Per la pace nel mondo vcambiare noi stessi foglio di stile Nuova pagina 2
«Il mondo non si cambia a colpi di slogan o peggio molotov, ma cambiando noi stessi» 

«La pace? Mettiamo in pratica il messaggio evangelico»

Hanno scritto in tanti sul Dal Molin, sul perchè si e perchè no. Leggendo mi pare di capire che comunque rimane una grande confusione. La questione non è semplice e non ho alcuna presunzione di poterla risolvere con questo mio intervento. Tuttavia vivendo praticamente dalla nascita a Polegge e quindi vicino al Dal Molin, sento il dovere di invitare tutti ad una riflessione. Rischiamo sempre di essere banali noi vicentini che ci preoccupiamo del nostro piccolo orto. Qualcuno pensa che si possa anche mediare spostando da un lato all'altro la base, come se fosse qualcosa che puzza e bastasse spostarla un pò più in la per non sentirne l'odore. Ma a questi nasi sensibili neppure sfiora l'idea che il problema non è la seconda base Usa a Vicenza ma il concetto stesso di ulteriore militarizzazione, americana o meno, che andrebbe affrontato. Non è una questione ideologica come molti, in forma strumentale, hanno tentato di far credere agli idealisti che in centomila si sono ritrovati a Vicenza. Il punto di partenza è un altro: vogliamo un futuro per i nostri figli fatto di amore fraterno fondato sui valori cristiani di pace e rispetto per il prossimo o desideriamo continuare a pensare alle guerre preventive e alle democrazie imposte con le armi? Se il buon senso, la ragione, un percorso di condivisione dei valori cristiani ci porta alla prima ipotesi comprendiamo bene che è miope la protesta per la base di Vicenza in quanto non serve a patrocinare questi nobili intenti. Si pensi a quante basi ci sono in Italia, in Europa, al fatto che a 60 anni dalla fine della seconda guerra mondiale noi siamo ancorati a vincoli del piano Marshall che risultano anacronistici in questa epoca in cui la guerra fredda è finita, è caduto il muro di Berlino ecc. ecc.. In considerazione di questo appare veramente ridicolo e provinciale pensare che il raddoppio della base a Vicenza, del nostro piccolo orticello, di Vicenza risolva la questione di principio. Se invece crediamo alla sicurezza contro il terrorismo e alla pace imposta con le armi significa che l'esortazione di Papa Giovanni Paolo II e ripresa anche da Benedetto XVI "mai più guerra" non fa parte dei valori condivisibili ed in questo caso prevale la paura che condiziona oltre qualsiasi concetto cristiano. Comunque la pensiamo non ha alcun senso protestare contro una decisione presa da nostri rappresentanti politici, eletti democraticamente dal popolo sovrano, i quali, sia di destra che di sinistra, hanno sottoscritto e ratificato accordi bilaterali che ci impegnano per altri 50 anni con gli USA. A meno che non ci sia una consapevolezza nuova e cioè che i nostri politici, sia di destra che di sinistra, siano talmente distanti da chi li ha votati che nulla hanno a che fare con i reali bisogni della comunità, che non rappresentano più il popolo italiano e devono essere tutti rimandati a casa. Quest'ultima ipotesi però preannuncia rivoluzionari scenari che democraticamente e civilmente richiedono un consenso popolare così ampio e radicale che risulta improbabile tale possibilità, almeno a breve termine. Diversamente rimane l'alternativa rivoluzionaria armata, l'anarchia, la lotta contro l'ordine costituito ed anche in questo senso immagino che solo pochi sprovveduti non abbiano imparato dalla storia quanto questa risulti impopolare e fallimentare, in tutti i sensi. Personalmente credo che dobbiamo cominciare a pensare diversamente, ma partendo da noi stessi. Credo sia prioritario acquisire la consapevolezza che ognuno di noi può cominciare a cambiare e poi, piano piano, tutta la comunità, la collettività intera cambierà. Se ci preoccupiamo di cambiare l'altro, le idee degli altri, stiamo combattendo una battaglia persa in partenza. Cominciamo dal nostro