baby cubiste foglio di stile

 

Affari Italiani

Non scandalizziamoci per le baby cubiste: sono figlie di adulti esibizionisti


Mercoledí 23.11.2005 16:46
 

Di Giuseppe Morello


La Commissione Infanzia corre ai ripari. Regole più severe per chi piazza minorenni su un cubo in discoteca, pene e multe per chi usa ragazzine quattordicenni per riprodurre nelle ore pomeridiane riservate agli adolescenti le atmosfere usuali negli orari in cui in discoteca ci vanno gli adulti.
Va bene. Doveroso. Sacrosanto. Siamo tutti indignati. Ma almeno non facciamo finta di essere sorpresi o sbigottiti nello scoprire che i nostri adolescenti già in età puberale non vedono l’ora di fare “quello che fanno i grandi”. Perché se è vero che ci sono gestori di discoteche che ne approfittano, è anche vero che dovremmo smettere di pensare ai nostri adolescenti come a dei pinocchietti rincitrulliti. È certamente meritorio l’instancabile lavoro delle associazioni a tutela dei minori, ma talvolta si ha l’impressione che tutelino un’adolescenza e un’infanzia che non esistono più: quella di bambini un po’ tonti e facili da imbrogliare, come nelle passate generazioni quando la mitica “caramella dagli estranei” era l’anticamera di terribili perdizioni.
E invece in molti casi i protagonisti che ci si premura di ‘mettere in salvo’ sono sveglissimi ragazzetti che avrebbero già la cattiveria, il cinismo e l’arrivismo per lavorare in televisione, come la bambina della barzelletta che, al pedofilo fermo a vecchi metodi di adescamento che le offre una caramella in cambio di un bacio, risponde: “E se ti faccio un pompino me lo dai tutto il pacchetto?”.
Se si mette da parte l’immancabile indignazione e si leggono le cronache sull’inchiesta romana di qualche tempo fa sulle baby cubiste si capisce come le quattordicenni che, ancheggiando sensualmente, si esibiscono i sabati pomeriggio in discoteca, sono tutt’altro che sprovvedute ragazzine finite nella pània di loschi discotecari 55enni e col codino. Sono invece quasi sempre la copia mostruosa delle divette del piccolo schermo, di cui non si limitano a ripetere le mossette, ma anche gli improbabili sillogismi sul mondo, la carriera e la propria autorealizzazione “come donna e come professionista”.