Alessandra aveva quasi tre anni quando iniziò a manifestare segni di disagio, crisi di panico ed altri malesseri; scoprimmo con l'aiuto dell'assistente sociale che già da tempo subiva abusi sessuali da parte di un parente a cui era affidata mentre entrambi i genitori lavoravano. Tante cose sono cambiate da allora, ma non l'ignoranza di molti che ruotano attorno a lei e a tanti altri come lei. Iniziò a frequentare un asilo privato dove le maestre non si accorsero di niente, restarono stupite di fronte al racconto dei genitori e solo dopo questo confermarono che la piccolina era strana,non giocava con i compagni, si isolava, non si divertiva e faceva disegni che successivamente vennero riconosciuti come fallici. Vista l'incompetenza della struttura i genitori la trasferirono da un' altra parte, dove iniziò una stupenda collaborazione tra famiglia, psicologa ed insegnanti che nei tre anni successivi portarono Alessandra a vivere quasi serenamente come tutti i bambini della sua età, nonostante i momenti di grande sconforto e difficoltà che inevitabilmente ne derivavano. La prima settimana alle scuole elementari Alessandra ha forti crisi di panico, anche in classe e le tre insegnanti che la seguono hanno non poche difficoltà per trattenerla a scuola; i genitori pertanto decidono di parlare apertamente, spiegando come comportarsi con la piccola e come contattare la psicologa che la segue. L'anno passa fra alti e bassi, fra comunicazioni verbali e scritte con le insegnanti che però decidono di non contattare mai la psicoterapeuta, non ritenendolo necessario, pur notando che la bambina non si relaziona con i compagni, specialmente i maschietti, vedendo il malessere fisico che prova…perché Alessandra a scuola va bene. Arriva la seconda elementare, la situazione si fa sempre più difficile. Alessandra è spesso a casa, le sedute dalla psicologa passano da mensili a settimanali. Non vuole più andare a scuola, perché non si sente capita, bensì umiliata, specialmente da un'insegnante in particolare. Una mattina in classe a seguito di una forte crisi di panico Alessandra va in bagno a vomitare per ben due volte e quando torna a casa è comprensibilmente sconvolta, ma nessun insegnante della scuola ha ritenuto doveroso chiamare. Anzi, convocate, le insegnanti negano tutto, perfino il malessere della bambina. I genitori pertanto ne parlano con la psicologa, la quale conferma il grave stato di sofferenza della piccola che adesso non si nutre, rasentando l'anoressia, è sempre nervosa, aggressiva, non dorme di notte e soffre di terribili mal di testa. Scartata la possibilità di un altro trasferimento, situazione a cui la bambina avrebbe non potuto reggere, la psicologa chiede un colloquio con le insegnanti. Ne scaturisce l'incapacità delle insegnanti nel riconoscere la sofferenza della bambina, che a loro dire non disturba mai, è intelligente e non ha mai creato problemi, per cui non ha nulla che non vada. La situazione peggiora dal momento che una delle insegnanti la prende di mira, umiliandola anche davanti ai compagni. Viene così deciso di cambiare di nuovo scuola. Durante l'estate Alessandra viene ricoverata in ospedale per accertamenti: la diagnosi conferma che il malessere è dovuto allo stress subito. Alessandra è una bambina fragile, forte solo all'apparenza, molto grande per la sua età. Ha un rapporto anomalo con il cibo, tipico di chi subisce abusi e maltrattamenti. Alessandra oggi ha otto anni, frequenta la terza elementare ed è seguita da una psicologa del centro minori della sua provincia. Per quanto riguarda noi genitori, siamo contenti dei suoi progressi, ma siamo altresì delusi per essere stati costretti a dover rinunciare ad una scuola vicina, solo perché ci sono ancora insegnanti che si rifiutano di vedere i disagi psichici di un bambino. Sicuramente gli handicap fisici e mentali sono più evidenti, e sono più facilmente risolvibili con l'accostamento di un insegnante di sostegno che si prende in carico il bambino e il suo problema, ma il dolore che a volte si cela dietro gli occhi di un piccolo innocente ha effetti altrettanto devastanti, anche se meno evidenti. A noi pertanto resta solo il disagio di dover nuovamente cambiare scuola e paese, e l'amarezza di non aver visto, ancora una volta, riconosciuto il malessere di nostra figlia 

I genitori di Alessandra.