Per qualcuno è un altro Natale che si vorrebbe dimenticare. Conosciamo persone che se potessero si addormenterebbero la vigilia per risvegliarsi dopo l'Epifania. Non per tutti queste feste sono sinonimo di pace e di famiglia unita. Dove l'erode di turno è passato ha lasciato tristezza, ha segnato per sempre piccole vittime innocenti. Queste vittime, mano a mano che crescono, non sopportano l'idea che ci siano ancora adulti ipocriti che di giorno si stracciano le vesti, si indignano magari per la pedofilia dilagante e di notte compiono efferati crimini all'infanzia. Bambini abusati, violentati, uccisi, bambine sfruttate o vendute come pezzi di ricambio. La famiglia non è sempre così patinata come la descrivono i massmedia soprattutto ora che è Natale. Capita che ci siano famiglie in cui il padre è un criminale perché di questo si tratta quando si violenta il proprio figlio o la propria figlia. Certo, non è bello a Natale parlare di questo ma quel Bambino che nasce è venuto per questi, per gli ultimi, per i più bisognosi, per i sofferenti. Ecco allora che noi anche a Natale, come tutti i giorni dell'anno, vogliamo ricordarci di questi bambini, dimenticati da molti a volte dalle stesse famiglie, a volte anche a Natale. Vogliamo vedere quel bambino, rifiutato da tutti, in ogni bambino che ha subito violenza ed in tutti quei bambini che oggi, diventati adulti, ancora si portano dentro il peso di quel bambino mai cresciuto che è il pedofilo. Sono intorno a noi ma non li vediamo, ci chiedono aiuto ma non li ascoltiamo. A partire dalle famiglie, alcune delle quali nascondono vigliaccamente le loro nefandezze costringendo le piccole vittime al silenzio, per arrivare alle responsabilità di chi si dovrebbe pre-occupare dei bambini, la scuola, i servizi socio-assistenziali. I dati in nostro possesso confermano quanto già evidenziato da più parti: anche i servizi sociali sono inefficienti. Ma non lo diciamo solo noi o altri più qualificati operatori del sociale e della chiesa, lo dicono i dati: del migliaio dei giovani da noi intervistati un 30% ha subito violenze di vario genere e solo pochissime unità si sono rivolte ai servizi preposti. Le associazioni che vivono in contatto con il disagio lo sanno benissimo, anche la nostra Vicenza, una volta considerata la sacrestia d'Italia, risulta essere territorio di violenze all'infanzia, dell'abuso, del maltrattamento, della tratta delle prostitute minorenni. Ma forse il problema non è la prostituzione, il mestiere più antico del mondo, ma chi lo alimenta. Se c'è sempre più "offerta" significa che i nostri vicentini adulti, almeno una parte di loro, sovvenzionano questo tipo di mercificazione di esseri umani. Conviene allora riflettere se sia più colpevole la minorenne che ingenuamente ed inconsapevolmente cade in questa trappola infernale o l'adulto che deliberatamente alimenta questo mercato del sesso, dai trafficanti ai clienti. E probabilmente il problema della violenza all'infanzia non è nemmeno il pedofilo, un essere umano criminale che quasi sempre viene identificato. La vera questione da affrontare è l'attenzione ai bisogni del bambino che tutta la comunità adulta non può più permettersi di procrastinare. L'aspetto ambivalente che la collettività adulta riserva all'infanzia dimostra tutta la sua fragilità nel fallimento di tutte le iniziative politiche che si dicono proiettate a tutela dell'infanzia. Da un lato infatti i bambini sono al centro di espressioni entusiastiche e festose da parte della comunità ; l'infanzia è sempre più oggetto di dichiarazioni di principio, di normative giuridiche, di finalità istituzionali, di intenzioni etiche apparentemente molto rispettose e sensibili ( si pensi ai famosi co.co.ba.!). Sulla tutela dell'infanzia è facile ottenere un immediato consenso generale, sul piano dei principi e delle formali dichiarazioni di protezione. Dall'altro lato, nella vita reale, l'infanzia rimane un soggetto sociale debole, poco garantito e non è riconosciuto ad essa nemmeno la vastità numerica del fenomeno sommerso degli abusi. La violenza sui bambini sembra continuare senza che si pongano in atto valide iniziative di contrasto. Ci auguriamo che questo Natale faccia nascere in ognuno di noi quel bambino che ci portiamo dentro e che, vedendo con gli occhi ed il cuore di un bambino, sinceramente ed onestamente operiamo a favore di una cultura che sia non solo a parole ma nei fatti a favore dell'infanzia, tutti giorni. Ognuno di noi può fare qualcosa, in famiglia, a scuola, per strada, in parrocchia, in politica, nel volontariato. Farsi parte, condividere, ascoltare, comunicare con un bambino, comprendere ed agire, questo è sostenere l'infanzia. Altrimenti Natale non arriva a cambiarci il cuore ma solo il portafogli. E se così fosse, sarà per una volta ancora un Natale da dimenticare. Quel Bambino che nasce a Natale cambia il mondo per sempre: cambiamo anche noi, per sempre.

S.o.s. Infanzia Onlus Vicenza - Il presidente Graziano Guerra

24/12/2005

Pubblicata il 27/12/2005 nel Gazzettino

                 27/12/2005 nel Corriere del Veneto

Una testimonianza ricevuta in merito a questa lettera pubblicata