Adolescenti: Allarme Suicidio, Record Al Nord Italia Ma Al Sud Casi In Aumento  

ADN Kronos - Ven 5 Mag, 16:18

 Milano, 5 mag . (Adnkronos Salute) - Spetta alla Lombardia, con un record nel Milanese, in Valtellina e Val Seriana, il primato italiano del numero di suicidi tra i giovani 11-24enni (picco massimo intorno ai 16 anni). Ma il divario tra Nord e Sud si sta progressivamente assottigliando e nel meridione i casi sono in aumento, specie in Sicilia. A segnalare uninversione di tendenza e Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Psichiatria dellospedale Fatebenefratelli di Milano, che ospitera il primo servizio integrato rivolto ai giovani che hanno tentato il gesto estremo. Per anni il Sud e stato il meno colpito dal fenomeno - ha riferito lo specialista oggi nel capoluogo lombardo, durante la presentazione del progetto triennale finanziato dalla Regione Lombardia e promosso con LAmico Charly Onlus - In Italia come pure in Europa, dove la Grecia fa registrare il minor numero di casi. Dipendeva dalla maggior presenza di luce, da un modello di famiglia allargata e da vari altri fattori, ma nella nostra penisola le cose stanno cambiando.

Numeri precisi non ce ne sono, ha sottolineato lesperto, perche i dati ufficiali sono ampiamente sottostimati. I dati raccontano comunque unemergenza in crescita: dal 1952 al 1995 gli episodi sono triplicati. Secondo lIstat, tra il 1989 e il 1998 si sono registrati in Italia in media 300-400 casi di suicidio ogni anno (complessivamente oltre 600 in Lombardia), soprattutto tra i maschi e dai 18 ai 24 anni. I tentativi di morte sono invece piu frequenti fra le femmine, avvengono per lo piu per avvelenamento e nel 50% dei casi si ripetono entro due anni.

NellUe - ha aggiunto Mencacci - circa 58mila cittadini muoiono ogni anno per suicidio: una cifra superiore ai decessi causati da incidenti stradali, omicidi o Hiv/Aids. Il problema assume connotati di unepidemia o di uno scontro armato. Si pensi solo - ha ricordato lo specialista - che se dal 1961 al 1973 la guerra del Vietnam ha ucciso 54.708 soldati americani, negli stessi anni 101.732 under 35 statunitensi sono morti per suicidio. Non solo. Sempre negli Usa, tra il 1987 e il 1996 lepidemia di Aids ha causato circa 15mila morti in meno rispetto al suicidio. Sotto accusa la depressione, che colpisce l1% dei bambini e il 3% degli adolescenti, di cui appena il 25% e curato e il 10% cronicizza. Ma anche la malattia bipolare, che nel 10% dei casi insorge prima dei 12 anni e nel 20% tra 12 e 18 anni, e che in eta evolutiva e associata nel 50-70% dei casi ad altri disturbi psichiatrici.

Occhi aperti, pero, anche sul crescente impiego di sostanze stupefacenti. Non vuole essere un discorso politico - tiene a precisare Mencacci - ma e purtroppo dimostrato che labuso di cannabinoidi porta in certi casi a una sindrome amotivazionale: ragazzi spenti, che rischiano di passare a droghe piu forti come la cocaina e possono sviluppare deficit neuropsicologici. E ancora, attenzione al pericolo di contagio. Il suicidio e infatti un atto che suscita fra i giovani molta emulazione, come dimostrano le pagine di cronaca. E il fenomeno e ancora piu grave tra parenti, perche quando qualcuno della famiglia rompe il tabu e si toglie la vita, il verificarsi di episodi di suicidio va avanti per generazioni. E non si tratta solo di un fenomeno giovanile: Ce un secondo picco anche dopo i 65 anni, specie fra i maschi, ha avvertito Mencacci. Infine, non va trascurato il problema dei suicidi bianchi: incidenti stradali o avvelenamenti da farmaci che vengono archiviati come involontari, ma che forse, in casi impossibili da calcolare, non sono tali.

