Il Gazzettino (prima pagina in pdf)

Aiuti terapeutici, non benefici di legge 
di Graziano Guerra*

 
La domanda più ricorrente in questi casi è: di chi è la colpa? Probabilmente è un po' di tutti noi perché non siamo in grado di vedere queste vittime che nella maggioranza dei casi sono minori che hanno una loro vita sociale, vanno a scuola e frequentano diversi ambienti. Ma non parlano, perché hanno un vincolo di paura, di dipendenza, perché hanno sviluppato la sindrome di adattamento all'abuso: il bisogno di sopravvivere ad una situazione che appare senza via d'uscita e una dilagante sfiducia in se stessi e nella possibilità comunicativa. La voglia di parlare nella vittima c'è, ma la voce può fermarsi in gola. Non parlano perché la comunicazione inizia non già dalla bocca di chi parla, bensì dalle orecchie di chi ascolta, cioè dalla disponibilità dell'adulto a soffermarsi sui segnali di disagio del bambino. Una disponibilità all'ascolto - di tempo, di condivisione, di vicinanza emotiva - che risulta socialmente assai scarsa nella comunità adulta. Ci sentiamo vicini al dramma che ha coinvolto questo nostro ragazzo qui a Vicenza e auguriamo alla sua famiglia che il tempestivo e positivo sviluppo delle indagini investigative siano la premessa di una rapida rielaborazione del trauma subìto dall'innocente vittima. Le esperienze in tal senso sono incoraggianti. Tuttavia ci auguriamo che si inizi finalmente a capire, da parte di tutti, che questi perversi criminali debbono scontare la pena che verrà loro comminata, dopo l'iter processuale che dovrà stabilire responsabilità e colpe in un'aula di giustizia. La certezza della pena, concetto sentito dalla comunità ma che sembra dimenticato da più parti, sarà quindi la logica conseguenza di un processo che è atto riparativo, necessario e doveroso socialmente per la protezione anche di altre potenziali vittime (nella storia di un pedofilo ci sono spesso violenze ripetute su più vittime). L'assunzione di responsabilità del pedofilo, l'ammissione delle sue colpe, sono i presupposti per rendere possibile anche un cristiano ipotetico recupero dell'abusante, ovviamente dopo che ha pagato le sue colpe verso la vittima e la società. "Non c'è pace senza giustizia". Così inizieremo forse a comprendere che la coerenza tra stupendi enunciati a favore dell'infanzia e la concretezza dei fatti porranno fine all'essere Ponzio Pilato di fronte ai tanti Erode di turno. L'errore commesso dalla società civile che non ha saputo proteggere i bambini dai pedofili durante la loro infanzia, non si deve perpetuare concedendo "benefici" o sconti di pena - come accade spesso - che devono essere una "facoltà" non un obbligo a termini di legge. I magistrati sono costretti ad applicare le leggi che il Parlamento, eletto da noi adulti, ha emanato. Impariamo quindi a non lasciarci condurre da qualsiasi vento di politica o di pensiero ma a pretendere il rispetto dei sacrosanti valori assoluti ed inviolabili, come i diritti dell'infanzia. Con queste necessarie condizioni saranno possibili la rielaborazione del trauma della vittima, il percorso terapeutico di aiuto e sostegno, rappresentando così il rispetto della dignità umana e della legislazione vigente.

*presidente Sos Infanzia Vicenza