Le regole da condividere foglio di stile Nuova pagina 2

Le regole della convivenza civile si devono condividere non imporre

 

Si parla molto di regole ultimamente. Regole in famiglia, a scuola, nella società civile. Le regole si possono imporre o condividere e la differenza è sostanziale. Sia che parliamo di famiglia, di scuola o di qualsiasi ambito civile la convivenza, comunque, non prescinde dalle regole.
Ognuno di noi oggi si chiede, nelle dinamiche del vivere insieme, cosa sta accadendo? Non è la semplice buona educazione, che da tempo ormai latita nella convivenza civile, familiare, scolastica e sociale ma di rispetto di se stessi, degli altri, dell'ambiente, della vita, di attenzione per la propria salute e per il bene comune, in altre parole, amore per la vita.
Tale assenza di valori, probabilmente è il prodotto di diversi fattori sociali, ma soprattutto nella crescente difficoltà e, talvolta, incapacità della famiglia di mantenere il proprio tradizionale ruolo etico-educativo.
I figli imparano comportamenti e valori e sviluppano affettività attraverso l'amore e la cura che ricevono dai genitori, ma in particolare dall'esempio e dalla pratica delle regole con cui si confrontano. La famiglia prima e le altre agenzie formative poi, sono entrate in una profonda crisi. Sulla crisi della ricchezza educativa e formativa della famiglia ha inciso probabilmente in maniera determinante la crescente pressione del lavoro: orari, ritmi, ansia di perderlo, competitività, necessità di impegno lavorativo sempre più intenso per rispondere a bisogni più o meno necessari da cui scaturiscono deprivazione di tradizioni, disaggregazione, contrazione e sottrazione di tempi e di persone alle risorse familiari e perdita dei rapporti affettivi, fino a menomare la stessa relazione genitori-figli.
In pratica assistiamo ad un fenomeno che potremmo definire come l'incapacità, del contesto sociale adulto di tramandare efficacemente e compiutamente cultura e valori ai propri figli.
Con i nostri progetti nelle scuole evidenziamo quanto anche altre inchieste scientifiche nella scuola riportano in proprie statistiche: questi nostri figli sono molto spesso soli e privi di relazioni educative e formative, scarsamente considerati per le persone che sono, consumatori di mode e oggetto di ingannevoli modelli diseducativi veicolati da trasmissioni televisive e mezzi mediatici sempre più alla ricerca del solo profitto. 
Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. L'esplosione dell'ansia e della rabbia in conflitti che nascondono paure ed incapacità di gestire le proprie emozioni, positive o negative che siano. In tali contesti i nostri giovani dimostrano di non essere "allenati" alle relazoni, all'ascolto di se stessi e degli altri. Inutile ribadire che anche a scuola, non di rado, si consumano violenze grandi e piccole, atti di bullismo ecc...
E poi come non pensare alla violenza fuori e dentro gli stadi, drammaticamente attuale, allo scatenarsi dell'ira, delle rappresaglie, alla quasi totale incapacità di gestire le pulsioni emotive ed i conflitti personali e collettivi? Come non accorgersi della mancanza di quei valori fondamentali di rispetto per l'altro, del bambino, della donna, ripetutamente violati o soppressi dalla furia caina anche di alcuni giovani?
E' ovvio che ci sia ora dibattito aperto, è scontato che si rifletta e si discuta sulle adeguate contromisure da adottare. Mi auguro però che sia altrettanto scontato fare tutti un serio esame di coscienza per capire fino in fondo le ragioni della violenza, che nasce, la violenza, dentro ognuno di noi e per la quale ognuno di noi può far qualcosa per contribuire ad essere testimone di convivenza civile. La convivenza civile nasce nella famiglia che sa rappresentare modelli educativi che trasmettono autentici valori del rispetto della persona. Si comincia promuovendo la logica che le regole valgono per tutti, dal semplice cittadino al politico, che non esistono caste, che nessuno è autorizzato a previcare su un'altra persona in ragione di chissà quale privilegio, sia esso tifoso o appartenente alle forze dell'ordine; che si deve rispetto sacrosanto alla persona che mai può essere oggetto o soggetto di violenza; che si devono rispettare le Istituzioni preposte e che qualsiasi atto di vandalismo, teppismo o comunque contro la legge non è accettabile, da qualsiasi parte provenga. Per capire questo da adulti necessariamente fin da piccoli dobbiamo avere "vissuto" queste esperienze tramandate dalla testimonianza quotidiana degli adulti di riferimento, primi fra tutti i genitori. Quel bambino che assiste alle bravate del genitore che si considera furbo usando la corsia di emergenza quando l'autostrada è bloccata, o quel bambino che vede il padre allo stadio che diventa un violento bestemmiatore e considera "nemici" gli avversari in campo, ed ancora quei bambini che assistono a violenze familiari quando non sono essi stessi vittime della violenza adulta, questi che adulti saranno? Chi avrà loro insegnato a gestire le pulsioni emotive? Da chi prenderanno esempio per diventare adulti responsabili? Non è nemmeno più sufficiente che nelle scuole si insegnino le sole discipline ma è necessario che la scuola rinforzi il concetto di sé dei ragazzi, educandoli a riequilibrare eventuali disarmonie educative, intrecciare relazioni cooperative e costruttive, riflettere sull'intelligenza emotiva motivandoli a gestire le proprie emozioni.
Famiglia e scuola, assieme, devono trovare la forza ed il coraggio di affrontare il delicato problema delle relazioni affettive, familiari, educative e sociali, incentivati ed aiutati da intelligenti politiche ministeriali, per "condividere" tra adulti, e trasmettere ai figli con il loro esempio, le regole di civile convivenza che si ispirano ai valori etici che stanno alla base della nostra stessa esistenza, rappresentano il futuro e la speranza di un progresso capace di migliorare la vita dei singoli individui e della comunità sociale. In tutto questo anche i media hanno la loro responsabilità e ci auguriamo tutti che si cominci a condividere la necessità di un'informazione in grado di veicolare anche questi valori e non solo intrattenimento o banale gossip che sono lo specchio di quanto decadente sia la comunicazione oggi rivolta alla collettività.
In alternativa a questo, alla "condivisione" delle regole, c'è l'imposizione delle regole, ma credo che la storia, e la cronaca anche recente, ci abbia ampiamente insegnato quanto risulti insufficiente ed inadeguato "imporre" qualsiasi regola.


Graziano Guerra

11/11/2007