 

04/05/2006

© Copyright Redattore Sociale

Nel 2020 un milione e mezzo di suicidi nel mondo: le stime di Ailas

Una morte ogni 40 secondi, un tentativo ogni 3: fenomeno allarmante tra i giovani. L'associazione: ''Si può prevenire''

ROMA - Secondo i dati attuali e l'analisi dei tassi di morte per suicidio nel mondo, le stime suggeriscono che nel 2020 le vittime potrebbero salire a un milione e mezzo. Nel 2000 circa un milione di persone ha perso la vita a causa del suicidio, mentre un numero di individui variabile da 10 a 20 volte più grande ha tentato il suicidio: significa in media una morte per suicidio ogni 40 secondi e un tentativo di suicidio ogni 3 secondi. In tutte le nazioni il suicidio è attualmente tra le prime 3 cause di morte nella fascia di età 15-34 anni; se nel recente passato il fenomeno predominava tra gli anziani, ai nostri giorni è più allarmante tra i giovani, sia in valori assoluti che relativi. Sono alcuni dati riferiti dall"Ailas, Associazione italiana lotta allo stigma (www.ailas.it), che oggi fino al 5 maggio promuove nella capitale, presso l’Auditorium della Musica, il suo congresso nazionale. "Ailas 2006 è un congresso di formazione, un grande evento sulla salute mentale, una condivisione di esperienze, di integrazione: per la prima volta in un Congresso di così ampia portata, alcuni corsi sono accreditati sia per Psichiatri che per Psicologi, Infermieri, Educatori – riferisce il presidente dell’associazione, Roberto Tatarelli -. Farmacoterapia e Psicoterapia confluiranno come strumenti per strategie terapeutiche integrate e il dialogo tra tutte le componenti professionali coinvolte sarà un motore per nuovi modi di comprendersi, formulare problemi e soluzioni”.

L’evento, aggiunge il presidente, si pone l’obiettivo di sviluppare ulteriormente “un dialogo più ampio e intenso, per un verso aperto a tutte le figure professionali coinvolte nella difesa e nella promozione della salute mentale, e per altro verso alla cittadinanza, al mondo delle associazioni e del volontariato, delle istituzioni, dei media e della cultura”. “Il suicidio si può prevenire – afferma l’Ailas -. La maggior parte degli individui con rischio di suicidio vuole assolutamente vivere; non riesce però a trovare possibili alternative ai problemi. La maggioranza degli individui emette chiari segnali inerenti l’intenzione suicida, ma spesso gli altri non colgono il significato di tale messaggi oppure non sanno come rispondere alla loro richiesta d’aiuto”. Riguardo alla depressione, l’Ailas fa notare: “Fino al 76% dei pazienti depressi riporta, oltre ai sintomi psicologici, anche sintomi somatici quali fatica, disturbi del sonno e dell’appetito, respiro corto, disfunzioni sessuali, tensione muscolare, cefalea, e sintomatologia dolorosa generale”. In uno studio internazionale sulla relazione tra sintomi somatici e depressione nell’ambito della medicina generale, dal 45 al 95% dei pazienti depressi - a seconda dei centri in esame - riportavano ai medici di base unicamente sintomi somatici e il 50% riferiva almeno 3 sintomi somatici funzionali, mentre l’11% negava sintomi psicologici di depressione quando interrogato in proposito. “In una clinica di malattie psicosomatiche, i pazienti con diagnosi di DM riportavano fatica (86%), insonnia (79%), nausea/vomito (50%), respiro corto (38%), palpitazioni (38%) e lombalgia (36%), con una prevalenza maggiore rispetto ai pazienti non depressi e il numero totale dei sintomi riferiti era maggiore nei pazienti con depressione grave rispetto a quelli con depressione lieve”, riferisce l’associazione. La presenza di sintomi somatici nella DM appare correlata all’ansia concomitante, alla tendenza ad amplificare lo stress somatico, alla difficoltà a identificare e a comunicare il distress emozionale: fattori che, tuttavia, “sembrerebbero non rendere conto della tendenza per le donne a riportare più sintomi somatici degli uomini. Se da una parte le manifestazioni somatiche di depressione sono state attribuite a fattori psicologici (paure ipocondriache, alexitimia ecc) e culturali, secondo una prospettiva biomedica, sintomi quali fatica, debolezza e dolore rifletterebbero le anormalità neurobiologiche sottese alla depressione”. Per il programma completo del convegno, http://www.ailas.it/docu/programma_v3.pdf. (lab)