Tanti lutti da superare, ma grazie all'aiuto delle associazioni ce la farò.

Cari tutti,

vi scrivo per raccontarvi della mia vita, delle cose che mi sono successe e di come mi stia impegnando per uscire dal vecchio tunnel dov'ero, grazie alle associazioni che ci sostengono, ci aiutano, ci guidano e ci accompagnano fuori dal tunnel e lungo la strada corretta, mano nella mano.

Circa cinque anni fa mi sono ritrovata a fare un test sugli alimenti presso un'erboristeria. Questo test prevedeva l'utilizzo del metodo della Kinesiologia, tecnica per cui, tramite una determinata stimolazione a dei muscoli dell'utente, il Kinesiologo sente le risposte che vengono date dal corpo dell'utente, direttamente dal suo inconscio. Saputo ciò, iniziai a pensare che sarebbe stato utile per me ricevere delle risposte precise dal mio inconscio, consapevole del fatto che avrei avuto le indicazioni esatte su cosa fare e come affrontare le vicende che mi erano successe fino a quel momento. Pensavo infatti che l'inconscio mi avrebbe dato la giusta chiave di lettura per affrontare ed approfondire gli eventi che mi avevano travolta durante questa vita, per poter andare avanti, senza l'influsso della parte razionale di me che inevitabilmente prende il sopravvento. Perciò ho iniziato a trattare con la Kinesiologa le cose che veramente mi turbavano partendo dal mio obiettivo che era quello di capire come mi avessero colpita e cambiata quegli eventi, poiché non avevo capito nemmeno quello.

Sono nata in provincia di Vicenza. I miei genitori (io sono figlia unica) erano soliti mandarmi a fare le vacanze dai nonni paterni in montagna durante le estati. Fu nelle due estati del mio 4° e 5° anno di età che venni abusata da mio nonno. Mi ricordo che glielo raccontai ai miei, solo dopo che mia mamma mi trovò in cantina che mi pulivo con della sabbia che mi aveva anche ferita. Fu lì che mi chiese perché facessi quella cosa e io risposi semplicemente: mi sto pulendo (ovvio che la mia intenzione era quella di togliere qualsiasi residuo e avevo pensato a quella tecnica) poi le raccontai quello che mi successe per due estati di seguito. Risultato? Bè, non andai più a fare le vacanze là, ma puntualmente, ogni sabato, dovevo andare con loro a salutare i miei nonni perché mia nonna non sapeva nulla ovviamente e ovviamente non era partita alcuna denuncia se non una sgridata fatta da mio padre nei confronti del suo. Punto. Punto nel senso che da lì in poi fu tutto chiuso. Nessuno mi disse più nulla. Mia mamma non me ne parlò più. Con mio padre non ne ho neanche mai parlato (ma posso capire che per lui, visto che era suo padre, non fosse poi così facile). Sono cresciuta con questa cosa dentro. Nessuno mai mi ha chiesto nulla e io mi chiedevo come mai nessuno si interessasse della mia salute. Come mai nessuno mi chiedesse se ci stavo ancora male per l'abuso subito, se l'avessi superato o qualcos'altro.

Comunque la Kinesiologa mi ha aiutata molto, ho iniziato a percorrere una strada "alternativa" e mi sono appoggiata ad un centro della mia zona iniziando a fare corsi di meditazione per una lettura del mio interiore, ho fatto un corso sulla reincarnazione, e poi, in seguito a delle percezioni ho provato a fare il test pre-Kirlian, scoprendomi pranoterapeuta. Dal 2005 sono Pranoterapeuta a tutti gli effetti. Sono felice di esserlo. E' un dono che si ha dalla nascita perché non si può diventare pranoterapeuti col tempo. E' per questo che sono felice di poter dire che grazie a ciò che mi è successo ho potuto scoprire di essere Pranoterapeuta, perché penso che se non mi fossi messa a lavorare un po' sugli abusi subiti, forse non l'avrei scoperto. Fù dopo il corso sulla reincarnazione che trovai il coraggio di parlare a mia mamma di quei fatti, nel 2003, dopo vent'anni. Mia mamma mi rispose: "ma te ne ricordi ancora?" e scoprii che non ne aveva fatto parola ad anima viva. Nemmeno con sua madre ne aveva parlato. Ed io ero cresciuta pensando che tutti se n'erano fregati di me, mentre in realtà nessuno sapeva niente.

