Il Gazzettino 10/11/2006

Il progetto "Mass media e minori"
 
 
Tremila gli studenti vicentini coinvolti nel progetto "Massmedia e minori", realizzato col contributo del Centro servizio per il volontariato e dal Rotary club Berici. Il progetto promosso dalla onlus Sos Infanzia con il patrocinio del Gazzettino, oltre che di Regione Veneto, Provincia e Comune di Vicenza, Ordine dei Medici di Vicenza, comprende un ciclo di incontri a cadenza mensile mensile. Gli appuntamenti sono otto, e coinvolgono alcune scuole superiori del Vicentino: istituto Boscardin, istituto Farina e liceo Fogazzaro e liceo Quadri di Vicenza; istituto Remondini e Ipsia Scotton di Bassano; Ipsia Scotton di Breganze; Itc Luzzati e liceo classico-scientifico Trissino di Valdagno; istituto tecnico Ceccato di Thiene. In ogni incontro alcune classi delle quinte si confrontano sul tema "Mass media e minore età" con addetti ai lavori provenienti dal mondo scientifico, giornalistico, giuridico e associazionistico: il resoconto dell'incontro, arricchito di volta in volta da interventi specifici di esperti nel settore e degli studenti partecipanti, viene pubblicato il secondo venerdì del mese successivo sul Gazzettino di Vicenza.


Prossimo incontro al liceo Farina di Vicenza
 
 
Il primo incontro di "Massmedia e infanzia" ha avuto per teatro l'istituto professionale Remondini di Bassano, nella cui aula magna il presidente di Sos Infanzia, Graziano Guerra, e lo psicologo Sonny Raumer hanno incontrato gli iscritti ai corsi serali. Il secondo appuntamento sarà giovedì 30 novembre, dalle 8.30 alle 10.30, con gli studenti del liceo della comunicazione dell'istituto Farina di Vicenza.

L’INTERVENTO 
La violenza all'infanzia non è soltanto la pedofilia

 
 
