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Massmedia: anche dalla parte dei minori o solo degli adulti?

 

Alla notizia di cronaca di un caso di pedofilia seguono da parte della collettività chiari sentimenti di indignazione e rabbia se si tratta di persone sconosciute o ignote, ma lo stesso inequivocabile atteggiamento di condanna non si verifica quando la violenza riguarda da vicino uno o più componenti della famiglia oppure colleghi, conoscenti, vicini ecc.. Come mai? Fin tanto che l’informazione comunicherà distorte e falsate rappresentazioni del pedofilo affermando che è “un mostro” “un orco” non riusciremo mai a concepire che sia un essere umano in tutto e per tutto simile a noi. Ecco allora che paradossalmente questa informazione mediatica fa il gioco degli adulti, allontana la paura dalla nostra mente ponendo questo pericolo, il pedofilo, al di fuori di noi collocandolo in ataviche paure mostruose. Non è un essere umano così come rappresentato, non può essere quindi chi ci vive accanto, ha lavorato fianco a fianco con noi o addirittura abbiamo sposato o convissuto per lunghi periodi. In questi casi allora registriamo dei comportamenti di copertura, di omertà fino alla connivenza. Nei fatti l’abuso e la violenza all’infanzia rimangono un tabù culturale, del quale è preferibile non parlarne poiché è talmente in-credibile che diviene non-credibile. Le motivazioni che spingono molti adulti a non stare dalla parte dei bambini sono diverse: a volte per interesse economico (capita che la moglie dell’abusante abbia nel reddito del marito l’unica forma di sostentamento e denunciandolo teme di trovarsi in difficoltà, anteponendo suoi interessi a quelli del minore), altre volte si invocano ipocrite giustificazioni di tipo affettivo, parentale (nella maggioranza dei casi l’abusante è un parente e quindi ci si giustifica pensando che si debba credere alla parola dell’adulto piuttosto che a quella del bambino/a, oppure anche credendo a quel bambino “conviene” mantenere saldi i rapporti tra adulti…tanto poi….i bambini dimenticano). Si tratta purtroppo di un diffuso modo di pensare anche quando il presunto colpevole è un personaggio noto e così con i dubbi che tali vicende suscitano (ma sarà poi vero?...mi sembra impossibile….quell’uomo sembra una così brava persona, lo conosco, ci lavoro assieme, non può essere stato lui ecc.) le vittime vengono messe a tacere. Il classico esempio è questo caso di Roma dove si sono svolte indagini, durate mesi, perizie psicologiche e mediche, che alla fine hanno convinto la magistratura della credibilità dei bambini. Proviamo ad immaginare cosa dovrebbe fare qualsiasi persona dotata di buon senso quando assiste ad un qualsiasi delitto: dovrebbe forse riflettere sul fatto che siamo tutti fratelli oppure dovrebbe intervenire? E di fronte ad una violenza su un bambino, o più bambini come in questo caso, non è forse ancora più pressante l’esigenza di intervenire tempestivamente? La riflessione, doverosa, va fatta, ma dopo, dopo che la magistratura ha fermato gli assassini dell’infanzia, ha soccorso e tutelato la vittima e, a seguire, tutti gli altri bambini potenziali vittime, denunciando i criminali che saranno chiamati ad assumersi le loro responsabilità.

1. La segnalazione, la denuncia è necessaria innanzitutto perché: permette al bambino abusato di veder riconosciuta la sua condizione di vittima. L’abuso, specie se protratto nel tempo, provoca nella vittima uno sconvolgimento psicologico tale da indurre a ritenere di essere colpevole o quanto meno a sentirsi in parte responsabile di quanto accaduto. Un minore, proprio in quanto tale, non può essere ritenuto responsabile di una violenza sessuale subita.

2. In secondo luogo, qualsiasi professionista, psicologa o psicoterapeuta, non potrà mai prendersi cura della piccola vittima senza avere denunciato l’abusante, che è un dovere legale per un incaricato di pubblico servizio e un dovere morale per tutti, quando si tratta di bambini.

