Partirà a breve un
monitoraggio nelle scuole vicentine per cercare di stimare la
reale diffusione del fenomeno degli abusi sui minori di casa
nostra. Un progetto unico nel suo genere che è stato pensato e
che verrà realizzato da "Sos Infanzia".
A chiarire lo scopo dell'iniziativa è il presidente
dell'associazione Graziano Guerra: «Lo scorso anno le denunce
per abusi su minori sono state 23 ed i dati ufficiali su
questa piaga si attestano su cifre relativamente basse. Cifre
che stridono con la realtà dei fatti. Purtroppo quello delle
violenze è un fenomeno ancora sommerso e molto più largamente
diffuso di quello che si può pensare, per questo noi, primi in
Veneto e secondi in Italia, vogliamo portare avanti un
monitoraggio di questo tipo». Perché i casi di piccole vite
violate troppo spesso non arrivano alle autorità competenti ma
vengono nascosti e taciuti. «Un tempo questo era un argomento
tabù mentre oggi assistiamo sempre di più ad uno screditamento
della vittima: si preferisce pensare che menta piuttosto che
affrontare la situazione - prosegue Guerra - A Milano nel 2002
è stata fatta un'indagine paritetica rispetto a quella che
stiamo organizzando noi ed è emerso che il 15\% dei ragazzi
intervistati da piccolo aveva subìto violenza».
A Vicenza lo studio coinvolgerà 1500 studenti maggiorenni
provenienti da tutti gli istituti superiori cittadini e
terminerà nel mese di giugno. «Abbiamo contattato le scuole e
mi fa piacere constatare che si sono dimostrate sensibili sul
tema. - continua Graziano Guerra - Una volta individuati i
giovani, questi verranno preventivamente informati sulla
definizione corretta di violenza. In un secondo momento gli
verrà sottoposto un questionario di due pagine da compilare:
risponderanno a venti domande con l'obbiettivo di far venire a
galla eventuali abusi da loro subiti nell'infanzia. Saranno
seguiti costantemente da psicologi perché potrebbe succedere a
qualcuno di loro di essere emotivamente coinvolto». I dati,
che avranno valenza statistica, verranno elaborati e saranno
disponibili per il prossimo settembre. «A questo punto
potremmo veramente capire quanto è esteso il problema e
cercare con le istituzioni di agire insieme per portare avanti
altre iniziative». E il luogo prescelto per fotografare la
situazione non è casuale. «I ragazzi faranno il test a scuola
perché è un posto con cui hanno familiarità e in cui si
sentono protetti - chiarisce il presidente - La scuola ha un
ruolo fondamentale perché tutti ci passano e perché è proprio
tra i banchi che possono manifestarsi segnali di disagio che è
importante cogliere per poter intervenire in tempo».
Roberta Labruna