Nel corso degli ultimi anni, istituzioni, volontariato, politici, mass media e chiunque abbia a cuore i diritti dell'infanzia si sono prodigati a proclamare principi, a stilare trattati, convenzioni, carte dei diritti che rimangono stupendi enunciati, sistematicamente disattesi. La violenza all'infanzia non è solo la pedofilia: i diritti dei minori anche attraverso i mass media vengono a volte violati, veicolati e rappresentati in forme lesive della dignità dei bambini, comunicando in modo edulcorato situazioni e fatti che li riguardano. Esistono comitati di autoregolamentazione a livello nazionale, con codici di comportamento e regolamenti sottoscritti da emittenti sia pubbliche che private; esistono già convenzioni nazionali per la regolamentazione di internet attraverso il Comitato Internet e Minori e il comitato di autoregolamentazione Tv e minori; da tempo sono state ratificate le varie Carte dei diritti dell'Onu, la Convenzione Europea sull'esercizio Diritti dei Minori, e per quanto riguarda la carta stampata ogni giornalista conosce la Carta di Treviso, la Carta dei Doveri del Giornalista, il codice deontologico che tutela la riservatezza dei minori sia quando sono vittime che autori di reato. Inoltre, in ordine cronologico, negli ultimi anni si è affermata la nuova figura del Garante per la Privacy il quale più volte è intervenuto a tutela e garanzia dei dati personali e del rispetto alla riservatezza che si deve ad ogni minore quando viene citato in cronaca dai mass media.
Tuttavia capita sovente che emittenti e stampa siano oggetto di provvedimenti e sanzioni per violazioni ai codici citati. Passando poi alla cronaca, sia nella carta stampata che veicolata da radio, tv e internet, ci accorgiamo che le notizie che riguardano i minori vengono a volte riportate spettacolarizzando gli eventi, tentati dall'inevitabile scoop che ne consegue al fine di raccogliere maggior audience, o migliore vendita o da interessi diversi. Altre volte invece notizie che meriterebbero evidenza, riflessione e approfondimento che riguardano il mondo dell'infanzia, vengono minimizzate, relegate in trafiletti quasi a "normalizzare" un problema diffuso e sommerso che riguarda la violenza all'infanzia. Altre cause di sofferenze diverse, ma non per questo meno traumatiche, sono a esempio gli incidenti stradali che rappresentano la prima causa di morte per i ragazzi dai 15 ai 29 anni, mentre la seconda causa di morte per gli adolescenti è il suicidio! E di tutto questo si comunica poco e male. Peggio ancora quando la violenza all'infanzia viene banalizzata, ridicolizzata, ironizzando su drammi di piccole vittime innocenti. La vicenda di Maria (la piccola Bielorussa in affido temporaneo ad una coppia genovese) e di Natascha (la bambina austriaca rapita all'età di 10 anni e tenuta sequestrata per 8 anni dal suo aguzzino vittima di "battute" ironiche da parte di alcuni giornalisti) sono emblematicamente rappresentative del tentativo di normalizzare il problema da parte dei media, banalizzando la violenza all'infanzia. Quindi non c'è speranza? No assolutamente. Noi la speranza la riponiamo nei giovani che sono i destinatari e gli attori principali di questo progetto. Con questo progetto cerchiamo di stimolare in loro la coscienza critica, la consapevolezza che il tentativo di ledere i diritti dei bambini ci sarà sempre ma la colpa non è imputabile a questo o a quel mezzo di comunicazione bensì alla responsabilità del adulto - e loro saranno i futuri adulti - che dovrà necessariamente affrontare sempre nuove sfide ma che saprà gestirle con la consapevolezza che gli deriva da adeguata formazione e preparazione. Con il possesso di competenze cognitive da un lato e di competenze emotive