3. Inoltre il processo è un atto riparativo, necessario e doveroso anche dal un punto di vista della tutela sociale finalizzato quindi alla protezione anche di altre potenziali vittime (nella storia di un pedofilo ci sono spesso violenze ripetute su più vittime).

4. L’assunzione di responsabilità del pedofilo, l’ammissione delle sue colpe, lo sconto della pena, sono i presupposti per rendere possibile anche un recupero dell’abusante (dopo che ha pagato le sue colpe verso la vittima e la società).

Questo dramma, definito dal Papa Giovanni Paolo II crimine contro l’umanità, ha una sola definizione in una società civile: reato gravissimo. Infine, ricordo a me stesso che l’essere cristiani, pur se personalmente con molti difetti, significa anche non rimanere indifferenti innanzi al dolore degli innocenti e avere il coraggio di sostenere i più deboli, i più piccoli ed indifesi, intervenendo, segnalando e denunciando. Chiunque sia l’abusante e qualunque sia la nostra fede, anzi a maggior ragione chi crede nel messaggio evangelico ha il dovere di ottemperare prima di tutto a precisi obblighi morali che impongono la tutela dei sacrosanti diritti dei bambini, per proteggere i più piccoli anche quando a “scandalizzarli” è il marito, il fratello, il padre, lo zio, il cugino o qualsiasi altri persona nota o sconosciuta che abbia o meno legami affettivi o di amicizia.Purtroppo “l’interesse superiore del Bambino”, tanto sbandierato dalla normativa di riferimento è così poco seguito nella realtà quotidiana in merito alla violenza all’infanzia che si fatica sempre a trovare testimoni di nobili valori che esprimono il grado di civiltà che ogni essere umano dovrebbe avere acquisito. Il sonno della ragione genera mostri non è solo una citazione di Goya ma il concetto che i mostri non sono tanto o solo i criminali che usano violenza ai minori, piuttosto l’inconsapevole indifferenza di larga parte del mondo adulto. Probabilmente è inevitabile che tutto ciò avvenga, sta nella natura dell’uomo il male, ma ciò che si può e si deve evitare è il sonno della ragione, il silenzio delle cosiddette persone oneste, o peggio ancora le posizioni adulcentriche che rinnegano per partito preso i bambini. Laddove si radicalizza la negazione verso la violenza all’infanzia, si devono contrapporre ferme e decise indignazioni e sdegno alle quali devono seguire prese di posizioni culturali, sociali e politiche senza tentennamenti, che riaffermino i diritti inviolabili dei bambini. E che le buone intenzioni non siano solo strumenti per lastricare le vie dell’inferno, ma precise scelte di metodo e conseguenti azioni. I nostri figli hanno bisogno di testimoni, di uomini coerenti che siano esempio di civiltà, a cominciare da chi ci governa e gestisce la politica, l’informazione, la comunicazione e l’educazione a tutti i livelli affinché siano capaci di rappresentare in parola e nei fatti la difesa dei diritti dei Bambini. Ora il ministro Fioroni parla di monitoraggi nelle scuole: 2001, 3.000 studenti maggiorenni in un questionario anonimo somministrato da operatori dell’Università di Milano, hanno dichiarato nel 15% dei casi di avere subito violenza sessuale. 2005 Vicenza 1.300 studenti maggiorenni con le stesse modalità nel 17% dei casi hanno dichiarato la stessa violenza subita. 2007 Treviso 900 studenti stesse procedure, il 16% dichiara di avere subito violenza sessuale. Da anni stiamo affermando con dati certi e statistiche attendibili quanto sinteticamente descritto. Risultato? Il nulla, nessun cambiamento, nessuna contromisura, nessuna azione seria da parte della politica o delle Istituzioni. Ora abbiamo deciso di unire tutte le buone volontà, le competenze e le professionalità disponibili ad una scommessa di reale cambiamento culturale nel Movimento per l’Infanzia. Possiamo decidere e scegliere se essere i migliori guardiani del più profondo "sonno della ragione" di un popolo oppure diventare le sentinelle che sanno svegliare le coscienze.

Graziano Guerra Presidente S.o.s. Infanzia Onlus Vicenza Coordinatore Regionale del Movimento per l’Infanzia

Pubblicato su Comincialitalia.net

14/05/2007