cuore, dalla nostra famiglia, dai nostri figli. Costruiamo una società futura fatta di giovani che credano nei valori veri, in ideali forti ma vissuti in prima persona da genitori che siano di esempio e modello per futuri politici, rappresentanti delle istanze, dei bisogni dell'altro. Abbattiamo quei falsi idoli di idioti televisivi, di veline e gossip vari, calciatori miliardari, sport drogati e falsi buonisti. Insegniamo ai nostri figli il valore di una vita onesta, della solidarietà verso il prossimo fin da quando sono piccoli. Riprendiamoci il tempo per le relazioni familiari, le amicizie, gli affetti, magari sostituendo quel tempo sprecato a soddisfare il ben-avere con tempo impegnato per il ben-essere. Edifichiamo un contesto di reciprocità, di vera solidarietà verso l'altro, cominciando dalla prima cellula di società, la famiglia. La pace nel mondo inizia nel nostro cuore, nella nostra famiglia. Se i nostri politici non ci rappresentano più, se i responsabili del futuro dei nostri figli, gli adulti di oggi, non sono più capaci di gestire la cosa pubblica, se i modelli educativi trasmessi non sono più validi, la colpa è un pò di tutti noi. Se ci sentiamo ingannati, male informati, strumentalizzati da decisioni prese a nostra insaputa, non possiamo ora reagire con sterili proteste o, peggio ancora, con ignobili e vigliacchi attentati. Se veramente crediamo che l'interesse superiore sia il Bambino, qualsiasi bambino di questo mondo, culla di speranza e futuro, senza alcuna strumentalizzazione ci dobbiamo impegnare, civilmente e democraticamente ad usare la ragione, il buon senso. Un cambiamento culturale non avviene in qualche mese o in qualche anno. In quest'epoca storica dove tutto sembra possibile immediatamente ci dobbiamo impegnare a cambiare noi stessi, ad uscire da quella caverna buia, dal nostro piccolo orticello e guardare dall'alto dei pensieri più nobili che portano a progetti grandiosi di rinnovamento culturale che richiedono tempi adeguati. E' un buon segno questo risveglio, l'attenzione al valore della pace e del futuro dei nostri figli. E' un buon segno per la piccola Vicenza ma auguro a tutti noi vicentini che questi segnali siano premonitori di serene riflessioni e della consapevolezza che si deve passare dalla protesta alla proposta. Proposta di un messaggio importante ai giovani, che sia testimonianza di civiltà espressa da attente valutazioni che generino mature e responsabili scelte per il futuro dei nostri figli. Scelte, decisioni, riflessioni che hanno bisogno di un contesto sereno e responsabile, adulti che siano in grado di generare illuminanti segnali di rinnovamento, culturale, sociale e politico. Solo in tale ambito cresceranno uomini in grado di rappresentare gli interessi collettivi, i valori etici e cristiani, i veri nobili ideali della pace che non si proclama semplicemente con una bandiera arcobaleno che sventola ma si vive con la testimonianza della civile convivenza e della condivisione fraterna. A partire da noi stessi, dalla nostra famiglia. "Mutatis mutandis". Cambiando si cambia. Cambiamo prima noi stessi, poi anche tutto il resto cambierà. Fermiamoci ad ascoltare, a riflettere, ad informarci, trasformando la protesta in una proposta veramente innovativa che travalica i confini di Vicenza, dell'Italia e dell'Europa intera, come espressione di civiltà. Le vere rivoluzioni, quelle che hanno cambiato il cuore e la vita degli uomini, non sono ideologie politiche, e non si proclamano con le marce o gli slogan e tanto meno con le molotov. La storia insegna: tutto è passato, l'unico messaggio che rimane valido da più di duemila anni è quello che ci invita a cambiare noi stessi, non l'altro. Auguro a tutti che il periodo estivo concili anche questa lettura e che soprattutto possa essere utile a tutti i miei concittadini.

Graziano Guerra Presidente S.o.s. Infanzia Onlus

Pubblicato nel Gazzettino 05/08/2007

Pubblicato nel Giorale di Vicenza 13/08/2007