e relazionali dall'altro dovrebbero essere in grado di rapportarsi adeguatamente con i bambini, riuscendo a capire, sentire, ascoltare ciò di cui il bambino ha bisogno. Educare ed educarsi a capire cosa viola i diritti di un bambino è tutto sommato semplice ma allo stesso tempo complicato: basta ascoltare, vedere e sentire come un bambino. All'istituto Remondini, sempre molto attento e sensibile a queste tematiche, si è svolto il primo di una serie di incontri che cercheranno di stimolare l'attenzione e la riflessione degli studenti su queste tematiche. Quanto emergerà dai loro elaborati, grazie al Gazzettino, verrà pubblicato con cadenza mensile per offrire un'occasione di approfondimento a tutti i lettori offerta dagli attori principali di questo progetto, i nostri ragazzi, il nostro futuro.

Graziano Guerra presidente S.o.s. Infanzia Onlus www.sosinfanzia.org


 
Gli effetti della "cattiva maestra televisione" su minori e adulti 
 
 
Secondo una recente indagine scientifica, il tempo medio che i genitori nostrani dedicano al dialogo con i figli è di 18 minuti al giorno. Se genitori e figli tedeschi dialogano per 25 minuti al giorno, i francesi lo fanno per 30 minuti, 45 minuti gli svedesi e gli inglesi con 40 minuti. Peggio di noi sono solo i greci con 16 minuti, mentre gli spagnoli dedicano al dialogo intergenerazionale 23 minuti. L'Italia, oltre ad essere il Paese che si distingue nel mondo per il tasso più alto di denatalità, ora ha anche un altro primato: l'assenza di dialogo familiare. Molti studi compiuti in ogni parte del mondo puntano il dito essenzialmente contro la televisione. Ma, a insegnare ai nostri figli a stare davanti alla tv in quantità di tempo spropositata sono proprio i genitori che arrivano a totalizzare oltre 3 ore e 30 minuti giornaliere davanti al video. Il dato più inquietante, risiede nel 76\% di madri che guardano la tv in compagnia dei figli più piccoli. Troppa esposizione stordisce i bambini genera nevrosi, depressione, ansia ed altro ancora come aggressività, senso di inadeguatezza, infelicità. Come dice E.B. White, la televisione «in se stessa non è buona o cattiva, è soltanto un apparecchio elettrico». È il modo in cui la si utilizza (regola che vale per chi la fa e chi la guarda) a fare la differenza. Non chiedetevi quindi cosa la televisione può fare ai vostri figli, ma come potete interagire voi con la televisione per i vostri figli. Privare un bambino della propria infanzia, invecchiarlo a scopo televisivo significa rubargli il tempo dei giochi.
Secondo recenti studi i piccoli che guardano molta televisione (o che la fanno, direttamente) usano molto meno l'immaginazione e la drammatizzazione durante il gioco che è e resta uno strumento fondamentale per formarsi una personalità e interagire in modo corretto con la società. Se un bambino o un pre-adolescente viene catapultato a forza dietro o davanti lo schermo non ha modo di incontrare e scontrarsi con altre persone della "stessa taglia" e quindi avrà sempre e comunque una visione distorta del quotidiano. Il modo con cui un bambino guarda la televisione è differente dal modo con cui la guarda un adulto. I bambini guardando la televisione assorbono nozioni circa il mondo degli adulti, un mondo che li attrae, apparentemente libero e nel quale tutto è possibile, perché gli adulti sanno fare quello che i piccoli non sono ancora in grado di fare. Più un bimbo è piccolo più breve è la sua capacità attentiva e, di conseguenza, spesso non è in condizione di seguire la trama. Quindi fisserà nella sua memoria solo le dinamiche più forti, oggi intrise di violenza fisica anche in molti cartoni animati, con una forza tale da generare dissonanze pisicologiche anche non immediate.

