abbandono dei figli foglio di stile

Giornale di Brescia 16/10/2005

Famiglie e adozioni: la dott. Cinzia Grasso, presidente di Agorà, parla delle dinamiche psicologiche e ambientali in campo «Se ognuno di noi tende a colmare il vuoto di un abbandono»

Tonino Zana

Tutta la collina dei Campiani vorrebbe adottare Marco, il neonato deposto ai piedi di un fila di cassonetti, infagottato in canottiera, maglietta e asciugamani, nascosto, infine, in un sacchetto da supermercato. Davanti al bambino, l’umanità si inchina, apre la porta, sistema il lettino, compra un grande Lupo Alberto, come quello della signora Ornella Fontana. La signora che l’ha visto, l’ha toccato, ha chiamato aiuto, l’ha salvato. Ornella, madrina per sempre. Ancora tenerissima, la voglia di adozione in questo sabato prima della festa. Domani, nel lunedi leopardiano, quando tutto ricomincia e si archiviano le intenzioni per incominciarne altre, Marco, inesorabilmente, sarà già un poco più solo. Ragioniamo dell’abbandono, dell’adozione, di un mondo che si perde, si riprende, si disperde. Chiediamo, alla dott. Cinzia Grasso, psicologa, personaggio autorevole del mondo delle adozioni, presidente di Agorà, Associazione culturale concentrata sul superamento dell’indifferenza e sul recupero dei valori della persona, per primo la vita e ciò che serve per alimentarne il senso e la responsabilità, chiediamo a una donna impegnata fervidamente nel sociale, cosa significhi, umanamente e simbolicamente, questo bimbo ai piedi di un cassonetto. Lasciato lì, e nello stesso tempo protetto perchè resistesse ai minuti tra l’abbandono e il recupero. Abbandonato per contrappasso in un posto esteticamente intoccabile della nostra terra, in un’area di bellezza e di benessere, tra le più distanti e invece la più vicina per ricevere un abbandono, per incaricarsi di un rivenimento, di una ripresa della vita. «La risposta, il boom di accoglienza - spiega la dott. Cinzia Grasso - alla notizia dell’abbandono e del ritrovamento del neonato, corrisponde al desiderio di protezione che ognuno ha verso la propria parte abbandonata, al bisogno di essere accolto. Ognuno va verso l’altro, è il valore cristiano della natura. Il bimbo, il nostro Marco ritrovato alla Fantasina, non sarà affidato nel Bresciano, nella terra dove è stato abbandonato. È una questione che si riferisce all’aspetto dell’intimità, alla difesa del bambino, dei genitori adottivi, della madre». Giriamo alla dott. Grasso, la riflessione sentimentale e acuta, ascoltata in queste ore: è sempre bello vedere tante famiglie disponibili ad aprirsi per un’adozione, ma non sarebbe ancora più bello trovare qualcuno che adotti il bimbo e la madre? «È fondamentale - risponde la dott. Cinzia Grasso - che ci sia una sorta di inviolabilità nei confronti della madre, considerando che l’abbandono è avvenuto in una condizione di costrizione. La madre l’ha cresciuto nel suo grembo, l’ha messo al mondo, l’ha vestito nel modo in cui l’ha vestito e poi dev’essere stata obbligata ad abbandonarlo. Lei avrà sempre un buco dentro di sè. Ed è lo stesso vuoto che dovrà essere colmato per tutti i soggetti dell’abbandono e dell’adozione». La dott. Cinzia Grasso ricorda che nel distretto del Tribunale dei Minori di Brescia (comprende anche Cremona, Crema, Bergamo e Mantova) ci sono tra le 800 e le mille domande di genitori per l’adozione rispetto a 20 bambini in stato di adottabilità. Quindi si può scegliere il meglio per il bambino. «Il bambino deve sapere che ha avuto una "mamma di pancia" e "una mamma di cuore" e che il percorso invisibile del colloquio dell’una verso l’altra, il rispetto pure da lontano, è reciprocamente intangibile». Conta non condannare la madre che ha procreato, conta rendere inviolabile l’unità dell’amore. La dott. Grasso ricorda le parole di madre Teresa, la quale si dedicò allo stremo anche su tali bisogni: «Madre Teresa spiegava che non è la povertà a spingere una madre ad abbandonare suo figlio. E’ la violenza, la solitudine, la debolezza della mente. Da questi convincimenti incomincia il cammino dell’adozione».