Le paure dei bambini: non lasciamoli soli.

Nicola aveva 7 anni era molto affezionato alla nonna che un giorno muore di malattia. La mamma gli dice che la nonna è volata in cielo, non tornerà più, ma là in cielo starà molto bene. Nicola mi raccontava che lui era molto triste, era molto affezionato alla sua nonna, e così quel giorno si chiuse in camera e pianse senza riuscire a comprendere quello che era successo. Non capiva perché la nonna non ci fosse più e perché nessuno piangeva quando invece a lui il cuore gli si spezzava, non capiva come mai agli altri, ai grandi, non veniva voglia di piangere e si chiedeva come mai nessuno parlava più da quel giorno della nonna, tutti sembravano felici e facevano finta che non fosse successo niente. Si sentii trattato come uno stupido perché lui piangeva spesso per la nonna. Fino al giorno in cui si dovette arrangiare, "se l'è dovuta deve metter via". Elisabetta aveva 10 anni e un cagnolino, Fido, a cui era molto affezionata. Viveva in una ricca famiglia, di soldi non di valori. Una mattina mentre Elisabetta era a scuola un'auto investi Fido. Al ritorno da scuola Elisabetta trovò prima il fratello maggiore che le disse che Fido era morto. Fido era li per terra, immobile, non una goccia di sangue perché l'urto gli aveva spezzato la spina dorsale ma non gli aveva causato ferite. La mamma allora pensò ad uno stratagemma. Quando Elisabetta chiese alla mamma: "Mamma cosa è successo?" La mamma rispose: "Non è niente, è solo addormentato perché ha sofferto molto". "Ma… mio fratello dice che è morto". "Non è morto, è addormentato, non preoccuparti e fila dentro che è pronto il pranzo!" Il papà il giorno dopo decise in fretta di acquistare un altro cagnolino il più possibile simile al precedente. Elisabetta torna da scuola e immediatamente si accorge che quello non è il suo cagnolino. Scappa in camera e piange: capisce che il suo cagnolino è morto e che glielo hanno sostituito con un altro. Avverte che della morte del suo cagnolino non si può parlare, deve far finta che tutto ciò non sia accaduto. Nessuno ammetterà mai di avere sostituito il cagnolino, ma continueranno a mentire. Chiara, 9 anni, quando dice di vedere un fantasma dietro le tende o sotto il suo lettino lei lo vede veramente ed è assolutamente inutile dirgli che non esistono i fantasmi; a lei non interessano le mie spiegazioni di uomo adulto, le mie ridicole scuse per sdrammatizzare del tipo: "Ma dai che non esiste il fantasma, sei grande su non c'è niente non essere ridicola" (che forse verrebbero spontanee) a lei interessa solo che io in quel momento condivida la sua paura: "Ma hai proprio così tanta paura di questo fantasma, ma lo vedi proprio… ma dov'è… ma com'è questo fantasma… ma sei proprio tanto spaventata, sai anch'io quando ero piccolo avevo proprio tanta paura… adesso vieni qui vicino a me che ti faccio un po' di coccole ti racconto una storia e mi aiuti a capire cosa c'è che ti spaventa"… in questo modo la bambina sente di aver condiviso con un'altra mente la sua paura, sente proprio di averla divisa con qualcuno e si sente finalmente capita. Il genitore che mantiene le distanze dalla paura del suo bambino non è con lui, non sta attraversando insieme a lui l'esperienza di cui ha paura. Entrando in rapporto con il mio mondo emotivo infantile comunico al figlio di comprendere fino in fondo la sua paura, comunico di riconoscere come vero e reale il suo stato d'animo dandogli la sensazione di potersi fidare di me, di poter fare riferimento a me per tutto ciò di cui ha paura attenuando così il suo sentimento di solitudine. Ma se io non gli dimostrassi che può fidarsi di me, qualcun altro, magari con intenzioni diverse di un genitore, potrebbe trovare la chiave d'entrata per quel mondo di paure. Avere un po' di paura è del tutto normale ed è necessario, soprattutto per i bambini poiché li aiuta a rispondere in modo corretto ai vari pericoli che potrebbero incontrare nella vita di tutti i giorni. La paura è dunque un sentimento sano ed importante perché ci informa della presenza di un pericolo, ci insegna ad affrontare l'ignoto, ci prepara ad agire e a fuggire rapidamente in situazioni di allarme. Pensate alle fiabe, c'è sempre il mostro, la strega, il buono ed il cattivo. L'importante è dare sempre ai bambini questa sensazione, che il buono vince sempre, che c'è sempre qualcuno che lo può proteggere dal cattivo. Non che il male non esiste, ma che questo può essere dominato. Il sentimento della paura è naturale, salvaguardia la sopravvivenza umana e contribuisce allo sviluppo umano, infatti, ogni volta che un bambino o noi stessi riusciamo a superare una nostra paura andiamo verso qualcosa di nuovo e di sconosciuto maturando sempre più. Anche i bambini che ho citato, forse hanno imparato molto presto a reprimere le loro paure, imparando a soffocarle, a viverle in silenzio probabilmente per fare star bene mamma e papà, per compiacere i genitori, per fargli piacere o per non inquietarli oltre misura. Ma in queste paure, in questo prezioso vaso di cristallo che è il bambino, possono insidiarsi subdole presenze che, con perfide astuzie a volte distruggono un'infanzia e anche il naturale evolversi della vita adulta. Inoltre far capire al bambino fin da piccolissimo che il genitore è colui al quale posso sempre rivolgermi, che non mi schernisce, che si fa piccolo come me e che si fa parte del mio problema mi aiuterà a "condividere" i miei problemi di bambino e mi abituerà a rivolgermi sempre a lui quando sono in pericolo. In questo modo io genitore entro in empatia con mio figlio e via via che cresce le sue paure, grandi o piccole che siano, le riterrò sempre importanti perché lo sono per lui. Ecco allora la sintonizzazione perfetta del dialogo: il minore trasmette sulla stessa frequenza con la quale io genitore mi sono sintonizzato in ascolto. Succederà, e succede sempre, che mano a mano che cresce, la sua fiducia lo porterà a condividere con il genitore la paura dei mostri quando è in tenera età, la delusione di un brutto voto o di una bocciatura quando è più grandicello e da adolescente altre ansie, disagi e sconfitte che non lo troveranno mai solo perché gli avrò insegnato che il valore più grande è la vita, la persona, e la condivisione della sofferenza, qualunque cosa possa accadere. Non lasciamo soli i nostri figli, non abbandoniamoli alle loro paure ed impariamo ad investire su di loro e per loro del tempo dedicato all'ascolto e raccoglieremo un capitale inestimabile, la loro fiducia ed il dialogo, strumenti unici ed insostituibili per proteggerli, sostenerli ed aiutarli a diventare un capitale di valori umani. Se si sentiranno traditi, se ci vedranno lontani o assenti, troveranno lupi travestiti da agnelli che non hanno scrupoli o altri rifugi e soluzioni che purtroppo a volte portano a pericolose evasioni chimiche o a destini infausti.

Associazione Sos Infanzia Onlus Vicenza

Il presidente Graziano Guerra

Pubblicata nel Gazzettino il 20/11/2005