I nomi dei pedofili foglio di stile Nuova pagina 2

Garantismo e privacy: così si rischia di tutelare "il pedofilo della porta accanto"

Quotidianamente questa associazione riporta nel proprio sito web gran parte delle notizie che riguardano i bambini oggetto di abusi e violenze da parte degli adulti. Sovente ci capita di leggere di processi che si concludono con la condanna di questi criminali, altro non sono, a pene miti paragonabili al furto di una mela. Ciò che mi scandalizza è il fatto che, spesso, si ritenga che la violenza ad una bambina da parte di un adulto sia di "lieve entità" e, applicando probabilmente le attenuanti generiche, si condanna l'uomo a soli due anni di reclusione, i famosi 24 mesi per i quali tutti beneficiano della condizionale e, di fatto, liberi. L'art. 609 ter del codice penale all'ultimo comma stabilisce, ad esempio, che la pena per chi commette violenza sessuale a danno di minori di anni 10 è della reclusione da sette a quattordici anni, mentre l'art. 609 bis c.p. , all'ultimo comma, pone il principio della diminuzione della pena, nella misura non eccedente i due terzi, nei casi di minore gravità. Se andiamo a verificare le sentenze passate in giudicato verificheremmo che nessuno ha scontato per intero tali condanne. Ciò che mi addolora e mi indigna è considerare di minore gravità una violenza usata nei confronti di bambini da criminali che oggi sono in libertà con la condizionale e pronti a sfogare le loro inquietanti perversioni sui figli di qualcun altro, se non sui suoi. Come anche la cronaca cittadina evidenzia siamo di fronte ad un garantismo così paradossale che i pedofili possono tranquillamente agire, essere processati, rimessi in libertà quasi subito continuando a perpetuare il loro disegno criminoso. Con quale coraggio possiamo dire oggi ad un genitore di una vittima che l'abusante era già stato condannato per lo stesso reato ma che il suo nominativo, in nome della privacy, non poteva essere noto? C'è un'indifferenza, un'accondiscendenza, un'approssimazione, una leggerezza e un atteggiamento di ipocrita indulgenza verso gli adulti quando si tratta il tema della violenza ai bambini tale che oramai la nostra società rischia di abituarsi e metabolizzare anche il "consumo" sessuale nei confronti dei bambini, la violazione, di fatto impunita, dell'anima dei bambini, del loro equilibrio, del loro futuro, della loro innocenza e del loro candore. Oggi chi non paga una rata del mutuo viene bollato come inaffidabile in elenchi a disposizione di chiunque; chi fallisce con un'azienda è esposto in elenchi pubblici e marchiato come un fallito! Chi invece violenta una bambina agisce indisturbato ed il suo nome viene mantenuto segreto. Chi tentò tempo addietro di pubblicare i nomi dei pedofili condannati, vedi il caso di Vittorio Feltri, subì conseguenze peggiori dei criminali stessi (venne temporaneamente radiato dall'Ordine). Si dice che questo avviene per tutelare i minori coinvolti altrimenti riconoscibili quando si tratta di abusanti genitori. Certo, prima di tutto la garanzia per i bambini, ma le sentenze non sono emesse "in nome del popolo italiano"? Quindi in nome di tutti noi ed in ragione di questo, qualunque genitore dovrebbe essere messo nella condizione di conoscere i nomi di tutti i pedofili condannati. Quale genitore non vorrebbe sapere se in quella casa dove sua figlia va a giocare con l'amichetta abita un pedofilo? Come e quando è un problema che si può risolvere cominciando a ragionare seriamente su questo bisogno che deve essere "sentito" seriamente da chi è preposto a tutelare, normare ed amministrare il Paese. Ora mi chiedo: quando acquistiamo una casa ci preoccupiamo del posto, se è ben soleggiato, se è adeguatamente servito ecc. ma non ha forse diritto un genitore di conoscere anche chi gli vive accanto? Non è forse più utile, sempre per tutela e la prevenzione, sapere se il mio vicino di casa è un pedofilo che ha già subito delle condanne? La casistica parla chiaro nel merito: un pedofilo non si ferma alla prima vittima. Ma allora che tutela dei minori è mai questa se è più garantito l'interesse economico a quello del valore inestimabile della dignità del Bambino? Dobbiamo ritrovare la capacità di indignarci e di agire concretamente. Infatti non basta stracciarci le vesti e scandalizzarci di fronte all'ennesima violenza ai danni di una bambina ma trovare, ognuno di noi, la forza di batterci per valori assoluti e nobili ideali che sono alla base di una civiltà che si dice evoluta. 

Graziano Guerra, presidente di S.o.s. Infanzia onlus Vicenza

Pubblicata nel Gazzettino il 24 Marzo 2007