Disagio giovanile foglio di stile

La Piazza
Treviso

Un ragazzo su tre presenta sintomi di disagio
 
La Caritas tarvisina ha redatto il secondo report sulla situazione giovanile della Marca trevigiana, ma sono molti i progetti in essere che mirano a recuperare queste persone
 
  
La Caritas tarvisina ha redatto il secondo report sulla situazione dei ragazzi e delle loro famiglie che aggiorna il quaderno “Minori alla porta”, uno studio iniziato un anno e mezzo fa per focalizzare il problema della situazione giovanile nella Marca trevigiana, sollecitare le istituzioni e inventare soluzioni di collaborazione per avviare percorsi che possano far pensare ai modelli di famiglia di oggi. Il report fotografa le situazioni, forse già da molti avvertite, in funzione dell’indicazione di strade possibili per una loro positiva evoluzione. Un progetto che guarda principalmente alla realtà locale ma anche agli sviluppi nazionali riflessi e che si interessa di fasce di minori un po’ particolari, come figli di detenuti, donne sole con figli minori, o ancora minori nomadi o senza famiglia, costretti a prostituirsi e a dormire dove capita. Il risultato dello studio, presentato a casa Toniolo, è un evidente campanello d’allarme: un giovane su tre presenta sintomi di disagio, ovvero di un malessere che rischia di esplodere. Infatti, i dati presentati dall’osservatorio trevigiano analizzano il contesto dei minori e danno risposte non confortevoli: aumenta il numero dei ragazzi che non frequentano la scuola, che dormono per strada, giovani soli, senza genitori. Un’altro capitolo è quello invece dei ragazzi che la mattina vanno a scuola e nel pomeriggio finiscono ubriachi per poi tornare a casa la sera come se niente fosse. Di contro, il disagio si manifesta in famiglie isolate e incapaci di leggere il malessere dei ragazzi. “La situazione è preoccupante- ha detto don Bruno Caverzan, direttore della Caritas tarvisina- per questo ci stiamo dando da fare e il nostro progetto sta crescendo”. “Nel 2004, sono 226 i giovani accolti in vari istituti presenti nel nostro territorio diocesano, questo costituisce un problema in vista del 31 dicembre 2006, quando in base alla legge 149, tali istituti dovranno essere tutti chiusi, per lasciare spazio a strutture più agili, le case-famiglia, oppure lasciando campo a misure alternative come l’affido, una risposta solidale da sostenere, sia esso prolungato nel tempo o anche intermittente, pomeridiano- ha detto invece Enrico Vendrame, collaboratore del progetto- ma l’attuazione della legge fatica a concretizzarsi, le istituzioni non sono attente a quanto accade intorno al pianeta minori”.
In generale, le iniziative stanno comunque ottenendo qualche interessante riscontro. Il progetto di adozioni “a vicinanza” per esempio, una delle soluzioni proposte dalla Caritas per sostenere i minori di figli carcerati conta oltre un centinaio, tra singoli, associazioni e scuole che hanno risposto positivamente all’iniziativa; una quindicina invece sono le famiglie che hanno accettato di accogliere temporaneamente bambini in difficoltà e molti sono i gruppi di giovani volontari che fanno doposcuola nei campi nomadi.

di Chiara Maramieri