Attenzione ai disagi dei minori foglio di stile Nuova pagina 2

 

Il Gazzettino 04/11/2006

L’INTERVENTO 
Bisogna essere in grado di ascoltare senza giudicare 
di Graziano Guerra*

 
Il compito di noi adulti, di chi si occupa per volontariato ma anche di chi se ne occupa professionalmente come giornalista, è quello di accogliere le vicende che riguardano i minori con grande sensibilità. Le notizie che risultano a volte conflittuali (come nel caso della diciasettenne in cronaca) nei confronti di un comune e "normale" modo di pensare e di agire, per capirle bisogna affrontarle senza averne paura. Il compito che ci siamo prefissati come associazione è ascoltare i minori, quando loro (e non noi!) hanno necessità di esprimere in modo autentico, consistente e ripetuto un disagio, una protesta, un rifiuto, attraverso le loro espressioni verbali, comportamentali ed emotive. Il loro modo di comunicare, di affrontare i problemi quotidiani non è il nostro modo adulto ma è il loro modo di agire, che ha bisogno di essere capito per poter essere aiutato, sostenuto o discusso e corretto se occorre. In questo specifico caso ora si dovrà fare molta attenzione a non fare barriera all'ascolto della paura, della rabbia e della sofferenza che deriveranno a questa ragazza dagli atteggiamenti e dai comportamenti del "giudizio", che appare scontato, del mondo adulto. Spesso noi adulti non riusciamo ad empatizzare con i sentimenti di rabbia, paura e sofferenza dei minori, non riusciamo a comprendere lo stato in cui si trovano i minori in situazioni più grandi di loro. Il vero trauma in questo caso, la vera violenza è lasciare sola quella ragazza con sentimenti stressanti quali l'impotenza, il dolore, la paura, la colpa, la vergogna. Se capiamo e condividiamo quella paura che ha spinto quella ragazza a tentare una via di fuga così "bizzarra", invece che giudicarla e contrastarla in nome delle nostre idealizzazioni e delle nostre astratte razionalizzazioni ideologiche e morali, forse riusciremo a far sentire meno sola quella ragazza, meno inadeguata e colpevole, e potrà peraltro fare evolvere con maggiore rapidità i sui sentimenti negativi: la vergogna, i sensi di colpa potranno con maggiore probabilità stemperarsi e modificarsi tanto più questi sentimenti verranno compresi nelle loro realistiche ragioni.La strada ottimale sarebbe quella di aiutare questa ragazza a sentirsi sostenuta, compresa e non giudicata. C'è il rischio di sembrare intrusivi agli occhi di questa ragazza, ma c'è anche il rischio opposto, forse ancora più pericoloso: quello di lasciarla da sola, di non parlarle apertamente mettendola nelle condizioni di aprirsi, di dichiararle francamente sentimenti di preoccupazione nel constatare ciò che dall'esterno si può notare osservando il suo comportamento. Bisogna dire a questa ragazza che ci si può trovare in situazioni personali difficili, dove c'è una forza maggiore che risulta schiacciante, situazioni da cui si può uscire soltanto chiedendo aiuto, senza scappatoie che rischiano, come in questo caso di apparire disastrose. La strada migliore è mettere questa ragazza nelle condizioni di comunicare la propria verità di disagio . La strada ottimale è quella di rendere protagonista questa ragazza di una richiesta di aiuto che trovi prima di tutto nella sua famiglia e poi a seguire in tutti quelli che le sono vicini, capacità di ascolto e di comprensione.
Non lasciamoci quindi tentare dal facile sdegno, che è naturale, ma facciamoci saggi testimoni di condivisione per un disagio che sicuramente quella ragazza sta vivendo e che merita il rispetto di tutti noi adulti.

*presidente Sos Infanzia Onlus Vïcenza