Repubblica

MARTEDÌ, 09 MAGGIO 2006
 
Pagina 25 - Cronaca
 
Rapporti in cambio di cibo. "Save the Children": ogni anno per 2 milioni di neonati la vita dura meno di un giorno 
 
Rapporto Ong. Operatori e caschi blu dei campi profughi sott´ accusa. Comprate per qualche soldo o in cambio di oggetti 
 
Liberia, abusi dei volontari sulle bimbe 
 
"Sesso in cambio di cibo". E nel mondo muore di parto una madre al minuto 
 
Abusi sessuali su bimbe liberiane sotto accusa i volontari delle Ong 
 
 
 
La denuncia di "Save the children". Che presenta anche uno studio sullo stato delle mamme nel mondo 
 
PAOLA COPPOLA 


 
ROMA - Comprate in cambio di un profumo, una gita in macchina, qualche soldo o un po´ di cibo: così ragazze e bambine dei campi profughi della Liberia finiscono nel giro dello sfruttamento sessuale. I loro aguzzini si nascondono anche tra chi dovrebbe proteggerle, tra gli operatori umanitari, i caschi blu, gli uomini delle forze dell´ordine. Un dossier di Save the children denuncia che questa è una pratica accettata e diffusa. Lo scandalo era esploso in passato, ma l´organizzazione rivela che oggi la situazione non è migliore: «Malgrado qualche iniziativa per limitare lo sfruttamento sessuale, ben poco è cambiato dal 2002». L´ong ha raccolto in 315 interviste le testimonianze di ragazzi e adulti di entrambi i sessi da cui emerge che «i genitori non hanno la capacità di impedire alle figlie di avere rapporti sessuali in cambio di regali perché non hanno i mezzi economici per potersi occupare di loro». Misure severe contro la prostituzione e lo sfruttamento si attendono dal nuovo presidente, l´economista Ellen Johnson Sirleaf, ma la situazione della Liberia continua a essere drammatica. Secondo il rapporto annuale di Save the Children sullo "Stato delle madri nel mondo", presentato ieri, tra i Paesi a basso reddito, Liberia e Afghanistan sono quelli dove madri e bambini stanno peggio.
Bambini a rischio. Per molti bambini dei paesi poveri venire al mondo può essere fatale, per 2 milioni di loro la vita dura meno di un giorno, e per 4 milioni meno di un mese. Morti che nel 70% dei casi potrebbero essere evitate: perché, spiega l´ong, il destino dei neonati è legato a doppio filo al benessere delle madri, e i Paesi con la più alta mortalità neonatale sono quelli dove le donne non hanno medicine, strutture sanitarie adeguate e assistenza e dove la gravidanza e il parto sono esperienze a costo della vita. Una donna al minuto muore di parto nelle nazioni povere, più dei due terzi dei bambini che muoiono alla nascita sono concentrati in dieci paesi del mondo, India e Cina in testa. Nell´Africa sub-sahariana una donna ogni 5 ha perso un bambino appena nato. Sono morti provocate soprattutto da infezioni, tetano, dissenteria e complicazioni post-parto.
Nei paesi industrializzati. Qui si conta l´1% dei decessi neonatali. Un primato triste è degli Stati Uniti con un tasso di mortalità infantile quasi tre volte superiore a quello di Finlandia, Islanda, Norvegia e Giappone. I neonati a rischio sono quelli sottopeso e i prematuri. L´Italia è tra i Paesi dove i neonati muoiono meno (3 su mille nati).
La salute delle madri. Il rapporto contiene anche l´l´Indice annuale delle madri, una classifica dei paesi dove mamme e bambini stanno meglio o peggio: in testa ci sono i paesi scandinavi, con la Svezia al primo posto, in coda quelli africani, ultimo il Niger.
Le raccomandazioni. Contro la mortalità neonatale, l´organizzazione raccomanda cure e soluzioni a basso costo come i vaccini e lancia un appello ai governi per investire di più per aiutare ragazze e giovani donne dei paesi poveri ad avere maggiore accesso all´istruzione e alla contraccezione. Interventi utili, come dimostrato dal Vietnam, dove la mortalità alla nascita è diminuita grazie all´assistenza alle madri e alla diffusione tra il 50% delle donne dei contraccettivi.