l'uomo di oggi è stupido foglio di stile

L'Arena di Verona

L’uomo di oggi malato di stupidità


Vittorino Andreoli: «Ha perso gli strumenti di bordo e non sa più dove sta andando»
Nel nuovo saggio «Dietro lo specchio» lo psichiatra affronta la condizione dell’umanità odierna, afflitta da vuoto morale, confusione tra politica e potere, insicurezza. «Per salvarsi, bisogna smettere di correre e cominciare a riflettere»
 
 
 S'intitola Dietro lo specchio - Realtà e sogni dell'uomo di oggi il nuovo saggio dello psichiatra Vittorino Andreoli (Rizzoli-Bur, 188 pagine, 8,50 euro), accorata e spietata indagine sulla condizione dell'uomo odierno, un essere che ha smarrito l'orientamento e non sa dove stia andando, vittima della stessa civiltà di cui è un protagonista, e che perciò ha perso anche la capacità di sognare. "Se l'uomo è sfiduciato - scrive Andreoli, - non desidera e il reale non muta, si deteriora soltanto. (...) Occorre immaginare un mondo nuovo per trasformare la realtà."
Un capitolo del suo libro è dedicato alla stupidità imperante in questa società, dove "gli intelligenti vivono male e "sono pochi e insignificanti", una società che "per il resto è una 'città ideale', persino democratica, dove tutti sono egualmente idioti, ma nessuno se ne accorge", dove "la misura di tutte le cose è il denaro, questo amuleto delle civiltà evolute", e anche gli strumenti tecnologici, come la televisione, vengono contagiati dalla stupidità : "Una società di idioti non può che avere una televisione idiota che li rassicuri, che permetta di identificarsi continuamente, di percepirsi come grandi."
Al professor Andreoli, uno dei più eminenti psichiatri italiani e autore di numerosi saggi di grande successo, chiedo se sia davvero la stupidità il male più grave dell'uomo contemporaneo.
"Oggi l'uomo sembra avere perso gli strumenti di bordo e non sapere più dove stia andando - mi dice. - Se dovessi diagnosticare quale sia la malattia di questa società, direi che sì, è la stupidità, una malattia vecchia ma oggi fortemente aggravata. E' incredibile come oggi il successo si accompagni alla stupidità, premi spesso chi ignora, chi non sa. E' come se la conoscenza, il pensiero, la riflessione fossero diventati delle perdite di tempo, e la cosa fondamentale sia agire, come se il fare avesse un significato positivo indipendentemente da quello che si combina. L'uomo di oggi si agita ma non riesce più a dominare, né sa perché corra tanto, né verso dove."
- Tutto ciò non genera insicurezza ?
"Certo. La stupidità e l'ignoranza sono le prime caratteristiche che balzano agli occhi, ma poi bisogna domandarsi cosa ci sia sotto ; e sotto c'è l'insicurezza, fortemente aumentata in una società complessa che muta rapidamente, per cui si è costretti a continui sforzi di adeguamento accelerato. Ciascuno di noi ogni mattina esce con una borsa piena di maschere, e ogni tanto deve togliersene una e indossarne un'altra, perché abbiamo un comportamento sul lavoro, un altro in famiglia, un terzo con gli amici e così via. Viviamo in teatro dove dobbiamo cambiare continuamente parte, e la paura di sbagliare è grande, perché sbagliare vuol dire insuccesso, frustrazione."
- Eppure i progressi scientifici e tecnologici avevano diffuso l'illusione di un uomo forte e invincibile...
"Forte e invincibile ? L'insicurezza e la paura sono le caratteristiche dominanti di quest'epoca. Una recente ricerca ha dimostrato che l'uomo adulto italiano in questo momento ha paura di perdere la sua posizione sociale, perché avverte che il livello cui è arrivato, piccolo o grande che sia, è instabile. Ci troviamo di fronte a un uomo spaventato che continua a mostrare di fare qualcosa, ma in realtà non sa che cosa stia facendo."
- Sono alimentati dall'insicurezza anche molti crimini e soprattutto i numerosi infanticidi degli ultimi tempi ?
"In passato gli infanticidi commessi dalla madre erano provocati dalla follia, o da qualche grave carenza fisiologica della donna. Oggi invece si commettono infanticidi nell'ambito della normalità, motivati solo dal fatto che un figlio è un ostacolo alla vita quotidiana, al rapporto col marito o alla propria affermazione sociale. La cultura dei bisogni sociali finisce addirittura per sconvolgere gli istinti biologici. Una madre ha un assetto ormonale che la rende paziente, protettiva nei confronti del proprio figlio, eppure oggi ci sono dei bisogni culturali e sociali che finiscono per sconvolgere persino questo assetto. Non siamo più protetti nemmeno dagli istinti biologici."
- Tutto ciò non dipende anche dalla crisi della famiglia ?
"Più che di crisi della famiglia parlerei di trasformazione della famiglia, della casa, del nido, che per tutte le specie viventi è un luogo di sicurezza che ci difende dai pericoli, in una specie di ring. Si rincasa e subito si allentano i freni inibitori e si liberano tutta l'aggressività e la violenza che si sono tenute sotto controllo fuori del nido. Da qui l'enorme incremento dei delitti fra le pareti domestiche.
"Ma c'è anche un altro elemento da considerare : uccidere è diventato banale. L'assassinio assume quasi i connotati di un gesto eroico, perché fa passare dalla condizione di 'nessuno' a quella di celebrità. La cosa più sconcertante è che nei tanti casi di omicidio di cui mi sono occupato soprattutto nel mondo giovanile, molto di rado ho avvertito un vero pentimento. Non esiste più il senso di colpa, rimane solo quello di vergogna."
- Qual è la differenza tra senso di colpa e senso di vergogna ?
"Il senso di colpa lo si prova trovandoci di fronte a noi stessi, quando capiamo che avremmo dovuto comportarci diversamente. Il senso di vergogna, invece, si prova solo se qualcuno ci scopre. La nostra è la società della vergogna e non della colpa."
- Lei scrive che la città è il vero manicomio della società attuale.
"Quando si formano code di cento chilometri sull'autostrada e un uomo per andare a divertirsi deve rimanere otto, dieci ore dentro una scatoletta con davanti e dietro altre scatolette, intrappolato in una marea di scatolette, non è follia questa ? Oggi è quasi normale uccidere un bambino perché dà fastidio, ma se si supera qualcuno in macchina senza averne il diritto, piovono offese per più generazioni. La città è diventata un manicomio sperimentale."
- Lei sostiene anche che oggi la politica ha perso la sua carica di ideali e di altruismo.
"La politica vuol dire voler fare qualcosa per l'altro, essere eletti per occuparsi di una comunità. Invece prevale l'io del singolo o la logica del clan e il potere è diventato 'fare ciò che voglio perché posso'. Non c'è più spazio per la politica, che è diventata luogo del potere."
- Quest'uomo insicuro ma anche spregiudicato ha rimosso il tema della morte, come se si illudesse di poterle sfuggire.
"Si dice che la prima civiltà sia nata col primo funerale, ossia con l'interpretazione della morte. La morte è il grande limite che ogni uomo e ogni società sperimenta. Ma oggi viene negata, non c'è più la percezione della morte coniugata con l'esistenza, non si medita più su di essa. La morte è stata trasformata in spettacolo dal cinema e dalla televisione, e così gli adolescenti pensano che rischiare la morte sia compiere un gesto eroico."
- Cosa dovrebbe fare l'uomo per salvarsi, professore ?
"Smettere di correre e cominciare a riflettere."
Massimo Giovannoni