Cattolici e pedofilia foglio di stile

Il Gazzettino 24/01/2005

CRISI RELIGIOSA 
In 25 anni la Chiesa austriaca ha perso mezzo milione di fedeli 



La cattolicissima Austria è sempre meno "cattolicissima". Lo scandalo nel seminario di Sankt Pölten, dove l'estate scorsa sono venuti alla luce party tra seminaristi a sfondo omosessuale e dove sono state scoperte immagini pedofile archiviate nei computer dei futuri sacerdoti, ha assestato un durissimo colpo all'immagine di un'istituzione, già provata dal caso del cardinale Hans Hermann Groer, primate della Chiesa austriaca, accusato dieci anni fa di abusi sessuali compiuti nei confronti di una ventina di collegiali e costretto poi alle dimissioni.
La nuova vicenda a luci rosse ha impresso una forte spinta alla defezione dei fedeli. In agosto, riferendo in questa pagina di ciò che era accaduto nel seminario di Sankt Pölten, avevamo riportato le previsioni che venivano fatte allora: a fine anno - si diceva - 40.000 persone avrebbero lasciato la Chiesa. Un numero enorme, senza precedenti nella storia austriaca. A fine anno quel pronostico si è rivelato errato per difetto: secondo i dati statistici resi pubblici nella scorsa settimana, il cattolici che se ne sono andati sono risultati addirittura 49.956. Ma siccome alla conta mancano ancora i dati completi relativi alla diocesi di Vienna (la più grande del Paese, con 1.360.433 membri: comprende il vicariato di Vienna e la parte orientale della Bassa Austria), è pacifico che sarà superata quota 50.000.
Questo raffronto è possibile con tanta precisione perché i dati risultano da documenti ufficiali certi. In Austria, infatti, la Chiesa cattolica riceve dallo Stato un contributo rapportato al numero dei cittadini che ne fanno parte. I cattolici, quindi, sono registrati (o chiedono di essere registrati) come tali dallo Stato e in conseguenza di questa registrazione viene trattenuto sul loro reddito un importo dell'1,1 per cento (mediamente 75 euro a persona) che va alla Chiesa. Quando diciamo quindi che nel 2004 oltre 50 mila austriaci hanno abbandonato la Chiesa cattolica, significa che tanti sono quelli che hanno dichiarato formalmente allo Stato di non volerne più fare parte.
Il fenomeno dell'allontanamento dall'istituzione, naturalmente, non giunge all'improvviso, ma è ormai una costante da lungo tempo, non solo in Austria. E non riguarda soltanto la religione cattolica. L'accelerazione subita nel 2004, tuttavia, non ha precedenti e, per ammissione degli stessi portavoce delle diocesi austriache, è sicuramente collegabile alla vicenda del seminario di Sankt Pölten.
Lo si evince anche dal fatto che il fenomeno è stato più evidente proprio nella diocesi della Bassa Austria, dove ha sede quel seminario: qui l'esodo è stato del 45\% superiore a quello dell'anno precedente. Anche in tutti gli altri Länder l'esodo è stato superiore a quello del 2003, ma in percentuali inferiori: in Carinzia, per esempio, è stato del 39\%, nel Salisburghese del 38,8, in Stiria del 38,3, in Tirolo del 18,3.
Soltanto 25 anni fa l'emorragia dalla Chiesa austriaca era stata meno della metà: 26.386 cancellazioni. Una crescita drammatica si era registrata nel 1986, alla nomina di Hans Hermann Groer ad arcivescovo di Vienna. Una scelta imposta dal papa per "raddrizzare" la Chiesa austriaca, dopo l'era delle aperture introdotte dal suo predecessore, il cardinale Franz König, uno degli artefici del Concilio Vaticano II morto l'anno scorso, giudicato troppo "di sinistra"; una scelta però non compresa, e non accettata, da una buona parte dei fedeli austriaci. Erano stati oltre 33 mila i cattolici che quell'anno avevano voltato le spalle alla Chiesa di Groer (benché di lui allora non si conoscessero ancora i precedenti abusi sessuali) e quasi 35 mila l'anno dopo.
Il successivo "colpo" si registra nel 1995, quando vengono alla luce i precedenti del cardinale che guida la Chiesa austriaca: sono 44.856 ad andarsene. La "botta" seguente si registra nel 1998 ed è originata da un rapporto alla Santa Sede sulla situazione della Chiesa austriaca, che accende un'animata e animosa discussione in seno all'episcopato austriaco. Memorabile la battuta del vescovo Krenn nei confronti del cardinale Christoph Schönborn (succeduto a Groer dopo lo scandalo): «Mi basta che i bugiardi tengano il becco chiuso». Che il pastore di una diocesi dia del bugiardo al capo dei pastori e suo superiore e lo esorti a tenere «il becco chiuso» non è un linguaggio che possa lasciare indifferente il popolo di Dio: e difatti quell'anno stesso 38.395 pecorelle lasceranno il gregge e altre 43.629 lo faranno l'anno dopo.
In un quarto di secolo oltre 500 mila cattolici hanno deciso di farsi da parte e sorprende che, ciononostante, il numero dei cittadini austriaci registrati come appartenenti alla fede cattolica siano ancora oltre 5 milioni 800 mila (su una popolazione di 8 milioni di abitanti), accettando di versare alla Chiesa, tramite lo Stato, circa 350 milioni di euro all'anno.
Che succederà d'ora in avanti? Il teologo Paul Zulehner, intervistato alla tv austriaca, si è dichiarato convinto che con le ultime defezioni la Chiesa austriaca abbia pagato definitivamente lo scotto per la svolta impressale nel 1986. In futuro l'allarmante emorragia dovrebbe essere arginata. Zulehner non ha spiegato il perché di tanto ottimismo, ma per sapere se ha ragione o torto basterà attendere dodici mesi, quando saranno nuovamente scoperte le carte.

Marco Di Blas