Orgoglio pedofilo? Orgoglio degli imbecilli foglio di stile Nuova pagina 2
Alcuni imbecilli lo chiamano orgoglio pedofilo

 

Alla vigilia di una giornata che alcuni imbecilli - per usare un eufemismo - vorrebbero proclamare di orgoglio pedofilo, il giorno seguente all'identificazione del sostenitore dell'apologia della pedofilia che lavora come educatore per l'infanzia in provincia di Trento, dopo la recente intenzione di strutturare in un partito olandese le tesi della cultura pedofila, riteniamo occorra fare alcune riflessioni. Da anni affermiamo che le denunce per violenza sessuale appartengono ad una percentuale che arriva al solo 1% delle effettive violenze subite dall'infanzia. Non lo diciamo solo noi, ma tutte le ricerche serie svolte in Italia e all'estero. Le forze di Polizia, i servizi socio-assistenziali, le Istituzioni preposte si occupano di quanto emerge che, ribadiamo, appartiene ad un'esigua percentuale. Comunque anche in questi casi si arriva quando il danno è già fatto, la violenza è già avvenuta. Noi sosteniamo da tempo che bisogna fare prevenzione ed in tal senso gran parte delle nostre attività sono indirizzate, attraverso progetti mirati nelle scuole nel tentativo di formare i futuri adulti alla prevenzione dell'abuso del disagio e del maltrattamento da qualsiasi parte provenga. Grazie alle nostre attività abbiamo ricevuto diverse testimonianze di vittime di violenza nella loro infanzia, di persone ora adulte ma anche considerazioni e riflessioni degli studenti incontrati nello svolgimento dei nostri progetti di formazione, ad oggi più di 5.000. I dati in nostro possesso parlano chiaro: il 17% dei ragazzi monitorati a Vicenza e provincia ha subito violenza sessuale (dati rilevati con un questionario anonimo su un campione di 1.300 studenti maggiorenni nel 2005). Purtroppo in questi casi anche quando l'adulto riesce a cogliere dei segnali di disagio non mette in atto alcun tipo di tutela, e questo avviene nel 99% dei casi. Quando avviene una violenza all'infanzia, nella maggior parte dei casi gli adulti nemmeno se ne accorgono. Ed è questo motivo che ci ha spinto a stare dalla parte dei minori, a chiedere a loro direttamente cosa non funziona in questa rapporto di comunicazione tra adulti e minori. Nel corso degli ultimi anni, attraverso i progetti svolti nelle scuole, si evidenzia dalle testimonianze dei ragazzi la latitanza degli adulti di riferimento nei processi evolutivi dalla prima infanzia fino alla maturità. L'incoerenza del mondo adulto è il motivo più ricorrente descritto dai nostri ragazzi che allontana le comunicazioni tra mondo bambino e mondo adulto. I ragazzi non trovano negli adulti dei testimoni validi, modelli a cui ispirarsi, ancore a cui aggrappare e confidare le loro insicurezze, paure e disagi. Per riuscire a tutelare l'interesse superiore del Bambino non è sufficiente proclamare un principio, festeggiare i diritti dei bambini una volta all'anno, organizzare e celebrare i fanciulli con qualche festicciola, ma c'è l'impellente ed improcastinabile necessità di capire, da adulti saggi, che si deve trattare la questione infanzia attraverso precise scelte di metodo, sociali, politiche attraverso una nuova cultura per l'infanzia. E' necessaria in tal senso una collaborazione paritetica tra politica e volontariato per acquisire, insieme e con pari dignità, esperienza e competenza per rispondere al meglio ai disagi che, nel nostro caso ad esempio, appartengono ad un fenomeno sommerso, la violenza sui minori, diffuso ed ignorato. Volontariato sempre in prima linea, che ha fatto chiudere siti pedofili, che ha fatto sentire la sua voce a contrasto della cultura pedofila in un partito europeo, che ha individuato l'ideologo dell'apologia della pedofilia, che ha fornito elementi utili al ritrovamento di un bambino rapito; volontariato che per primo ha svolto un monitoraggio interessando direttamente chi la violenza l'ha subita, che ha segnalato trasmissioni nocive per i minori facendole sanzionare, che ha segnalato al Garante per la Privacy articoli di stampa lesivi della dignità dei minori, ecc. ecc.. Queste associazioni, i progetti, le attività, i dati, la voce degli studenti, devono essere ascoltate, invitate a relazionare a tutti i soggetti politici, amministrativi e socio assistenziali e soprattutto si deve necessariamente tenere conto della realtà che emerge dal contatto diretto che abbiamo noi volontari con la collettività. Tale realtà in questi anni è sempre stata considerata alla luce dei dati e delle necessità che "ufficialmente" risultano, ma appare evidente a tutta la collettività che non corrispondono alle reali necessità. I servizi sociali offerti risultano così insufficienti ed il volontariato viene visto come risorsa a cui si delega il compito di supplire con la beneficenza a ciò che dovrebbe essere un diritto. Le attestazioni di stima e riconoscenza, pervenute anche dalla più alta carica dello Stato, sono il risultato e la prova che non sono autoreferenziali le positive valutazioni di competenza sulle attività di questa associazione. Noi, insieme alla buona volontà di diverse associazioni, abbiamo trovato nel Movimento per l'Infanzia valori ed ideali che fungeranno da volano per raggiungere obiettivi e finalità a livello nazionale, le stesse finalità che hanno fatto nascere anche questa associazione, una nuova cultura per l'infanzia. Una cultura che propone di pre-occuparsi dei bambini con azioni e progetti di intervento a contrasto di una cultura pedofila che trova terreno fertile proprio nell'indifferenza e nel menefreghismo. Noi non siamo neutrali perché abbiamo scelto di stare da una parte sola: dalla parte dei bambini. I dogmatismi sulla neutralità di diritto li lasciamo ad altri. Il libero arbitrio, la libertà di amare i bambini proclamata dai pedofili deve farci inorridire ma non solo: dobbiamo saper rispondere adeguatamente, con fermezza e con coerenza. Altrimenti continueremo a parlare di 30-40 casi all'anno di violenza sui bambini a Vicenza - dati ufficiali - a fronte dei 300-400 stimati, e a leggere le statistiche nazionali di circa 1.000 processi all'anno a fronte di circa 100.000 vittime di violenza sessuale. Allora a perdere non saremo noi o chissà quale parte politica, ma ancora una volta i nostri bambini. Auguriamoci invece di non ritrovarci a parlare il prossimo anno di cultura pedofila, dell'orgoglio pedofilo proclamato da qualche altro imbecille-criminale, ma a stilare un resoconto di quanto si sia fatto per la cultura dell'infanzia e per facilitare l'emersione di questo fenomeno sommerso. Servizi, politiche e società che non sanno proteggere i propri figli, non hanno futuro. Non è una profezia, semplicemente il conseguente destino di chi non ascolta i bisogni e le necessità delle generazioni future.

Vicenza 23 Giugno 2006

S.o.s.. Infanzia Onlus

 Il Presidente (Graziano Guerra)

Stralcio pubblicato nel GDV 26/06/2006