Il Giornale di Vicenza 21/05/2006

«Ci sono troppi casi sospetti
di botte e pestaggi a bimbi»


In aumento i piccoli pazienti con lividi provocati dagli adulti


di Franco Pepe

 

Bambini che finiscono al pronto soccorso, probabili vittime delle violenze degli adulti. Al primo posto i pestaggi feroci. I casi aumentano. C’è un sommerso che all’ospedale si preferirebbe nascondere perché fa male solo parlarne. Il pronto soccorso è il luogo di transito di piccoli e grandi disturbi, di piccole e grandi miserie, di piccole e grandi trasgressioni. È qui che si vede spesso l’altra faccia della patologia ma anche quella della miseria morale.
Il dossier del primario Vincenzo Riboni mostra in rosso i casi sospetti. Bambini, anche molto piccoli, che si presentano accompagnati dal padre o dalla madre in accettazione con ecchimosi al volto, sulle braccia, sulle gambe, lividi bluastri, gli occhi gonfi, slogature, con forti dolori alle spalle.
«La giustificazione dei genitori è quasi sempre la stessa: sono scivolati in casa, sono caduti fuori sulla strada mentre giocavano. Quando c’è solo un indizio che le cose siano andate diversamente da quanto ci viene riferito, perché pare più attendibile che lividi e slogature siano stati causati da botte e strattonamenti, segnaliamo il caso all’autorità giudiziaria. Molte volte emergono situazioni familiari di estremo disagio, per cui il settore sociale dell’Ulss avvia le procedure per gli interventi di sostegno. I bambini indifesi vanno tutelati al di sopra di ogni questione».
Bambini in prima fila in pronto soccorso anche per “auto-violenze” da incidenti domestici a rischio che possono avere conseguenze più o meno gravi. Il più classico è quello di mettere in bocca qualcosa e di mandarla giù. Si ingoia un po’ di tutto. A endoscopia digestiva c’è un campionario di questi “oggetti” da collezione.
Li elenca il primario Daniele Bernardini: monetine, pezzi di lego, brandelli anche consistenti di lettini di bambole, addirittura forchette e batterie di pile. La fantasia, in questi casi, lascia le briglie. E l’estrazione, ovviamente, è obbligatoria, sempre che non ci sia bisogno del chirurgo.
Ma anche il reparto di otorino è impegnato, una decina di volte all’anno, per cavare fuori dalle vie respiratorie dei bambini pezzi di cibo o di altro che siano stati inavvertitamente inalati, andando alla deriva e finendo con l’impigliarsi nei bronchi o in fondo al naso.
Esperto in assoluto della materia è Riccardo D’Eredità, che in questo genere di interventi è andato a specializzarsi negli Usa. Il caso più impegnativo è stato quello di un bambino che, a Pasqua, mangiando una fetta di colomba aveva mandato giù per la via sbagliata una ventina di frammenti di mandorle.
D’Eredità, con a fianco il primario di anestesia Pasquale Piccinni, ha dovuto manovrare con accortezza il broncoscopio rigido per liberare il piccolo. La frutta secca è quella che causa i problemi maggiori. Indiziati principali sono i pistacchi e le arachidi.
Nel naso vanno a infilarsi palline di plastica, caramelle, pezzi di calamita. In questi casi, il bambino viene sedato, poi si inserisce l’endoscopio rigido e si estrae con una micropinza.
Sono, invece, diminuiti sensibilmente altri guai una volta piuttosto frequenti. Le norme di prevenzione sui giocattoli per i bambini fino a 3 anni, e l’opera di prevenzione che si attua nelle scuole hanno ridotto di numero altre ingestioni pericolose.
Una volta non si contavano in un anno i coperchietti di biro rosicchiati e deglutiti come fossero scaglie di cioccolata o i tappi di penna fatti sparire tutti d’un fiato in gola. Adesso si sono evoluti anche questi microincidenti da bambini vivaci e distratti. E, come visto, si ingoiano altre “specialità”.