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Giornata dei diritti dell'Infanzia

Anche quest'anno si perpetua la celebrazione, come se bastasse un giorno all'anno per risolvere la penosa questione della sistematica violazione dei diritti dell'infanzia. I primi educatori sembra abbiano abdicato delegando sempre piu' ad altri il dovere potestativo di tutela, istruzione, educazione dei propri figli. Quando va bene il sostituto del genitore è la scuola ma ad occuparsi e ad occupare la mente, il cuore e l'anima dei nostri figli è sempre piu' spesso la televisione. Recenti studi ed indagini stabiliscono che le madri italiane parlano con i propri figli mediamente 18 minuti al giorno mentre dedicano quasi 3 ore (sempre mediamente) davanti ad un televisore. Il problema - questo è il vero dato di fatto - è che i minori non possono più stare senza televisione perchè la televesione in particolare, ma i massmedia in senso generale, hanno sostituito il ruolo educativo dei genitori. La tv oggi rientra nel loro orizzonte quotidiano, è "obbligatoria" al pari della Playstation e del motorino a 14 anni. E' stato fatto un esperimento: spegnere per due settimane lo schermo ad un centinaio di ragazzi sotto i 17 anni; 7 su 10 si sono detti fin da subito incapaci di resistere. Dopo cinque giorni di astinenza la metà del gruppo ha dato forfait, ritornando al suo "narcotico culturale" quotidiano. Quando io ero un bambino guardavo "Rischiatutto", unica trasmissione allora permessa alla visione di un bambino. Guardando quei "mostri" di sapienza che avevano tante nozioni mi sentivo un deficiente; oggi qualsiasi bambino che guarda alcune trasmissioni televisive si sente molto sapiente e pensa che quelli della televisione siano dei deficenti. Ma si vive un "gap" anche se rinunciamo alla televisione, si ha una nevrosi socialmente strutturata, per la paura di "sentirsi tagliati fuori dal mondo". Certo, l'informazione per un adulto rappresenta il sistema per sentirsi "parte" di questo mondo, sempre collegati, aggiornati e costantemente coscienti di quanto accade nella realtà che ci circonda. Per un bambino i massmedia sono la forma immediata di informazione, la risposta in tempo reale, al bisogno immediato di conoscenza anche semplice, come sapere chi è paperino o Ulisse o un qualsiasi comportamento animale in un documentario. Ma, se pensiamo a programmazioni meno edificanti rispetto ai documentari o alla notizia in diretta sulle realtà sociali, la violenza che oggi permea buona parte dei palinsesti non fa altro che causare stress e traumi nei più piccoli. La televisione diseducativa ha effetti ormonali sui bambini - secondo lo studio del professor Roberto Salti, endocrinologo pediatrico dell'Ospedale Meyer di Firenze - e anticipa la pubertà già a 7-8 anni. Troppa violenza, troppo sesso sull'irrinunciabile schermo stimolano alcune zone cerebrali e producono reazioni a cascata sui più piccoli, rendendoli mentalmente adulti prima del tempo.. Un processo, questo, che tende nel tempo a desensibilizzarci su quanto la tv trasmette. "Il primo atto violento a cui assistiamo ci colpisce molto più che il centesimo" spiega David Elkind nel suo libro The Hurried Child (Il bambino frettoloso), in cui codifica la "pseudo-sofisticazione". Elkind sostiene che la televisione incoraggia i bambini a parlare e ad agire come se fossero molto più anziani e molto più esperti. Nel fare così, i più piccoli tendono ad escludere la risposta emotiva che potrebbero avere normalmente nell'assistere alla violenza o al sesso o al crimine in televisione. Questo fa sì che i bambini possano agire, sembrare, comportarsi come degli adulti, anche se dentro di loro continuano a sentire e a pensare ancora da bambini. Una soglia superiore al 50% dei programmi televisivi italiani contiene scene di violenza e questo eccesso può portare ad un aumento dei comportamenti aggressivi nei bambini e negli adolescenti, con il rischio di incappare in età più avanzata in scelte sociali discutibili, come il bullismo o l'aggregazione in baby gang, fenomeni che la cronaca recente ci riporta in tutta la loro drammaticità. La violenza veicolata dai massmedia e fruibile dai bambini senza alcuna mediazione e controllo dell'adulto, agevola così la certezza di vivere in un mondo pervaso solo da violenza, che quindi ne giustifica l'uso. Certo, la collettività adulta ne è consapevole e tutti, almeno a parole, tentano di arginare il fenomeno agendo mediante specifica normativa a tutela e controllo dei minori. Il fenomeno della violenza all'infanzia è oggetto di continui studi e statistiche. Queste sono solo alcune delle innumerevoli statistiche che periodicamente ci "informano" sui giovani.

Rapporto UE : 2 giovani su cento fanno uso di cocaina. 1 ragazzo su 15 fuma regolarmente spinelli 1 ragazzo su 3 presenta sintomi di disagio il 45% dei bambini(scuola elementare e media) vuole dimagrire il 15% degli adolescenti è attratto dalla pubblicità dell'uso di alcool. 2.000.000 i giovani compresi nella fascia d'età fra i 15 e i 30 anni hanno disturbi dell'umore, di ansia e di personalità. 7° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza: il 35,2% dei bambini intervistati ha affermato di essere stato avvicinato o infastidito da un adulto che non conoscevano. Il 43,6% guarda la televisione da 1 a 3 ore al giorno. Il 45,7% dei bambini è libero di decidere autonomamente quando e quanto a lungo guardare la Tv, senza controllo degli adulti. Oltre la metà dei bambini prova fastidio nel vedere in televisione immagini di guerra e morte nei telegiornali (61,1%), scene di sesso e di nudo in film e telefilm (61,1%), volgarità e parolacce (52,6%). Il Veneto detiene un primato poco invidiabile, nella graduatoria dei reati compiuti sui minori: il terzo posto. 1 bambina su 5 è vittima di violenza sessuale, il 15% dei minori è vittima di violenza sessuale

