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Il Messaggero 13/04/2005

“Lolite” a 11 anni con l’ok dei genitori

Otto su dieci usano rossetto e mascara. Gli psicologi: avere il coraggio di dire «no»

di MARIA LOMBARDI

ROMA - A 5 anni chiede il lucida-labbra alla fragola, quello che si vende anche al supermercato, e che male c’è a giocare a tingersi la bocca. A 7 frigna se la mammma non le compra il giornalino che regala il cofanetto con ombretti e matite, a casa ne ha già tre, ma fa niente. A 11 per andare a scuola sottolinea lo sguardo con l’eyeliner, mette in risalto il colore degli occhi con l’ombretto, spolvera sulle gote il fard. Mini-donne ancora bambine, piccole vamp ancora adolescenti, adulte in miniatura, un po’ tenere e un po’ ridicole nella loro fretta di crescere in fretta. Se è vero che da sempre bambini e bambine si divertono come matti a imitare i grandi e per loro non c’è gioco più bello, adesso non si gioca più: i bambini fanno i grandi, e gli adolescenti lo sono già. Nessuna meraviglia se l’ottanta per cento delle ragazzine si trucca tutti i giorni, come risulta da un sondaggio di ”Ginger generation”, un portale dedicato alle teenager. Un’abitudine, ormai, anzi di più, «una necessità interiore», come se mostrarsi così come sono le mettesse a disagio. Truccarsi per piacere a se stesse più che agli altri, dice questo l’83% delle adolescenti, il rossetto non serve a rubare qualche sguardo in più, ma a sentirsi sicure. Colori tenui, questo sì, ma guai a fare a meno di fondotinta e ombretto. Cominciano sempre più presto a usare pennelli e matite, già dalla prima media, i genitori fanno finta di niente, meglio l’ombretto che il tatuaggio. Niente di male, nel trucco per carità, ma questa voglia dei ”piccoli” di correre più in fretta degli anni dovrebbe far riflettere un poco i grandi. «Bambine e adolescenti vogliono sembrare donne subito», una smania che secondo lo psicologo e psicoterapeuta Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma, non dovrebbe essere assecondata. Un desiderio che c’è sempre stato, «ma prima al desiderio di femminilità s’accompagnava l’attesa, a 15 o 16 anni si cominciava a diventare donna. Ora c’è l’incapacità di attendere, di far crescere un desiderio, di seguire un ritmo biologico». L’infanzia finisce a sette anni, e che peccato che sia così breve, l’adolescenza comincia a otto e si conclude a 25, lunghissima. «Si è anticipato alla scuola media quello che si faceva al liceo. Il voler a tutti i costi bruciare le tappe ha conseguenze negative. Questi adolescenti precoci sono inadeguati», ed è allarmente vedere tanti genitori, dice lo psicologo, quasi compiaciuti di questi figli così ”svelti”, noi alla loro età, mica facevamo tutto questo. A 11 anni il trucco e anche il tanga, e così via. A Londra si vendono costumi da bagno per bambine con il seno finto, e presto arriveranno anche da noi. «Le ragazzine si atteggiano a Lolita senza rendersi conto che effetto può avere il loro comportamento sugli altri», secondo Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo all’università ”La Sapienza” di Roma, la pubblicità e i media sono in parte responsabili di questo anticipo della crescita, «già dalla scuola materna c’è una divaricazione netta tra i sessi perchè il mercato offre prodotti e giochi differenziati per maschi e femmine. Bambini e bambine potrebbero giocare insieme fino all’adolescenza e invece hanno subito interessi diversi. Già i giornaletti presentano alle bambine prodotti femminili. Gli adulti dovrebbero chiedersi: vogliamo che i nostri figli si preoccupino solo delle apparenze o che sviluppino altri interessi?». Il trucco, a quell’età, «è una stampella psicologica - sostiene Luisa Santolini, presidente del Forum delle associazioni delle famiglie - il guaio è che i genitori hanno rinunciato al conflitto con i figli. Devono avere il coraggio di dire: a 11 anni non ti trucchi».