diritto del Bambino non dei genitori foglio di stile

Il Messaggero 29/11/2005

 

«Il bimbo ha diritto ai genitori, non il contrario» 
 
 Serafini, responsabile Ds per l’infanzia: «Con la politica delle procedure facili, si favorisce l’illegalità» 
 
 di MARIDA LOMBARDO PIJOLA

ROMA - Basterebbe sostituire la parola desiderio con quella diritto , ed invertire soggetto e complemento, e dire diritto di un bimbo ad avere due genitori piuttosto che desiderio di due genitori di avere un bimbo , ed ecco che le adozioni non sarebbero più avvelenate, «e stroncheremmo ogni mercato come quello raccontato dal ”Messaggero”, e non aggiremmo la convenzione dell’Aja sui diritti dei bambini, e non costringeremmo alcuni Paesi a chiudere con noi, e non ci renderemmo complici di altri che vogliono continuare con l’illegalità», giura Anna Serafini, responsabile per l’infanzia dei Democratici di Sinistra. Complici diretti od indiretti, come chi, secondo lei, ai massimi livelli di responsabilità, «favorisce le adozioni facili, la risposta immediata alle coppie, anche a scapito delle convenzioni, della legalità, del rispetto dei bambini e dei loro Paesi». Perciò i diesse, in un’interrogazione, chiedono al governo spiegazioni, verifiche, provvedimenti: «Siamo preoccupati per quanto accade da tempo. E’ stato denunciato dalla vostra inchiesta, ma già trapelava da alcune notizie».
Quali notizie ?
«Difficoltà che vengono da due opposte anime di Paesi come l’Ucraina: una ancora portata a non rispettare i diritti dei bambini. Un’altra che, al contrario, rifiuta il mercato delle adozioni, vuole tenersi i suoi bambini, o almeno essere sicura che vadano in buone mani. Se assecondiamo la prima, provochiamo la chiusura delle adozioni e ci rendiamo oggettivamente complici di fatti illegali».
Chi l’asseconda ?
«Chi non contrasta il principio che gli adulti debbano avere il bambino a tutti i costi. Questo porta a vendere e comprare. A eludere l’Aja: diritto del bambino a una famiglia, e non di una coppia a un bimbo».
E cioè chi?
«La Commissione Adozioni Internazionali aveva il compito di fare accordi bilaterali. Come mai ne ha fatti così pochi, e nessuno con i Paesi dell’Est? In assenza di accordi, di regole, di sbarramenti, prevale la logica del mercato. Ed oltretutto la legge Prestigiacomo, in discussione al Senato, rilancia il fai-da-te, smantella i servizi sociali. Proprio mentre certi Paesi chiedono di sapere tutto sul destino dei loro bambini, noi andiamo nella direzione opposta».
Non dovrebbero garantire gli Enti autorizzati?
«Durante un seminario, a fine ottobre, qualcuno di loro ha parlato di scarsa trasparenza etica. C’era preoccupazione, c’erano denunce, c’era il disagio di molte famiglie. E in questa situazione, davanti ad un’inchiesta giudiziaria che coinvolge anche la direttrice del Centro adozioni ucraino, Cernysciova, la Cai riceve quest’ultima in pompa magna, senza prima cercare di capire meglio, lasciandole firmare una carta praticamente in bianco, senza impegni..»
Perché, secondo lei?
«Lassismo. La Cai doveva presentare la sua relazione biennale in primavera e ancora non l’ha fatto. Dovrebbe controllare l’attività degli Enti, ma fa ben poco. Tutto dipende da un principio: adozioni facili. Ma senza regole, ognuno dà il peggio di sé».