Corriere Romagna 22/12/2004

RIMINI 


Bambine da marciapiede 

RIMINI - Reclutate in patria tra le ragazzine vittime di abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia. E’ l’ultima frontiera della prostituzione da strada che resiste a Rimini, impermeabile ai proclami e agli slogan così come ai controlli delle forze dell’ordine. Due sedicenni originarie della Romania, sorprese a vendere il proprio corpo lungo l’Adriatica non lontane dall’Italia in miniatura, hanno raccontato agli agenti della Squadra mobile il loro calvario e indicato i nomi degli sfruttatori.Una settimana d’indagine ha portato all’individuazione e all’arresto dei tre presunti aguzzini - cittadini albanesi, tra cui due fratelli, di età compresa tra i 19 e i 29 anni - che gestivano da un mese, data del loro arrivo in Italia, le due minorenni.Le manette sono scattate tra domenica e lunedì nel residence dove i balcanici alloggiavano, non lontano da quello di Viserbella dove vivevano invece le ragazze.Il controllo, secondo il racconto delle prostitute, era ferreo. Dei guadagni ( 40 euro a rapporto da consumarsi in macchina per almeno 7-8 prestazioni a sera) a loro rimanevano solo gli spiccioli. Prima di appartarsi con un cliente le ragazze inviavano un messaggino al protettore che in questo modo poteva già fare due conti, in tempo reale, sull’andamento degli introiti per poi andare a battere cassa più tardi. Se i conti non tornavano, giù botte. Sul corpo delle ragazzine, affidate ora a una struttura protetta, c’erano lividi e cicatrici . Segni recenti, ma anche più “antichi”. Entrambe, infatti, hanno alle spalle storie di violenze in famiglia: i poliziotti non ritengono casuale la circostanza e stanno facendo accertamenti. E’ probabile, come già accaduto altre volte, che i protettori albanesi abbiano complici in Romania: a organizzare il viaggio in Italia delle sedicenni, in pullman attraverso l’Austria dopo averle reclutate pescando in ambienti di povertà e degrado, sono stati dei loro connazionali. Le giovanissime prostitute sapevano quello che venivano a fare in Italia, ma non si aspettavano che la “vita” fosse tanto dura.I due fratelli, difesi dagli avvocati Bianca Festa e Monica Castiglioni, hanno negato ogni addebito. Il maggiore, di 23 anni, è in regola e lavora come muratore. L’altro, difeso dall’avvocato Alessandro Buzzoni, s’è avvalso della facoltà di non rispondere. I legali chiederanno che le minori vengano sentite al più presto nelle forme dell’incidente probatorio. Per ora gli albanesi restano in carcere.Il giudice Lorena Mussoni, non ha invece convalidato il fermo, da parte dei carabinieri, del 27enne ungherese accusato di aver rapinato sabato sera una prostituta leccese in viale Principe Amedeo. L’uomo, difeso dall’avvocato Pasquale Delli Paoli, ha ammesso di essere intervenuto a dirimere una lite in strada tra la pugliese e la propria moglie, ma ha negato di aver avuto con sè un coltello, nè di essersi impossessato della borsa con i soldi della “rivale”. In assenza di riscontri l’uomo è stato immediatamente rimesso in libertà.