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Redattore Sociale 2/10/2006

Dall'accoglienza all'adozione: in Italia altri 300 potenziali ''casi Maria"

Tante sono le domande pendenti nei tribunali minorili secondo il magistrato Luigi Fadiga. Il 10% delle circa 3.000 le adozioni internazionali concluse ogni anno. Oltre 35mila i ''bimbi di Chernobyl'' ospitati
 
ROMA - Il caso di Maria, la bambina bielorussa contesa dalla famiglia italiana e dal Governo di Minsk rende esplicite le preoccupazioni già espresse da Rapporto di aggiornamento 2005-2006 sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell'Infanzia e dell"Adolescenza in Italia, elaborato nel maggio scorso dal Gruppo di lavoro per la Convenzione Onu sui diritti dell'Infanzia e dell"Adolescenza cui aderiscono oltre 40 organizzazioni operanti nel settore minorile. Tra queste l'Anfaa - Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie che in questi ultimi giorni ha lanciato un appello alle autorità politiche e giudiziarie dello Stato della Repubblica di Bielorussia, "affinché la bambina trovi sistemazione non in istituto, ma presso una famiglia, e sia circondata da amore e tenerezza che solo tale ambiente le può dare. Si chiede fortemente che sia assistita per recuperare dai suoi dolori e dai suoi travagli di ordine fisico e psicologico”. L"associazione ha auspicato l'avvio in Italia ed in Europa di una riflessione profonda sulla materia dei soggiorni climatici "affinché questi percorsi di solidarietà possano continuare nella chiarezza degli obiettivi e dei propositi, evitando che essi possano essere utilizzati per intraprendere vie all"adozione non previste dalla normativa nazionale e internazionale”. Nel documento si raccomanda una revisione dei criteri con cui vengono realizzati questi soggiorni, che includa "la valutazione preventiva dell’idoneità della famiglia di accoglienza e l’istituzione di un apposito albo delle associazioni autorizzate”, ma il ricorso a iniziative  alternative al soggiorno in Italia "nei luoghi dove i bambini abitano, accanto alle loro famiglie” e una valutazione ex post dell’impatto del soggiorno sui minori (ricadute psicologiche e sociali), “anche al fine di conoscere i rischi connessi e migliorare il sistema”.

La legge italiana - Per minore straniero accolto “si intende il minore non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell'Unione europea, di età superiore a sei anni, entrato in Italia nell’ambito di programmi solidaristici di accoglienza temporanea promossi da enti, associazioni o famiglie”. Il Comitato Minori Stranieri è l’ente a cui è attribuita la funzione di vigilare sulle modalità di soggiorno dei minori stranieri temporaneamente ammessi sul territorio italiano e di coordinare le attività delle amministrazioni interessate, attraverso un’attività istruttoria di analisi dei programmi che le associazioni e gli enti presentano al Comitato per ottenere l’approvazione all’ingresso dei minori in Italia; e una successiva attività di monitoraggio del soggiorno dei minori presso le famiglie che li ospitano. Dall’iniziale motivazione  legata all’esigenza di allontanare periodicamente i bambini dalla zona colpita dall’esplosione nucleare di Chernobyl  di fatto i programmi di accoglienza temporanea hanno assunto l’obiettivo più generico di solidarietà verso minori bisognosi.

I soggiorni climatici - Secondo i dati del Comitato minori stranieri ogni anno entrano in Italia più di 35mila minori stranieri nell’ambito di programmi solidaristici di accoglienza temporanea a scopo umanitario (36.400 nel 2002, 35.542 nel 2003).  I minori arrivano soprattutto dalla Bielurussia (28.473 nel 2002, 27.163 nel 2003), ma anche da Ucraina, Russia, Bosnia-Erzegovina, Romania e Lituania: provengono sia da istituti, e dunque sono orfani o privi genitori che esercitano la potestà, sia da famiglie. Le associazioni che organizzano questi programmi sono circa 300, dislocate su tutto il territorio nazionale, per un totale di circa 1.500 progetti. Non esiste però ancora un albo nazionale delle associazioni, e la loro idoneità è valutata dal Comitato minori stranieri sulla base delle informazioni ricevute all’atto della presentazione del programma (principalmente attività già realizzate e documentazione formale tra cui statuti, bilanci, legale rappresentante etc.). I minori vengono accolti nella maggior parte dei casi presso famiglie italiane (70%), la cui valutazione è affidata alle associazioni. Il sistema così organizzato non prevede una preventiva valutazione delle famiglie; inoltre i servizi locali sono estromessi dal monitoraggio e accompagnamento nel corso del soggiorno.