Nel 2000 mi sono sposata. Mi accorsi appena tornata dal viaggio di nozze di essere rimasta incinta da due mesi. La risposta del mio ex marito fu: vedi tu, decidi tu cosa vuoi fare. E io come una sciocca corsi da mia madre che dall'alto della sua saggezza mi disse: per me devi abortire. Se tieni il bambino ti rovini la vita, sei troppo giovane e poi chissà come andrà con quello lì che ti sei sposata. Conclusione: ho abortito, ulteriore lutto. E' chiaro che un matrimonio che inizia in frantumi in quel modo non ha lunga durata e infatti nel 2004 decidemmo di separarci consensualmente.

La cosa però più dura che dovetti fare fu dare via le mie cagnoline. Due sorelle, bellissime e dolcissime, ma specialmente mie. Dovetti trovare in fretta una loro sistemazione e la mia principale preoccupazione all'epoca fu quella di farle restare assieme, di trovare loro una bella casa, con delle persone che le amassero, che le curassero. Con l'aiuto di una cara amica trovai la casa, bella, con un giardino veramente enorme, perfetta. Terzo lutto. Veramente duro da mandar giù, anche se sono consapevole di aver fatto il possibile per sistemarle in una casa ancor più bella di dov'erano con me, con una nuova padroncina poco più giovane di me che le coccola tanto. Poi dopo la separazione sono tornata dai miei, che ovviamente non avrebbero mai accettato le mie cagnoline anche perché non abbiamo il giardino.

L'ultimo conflitto che ho dovuto vivere è stato il mobbing subito al lavoro. Dopo sette anni che lavoravo in una ditta metalmeccanica della mia zona, si è diplomata la figlia del titolare. Mi hanno fatto capire molto chiaramente che avrei dovuto andarmene essendo l'ultima assunta. Dall'ottobre del 2005 ho fatto l'operaia presso quella azienda, la magazziniera, il jolly della situazione, dietro le mentite spoglie di un assurdo documento che dovetti firmare dove veniva dichiarato che per motivi di riorganizzazione interna aziendale ero disposta a passare dalla mansione di "impiegata amministrativa" a quella di "impiegato tecnico magazziniere". Firmai.

Poi a febbraio di quest'anno non ce l'ho fatta più. Ho cercato un altro lavoro come impiegata e finalmente ho trovato un'azienda che cercava un part-time. Accettai ma dopo neanche un mese ricevetti una richiesta di full-time da un'altra azienda dove andai. Piccolo particolare: al colloquio non mi avevano spiegato quanto fossero incasinati. Perciò per tentare di aiutarli e di tornare al giusto ritmo e regime mi misi a fare anche 10 ore al giorno, tutti i giorni e quasi tutti i sabati, contestualmente ad un regime alimentare dietetico. Sentivo il loro fiato sul collo, troppa responsabilità, troppe richieste e già io ero al mio massimo, più di così non riuscivo. Mi prese l'ansia. Non capivo più niente. La paura folle di sbagliare, la paura di dover ritornare in quel posto lunedì. Quel lunedì non ritornai. Ebbi una crisi di panico. La mia ansia era alle stelle. Andai dal medico: ansia depressiva, xanax.

Alla fine ho deciso di rivolgermi ad una Psicologa. Veramente prima non mi era neanche mai passato per la testa. Non pensavo che tutto fosse così grave. Ma ora davvero non ce la faccio più. Sono tante cose, tutte insieme. Ora una alla volta le snocciolerò con l'aiuto di questa favolosa, generosa e disponibile Psicologa che Voi conoscete bene. Ora i lutti si tramuteranno in nuove nascite, perché sono stanca di morire e voglio ritornare a vivere, ad essere quella che ero quando avevo quattro anni, al mio carattere originale. Voglio diventare la me bambina, trovare un lavoro part-time per dedicarmi nel pomeriggio a fare la Pranoterapeuta e aiutare la gente. Al momento sto frequentando un corso come Assistente Ricreativa Equestre per Disabili, ma comunque sono tutt'ora disoccupata. Ho 27 anni adesso, e non pensavo ci fosse questa associazione. Sono davvero felice del fatto che ci sia tutta questa gente che ci dona la possibilità di esprimerci e di ascoltarci. Ringrazio davvero tanto tutti gli "addetti ai lavori". Spero un giorno di poter dare una mano concreta anch'io, grazie, siete grandi.

Eva