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Chi acquista pedopornografia via web è equiparato a chi la produce: siamo perfettamente d'accordo.

La recente sentenza della Cassazione che in via definitiva condanna a 18 mesi Augusto Martelli - il musicista autore di Mina e arrangiatore dello 'Zecchino d'Oro" - per avere acquistato materiale pedopornografico, stabilisce un criterio a tutela dei minori importantissimo: si equiparano produttori e consumatori di pedopornografia poiché "Procurano una grave lesione alla libertà sessuale e individuale dei minori coinvolti" La condanna è stata confermata dalla Cassazione, stabilendo che commette reato chi si collega ai siti a pagamento per guardare e scaricare materiale pedopornografico. In pratica, secondo la Suprema Corte il "consumatore" che acquista queste immagini, viene considerato "dannoso" nei confronti dei minori sfruttati come se fosse egli stesso il "produttore" di tale materiale. Cita testualmente la sentenza: "E' indubbio che tutta l'attività organizzativa ai fini della produzione, diffusione e messa in commercio di certe immagini, esiste e si perpetua solo perché vi è, a monte, una domanda: un pubblico, cioè, di consumatori che intende acquistarle e detenerle". "Pertanto - proseguono i giudici di piazza Cavour - il comportamento di chi accede ai siti e versa gli importi richiesti per procurarsi il prodotto, è altrettanto pregiudizievole di quello dei produttori. Ed è questa la ragione per la quale, del tutto legittimamente, il legislatore punisce anche quelle condotte che concorrono a procurare una grave lesione alla libertà sessuale e individuale dei minori coinvolti". Senza successo anche la linea di difesa del legale di Martelli che ha sostenuto in Cassazione una "illegittimità costituzionale" poiché i supremi giudici della Terza Sezione penale, - sentenza 41570 - hanno replicato che "qualsiasi espressione della propria personalità e libertà, è lecita e costituzionalmente garantita solo se, nella sua esplicazione, non comporta danno per altre persone: specie se si tratta di soggetti incapaci di difendersi e impossibilitati ad operare delle libere scelte", come nel caso dei minori sfruttati. Un grande applauso quindi alla sentenza emessa che indica non un criterio che esprime un punto di vista solo moralistico, ma un principio volto a stabilire che chi anche solo si compiace di scene pedopornografiche, anche quando non ha in alcun modo partecipato alla realizzazione o divulgazione del prodotto o non ne trae lucro, è comunque "dannoso" per i bambini. Non dimentichiamo che anche questo turpe mercato, che rende più della droga, soggiace all'impietosa legge della domanda e dell'offerta: se esiste sempre più offerta significa che c'è sempre più domanda. Ed è su questa domanda, forse più che sull'offerta, che dovremmo riflettere e sulla quale la Cassazione si è espressa egregiamente. Ma qualsiasi regola o principio non possono essere solo proclamati ma necessitano di condivisione da parte della società civile, educandoci a questa nuova cultura per l'infanzia, altrimenti resteranno vani tutti i tentativi per riaffermare i valori ed i diritti inviolabili dei bambini.

 

13/11/2007

 Il presidente Graziano Guerra