Le adozioni internazionali - Secondo il Ministero della Giustizia, nel 1998 un solo minore bielorusso è entrato in Italia per adozione internazionale, ma nello stesso periodo i minori bielorussi entrati per programmi solidaristici di accoglienza temporanea sono stati 28.907. Per quanto riguarda il 1999, le cifre sono abbastanza simili: appena 30 per adozione internazionale, e 28.498 per programmi solidaristici. Dalla Russia, viceversa, nel 1998 sono entrati in Italia 881 bambini per adozione internazionale e 1614 per accoglienza temporanea; e nel 1999 sono entrati 1015 per adozione internazionale e 1346 per accoglienza temporanea. Dall’Ucraina, nel 1998 sono entrati 128 minori per adozione internazionale e 8.011 per soggiorni climatici temporanei; nel 1999 sono entrati per adozione 321 minori, e 7.611 per soggiorni climatici temporanei. Per quanto riguarda la Romania, i bambini entrati in Italia per adozione internazionale sono stati 361 nel 1998, e 382 in accoglienza temporanea; nel 1999 sono stati 570 per adozione internazionale, e 472 per accoglienza temporanea. Nel 2003 sono entrati in Italia per adozione 167 minori bielorussi, ma nello steso periodo i minori bielorussi entrati per soggiorno climatico temporaneo sono stati 26.713. Per quanto riguarda gli altri paesi, nello stesso anno sono giunti in Italia dall’Ucraina per adozione 270 bambini e per accoglienza temporanea 5.486; dalla Romania 23 bambini per adozione e 338 per accoglienza temporanea. 

Parla il magistrato - Il fenomeno dei soggiorni climatici temporanei preoccupa i giudici minorili perché temono che possa trasformarsi in circuito alternativo all’adozione internazionale. “L’esperienza mostra che, accanto ad aspetti positivi, il fenomeno presenta numerosi problemi ed inconvenienti. - spiega Luigi Fadiga, magistrato minorile, in un intervento pubblicato su www.minoriefamiglia.it - Si verificano infatti parziali sovrapposizioni e preoccupanti interferenze con l’adozione internazionale, e l’esperienza del soggiorno temporaneo provoca non di rado al minore un grave disorientamento. Molti bambini provengono da istituti assistenziali dove vivono in sostanziale situazione di abbandono. Questo ne fa molto spesso dei soggetti con gravi carenze affettive, estremamente bisognosi sul piano psicologico di nuove figure genitoriali. La ripetizione dei soggiorni presso la stessa famiglia di accoglienza crea profondi vincoli affettivi di tipo genitore/figlio, e il reciproco desiderio di renderli definitivi. Per conseguenza, numerosi sono stati i casi di minori che al termine del soggiorno si sono rifiutati di ritornare nel loro paese, o vi sono ritornati con grande sofferenza e difficoltà e solo dopo un ordine del giudice”. “Nell’esperienza giudiziaria dei tribunali per i minorenni non sono pochi i procedimenti dove si chiede di trasformare l’accoglienza temporanea in adozione, quale che sia la formula giuridica utilizzabile. Pur non essendovi ancora dati statistici precisi al riguardo (ma una ricerca in tal senso è auspicabile) sembra che siano pendenti davanti ai tribunali per i minorenni circa trecento domande di questo tipo. - spiega Fadiga - Esse possono sembrare poca cosa rispetto ai trentamila minori in accoglienza temporanea, rappresentando appena l’uno per cento di quel totale. Ma quelle stesse domande non sono più irrilevanti, se rapportate al numero annuo di adozioni internazionali, che in Italia è di circa tremila. Rispetto a questo numero, il fenomeno rappresenta infatti il 10%". (cch)