Strano modo di questa società di interessarsi dei propri figli. Freddi numeri, asettiche statistiche che non sono riuscite in questa società evoluta ad invertire una deriva pericolosissima: l'inconsapevole indifferenza del mondo adulto che ha offuscato la ragione precludendo la possibilità di capire e rispondere ai reali bisogni dell'infanzia. A che cosa sono serviti tutti gli studi, le ricerche, le statistiche se non hanno contribuito ad assumere la consapevolezza che anno dopo anno assistiamo alla continua e progressiva violazione dei diritti dei bambini? A che cosa sono servite le innumerevoli normative giuridiche di riferimento se la cronaca ci riporta quotidianamente lo sfruttamento, l'abuso e la violenza ai danni dei minori sistematicamente in aumento? La violenza all'infanzia quando viene rappresentata o raccontata dai massmedia, in che misura, questi, contribuiscono a fornire una corretta informazione e quanto invece diventa occasione di spettacolarizzazione, di evento edulcorato da reality show o peggio ancora occasione di emulazione? Dal 1990, anno della Carta dei diritti del Fanciullo, più o meno stiamo dicendo sempre le solite cose e, anno dopo anno, sempre più o meno, Istituzioni e politica rispondono allo stesso modo: incoerenza, disattenzione, e incapacità di reali e concrete soluzioni. La notizia che ci tiene incollati da mesi davanti al televisore o che tiene banco nelle prime pagine dei giornali è la Finanziaria, non la violenza all'infanzia ovviamente. La notizia oggi la fa il presunto partito dei pedofili, formato da una manciata di imbecilli che non hanno raggiunto il quorum necessario per essere un partito, notizia riportata dalle maggiori testate di tutto il mondo, non la nascita di un Movimento nazionale a favore dell'infanzia che rappresenta i sacrosanti diritti dei bambini. Oggi però noi ringraziamo tutti i politici, di destra e di sinistra, per non essersi presentati al convegno di Foligno il 18 novembre scorso perché ci hanno fatto capire quale sia il loro interesse per i bisogni dell'infanzia. L'abbiamo compreso noi assieme ai circa 15.000 soggetti adulti che ora rappresentiamo e, tutti concordi, ci sforzeremo da ora in poi ad informare tutti i soggetti adulti, quindi elettori, che alle prossime elezioni agiranno conseguentemente. Le belle parole, le riflessioni argute del "maitre a penser" di turno che anche in questa giornata per l'infanzia, per l'ennesima volta, si spenderanno a destra e a sinistra non tolgono nulla alla gravità dei problemi che sono drammaticamente all'attenzione della società. La correttezza formale della politica non aiuterà uno solo dei tanti bambini violentati o delle tante famiglie disperate che si rivolgono a noi, che non abbiamo mezzi sufficienti e non abbiamo il potere per fare cambiare le cose. Il "sentito ringraziamento e il caloroso saluto" che sistematicamente ci perviene ad ogni invito non cambieranno l'orientamento adultocentrico delle nostre leggi, non destineranno risorse e competenze a favore dei bambini. Il 70,8% degli adolescenti italiani è poco (33,2%) o per niente (37,6%) interessato alla politica.. Il 53,7% ammette di capire poco o per niente la situazione politica del Paese e più di 2/3 del campione pensa che i politici siano poco (45%) o per nulla (24%) chiari quando parlano. I ragazzi avvertono la necessità di "svecchiare" la classe politica e il 64,5% degli adolescenti vorrebbe più giovani in politica. I circa 10.000 giovani incontrati nell'ambito delle nostre attività sono stanchi di parole a vuoto, di sterili litigiosità politiche, di preconcetti ideologici che servono solo a celebrare se stessi ed il proprio modo di far politica. Se tutte le statistiche, gli studi, le ricerche, a nulla servono, se tutto l'impegno dei volontari, osannati e lodati sempre a parole, non trovano adeguate risposte ai reali bisogni e necessità dei minori, considerato il disinteresse al rinnovamento, al cambiamento, alla rivoluzione culturale per una reale attenzione ai bisogni dell'infanzia, si deve amaramente prendere atto che questa politica è davvero al declino e che è urgente l'impegno di nuovi soggetti che finalmente rappresentino gli interessi dei terzi svantaggiati, a partire proprio dai più piccoli ed indifesi; infanzia che oggi non vota, non è un bacino di utenza elettorale ma che può trovare nelle persone abituate quotidianamente a rappresentarli, non solo a parole ma con i fatti, finalmente il loro diritto ad essere tutelati come soggetto di diritti inalienabili. Sarà questa la nostra futura scommessa e forse allora avrà senso celebrare questa giornata per l'infanzia, allora assumerà valore la ricorrenza perché sarà il frutto della concretezza, dei fatti. Tutto il resto sono solo parole, intenzioni e tutti conosciamo quale sia l'inesorabile destino delle migliori intenzioni.

Graziano Guerra Presidente di Sos Infanzia Onlus e coordinatore regionale per il Veneto del Movimento per l'Infanzia

www.sosinfanzia.org

www.movimentoinfanzia.it

21/11/2006

Pubblicata nel Gazzettino

Pubblicato nel Giornale di Vicenza