Sonny Raumer

psicologo
 

Bambini davanti alla Tv, mai lasciarli soli 
Tema particolarmente sentito dagli studenti delle "serali", molti già genitori. Ma scegliere insieme un programma può favorire il dialogo
 
Bassano
Il primo incontro del ciclo "Massmedia e minori" ha avuto una platea molto particolare, costituita da una sessantina di studenti dei corsi serali organizzati all'istituto Remondini di Bassano. Trattandosi di adulti, alcuni dei quali già sposati e divenuti genitori, ci si rivolgeva perciò a "cittadini educatori", oltre che utenti dei media.

Ovvio che l'attenzione di un pubblico del genere si catalizzasse soprattutto su temi da cui erano chiamati in causa come padri e madri, effettivi o potenziali. Indicativa in tal senso la reazione suscitata da uno dei casi di cronaca che lo psicologo Sonny Raumer ha utilizzato tra i passepartout per entrare in argomento. «Molto scalpore ha destato in tempi recenti la vicenda del bambino di 6 anni lasciato solo davanti alla Tv che trasmetteva il film horror "Lake Placid" - ha rivelato Raumer. - Di fronte alla scena del coccodrillo che divora un uomo tagliandolo a metà con i propri morsi, il piccolo telespettatore ha subito uno choc terribile, all'origine di incubi e stati di panico ricorrenti. Nemmeno l'assistenza prestata da alcuni specialisti è riuscita a fargli vincere in tempi brevi le fobie innescate da una visione di questo tipo, a cominciare dal rifiuto categorico di entrare in vasca da bagno, per la paura di finire a sua volta sbranato da un alligatore». Se ipotizziamo la proposta di questo racconto a una platea di adolescenti, i quali hanno come punto di riferimento i fratellini minori, è facile immaginare anche qualche risata fra presenti desiderosi di comunicare quanto si sentono "grandi" rispetto alla malcapitata vittima psicologica di un po' di sanguinolento "splatter" passato in Tv. Nulla di tutto ciò nell'aula magna del Remondini, dove un'attenzione silente è stata scossa da qualche mormorio, una volta precisato che la trasmissione è avvenuta in prima serata, e per di più su Raidue, rete rientrante fra quelle di cui si paga il canone. È una vicenda, questa di "Lake Placid", in grado di far riflettere sul fatidico "attimo" che, durante un qualsiasi zapping televisivo, ha la facoltà di invadere pesantemente i territori della nostra psiche, esponendola a sgradevoli sensazioni, non sempre metabolizzabili in tempi brevi. Quando l'intrusione colpisce un minore, i problemi si moltiplicano in modo esponenziale, coinvolgendo quell'infinità di aspetti etici e socioculturali a cui sempre si ritorna considerando la Tv come "maestra", a cui il grande filosofo austriaco Karl Popper (1902 - 1994) avrebbe aggiunto l'aggettivo "cattiva". Nonostante l'argomento si proponesse di toccare l'universo dei media, considerando come fra di essi uno in particolare - la televisione - sia di gran lunga il più amato e usato da bambini e teen agers, nell'incontro di Bassano ci si è inevitabilmente soffermati soprattutto su splendori e miserie del piccolo schermo, ritenuto di cruciale importanza nella crescita delle nuove generazioni. Ancora Raumer ha citato in proposito altre, significative parabole tratte dalle cronache degli ultimi decenni. «Il potere condizionante della televisione - ha spiegato lo psicologo - è stato evidenziato in modo netto da una ricerca americana svolta durante gli anni '90 nelle isole Figi, arcipelago del Pacifico dove solo in quel periodo arrivava la Tv. È stato quindi possibile confrontare dati relativi a figiani diciassettenni prima e dopo quel cambiamento culturale, con risultati molto eclatanti. Si è ad esempio passati da un 3 a un 15\% di ragazzi interessati da problemi alimentari come l'anoressia, mentre c'è stato un aumento del 29\% quanto a obesità, e addirittura del 69& quanto a manie legate alla dieta alimentare». «Sono tutte problematiche - ha continuato Raumer - intrinsecamente legate ai modelli estetici imposti ogni giorno dalla visione dei serial e degli spot televisivi. Rimandano a quella "teledipendenza" che non smette di colpire la nostra sensibilità a causa di cifre inquietanti, come quelle relative al famoso test sull'astinenza da Tv proposta a a cento ragazzi sotto i 17 anni. Addirittura uno su due ha mollato entro i primi cinque giorni, dichiarando di non tollerare una vita improvvisamente privata delle quotidiani dosi di "Beautiful" e "Il grande fratello"». Lo spettro della celebre "Tv deficiente", evocato a suo tempo da Franca Ciampi, moglie dell'allora presidente della Repubblica, a proposito delle dosi massicce di programmi spazzatura imposti ai telespettatori italiani, si è così materializzato nel corso di una serata dove a volte non è stato facile riportare il confronto su binari diversi, meno caricati di accuse, anche grossolane, nei confronti del piccolo schermo. Ciò nonostante, è stato possibile in più occasioni rimettere in campo determinati valori, sociali ed educativi, propri della televisione. Che ad esempio offre, magari negli orari più difficili, programmi di grande valore didattico, come i vari cicli realizzati da Rai Educational, oltre a funzionare da drammatica ancora di salvezza per tanti individui, soprattutto anziani, scientemente abbandonati davanti al teleschermo dal resto della famiglia, e della comunità a cui appartengono. Da qui prendono le mosse processi perversi, in base a cui una Tv sfruttata per tamponare tante falle della società civile, diventa facilmente capro espiatorio, madre di tutte le colpe possibili, non appena qualcosa in questa stessa società si incrina o va in pezzi. Un conto è schiaffare il bambino davanti alla televisione, purché non crei disturbo, con conseguenze come quelle viste nel caso di "Lake Placid". Tutt'altre implicazioni si riferiscono invece a scelte condivise, da genitori e figli, circa le trasmissioni da vedere, ed eventualmente commentare assieme. In questa maniera si pongono piuttosto nuove modalità di dialogo e di confronto, utili alla crescita di giovanissimi utenti messi nelle condizioni di acquistare maggiore consapevolezza a proposito dei mezzi di comunicazione di massa. Passando dalla televisione ai giornali, in un tema come "Massmedia e minori", lo scarto è sensibile. Lo si è avvertito anche nell'aula magna del Remondini, dove il presidente di Sos Infanzia, Graziano Guerra, ha spostato l'accento su una carta stampata in cui il minore scompare quasi totalmente in qualità di utente, restandovi invece quale ricorrente "oggetto" di varie cronache. Tra queste ultime non mancano, anche negli ultimi tempi, casi agghiaccianti come quello di Natascha Kampusch, la diciottenne austriaca tornata in libertà dopo essere stata per otto anni in balia del suo sequestratore. «Sono vicende - ha commentato Guerra - che ci obbligano a riflettere sui modi corretti con cui esporre i minori sotto i riflettori della cronaca. Tutelandone rigorosamente ogni diritto alla privacy, senza però nascondere o far sparire quelle notizie in cui di bambini si parla come delle ricorrenti vittime di un mostruoso fenomeno chiamato pedofilia».

Stefano Ferrio