07/2004

 

Pubblicata il 9/7/2004 "Il Giornale di Vicenza"

10/07/2004 "Il Gazzettino"

11/07/2004 "Corriere Veneto"


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