Reality show sulla pedofilia foglio di stile Nuova pagina 2
Il video sui preti pedofili, l'asilo di Rignano Flaminio e i reality show sulla pelle dei bambini

 

Ma cosa sta succedendo al nostro tempo? Ai nostri bambini? E' davvero possibile che la Chiesa Cattolica sia piena di preti pedofili coperti, in maniera incomprensibile, dalle alte sfere ecclesiastiche? Ma davvero è possibile che nell'asilo di Rignano Flaminio ci fosse una concentrazione di maestri e bidelli pedofili che violentavano i bambini?

Come orientarsi nella selva delle trasmissioni televisive che si stanno apparecchiando per mostrarci in diretta un processo mediatico che rischia di assomigliare ad un nuovo reality sulla pedofilia?

Sono domande che ci riempiono di dubbi, che ci disorientano, per riflettere su un terreno così impervio e scivoloso dobbiamo innanzitutto evitare la grossolanità dei giudizi, la superficialità delle analisi e l'approssimazione generica e generalizzante di un tema: la sofferenza dei bambini, che invece merita tutta la nostra attenzione e il nostro impegno.

La prima questione è quindi quella relativa ai "preti pedofili"; su Internet è già disponibile il video che sarà mostrato in televisione durante la trasmissione condotta da Santoro, il filmato riporta dati essenzialmente corretti, in effetti c'è qualche indicazione non esatta, ma tutto sommato sono dettagli, è incontestabile e reale infatti il numero delle condanne e degli abusi consumatisi a danno di bambini, così come è vero che le violenze sessuali sono state coperte da alcuni cardinali o vescovi troppo indulgenti che hanno cercato di evitare lo scandalo.

Ciò che non possiamo invece condividere è il messaggio distorto che il video tende a rappresentare; quello cioè di una Chiesa Cattolica che, a differenza di altri enti, di altre confessioni, di altre istituzioni, preferisce autotutelarsi, coprire lo scandalo e proteggere i suoi preti piuttosto che schierarsi dalla parte dei bambini, così come non condividiamo il messaggio, altrettanto fuorviante, di una presenza significativa fra i sacerdoti della perversione della pedofilia.

La verità è altra e molto distante dalle conclusioni sopra sintetizzate, la verità è che la pedofilia è un cancro diffuso in ogni ceto sociale e in ogni istituzione (familiare, sportiva, scolastica, religiosa di ogni credo o orientamento) semplicemente perchè la pedofilia riguarda indistintamente circa il 10% della popolazione adulta (quasi sempre di sesso maschile). E' sufficiente analizzare i risultati delle ricerche sulla violenza sessuale sommersa, portate a termine in Italia e all'estero attraverso la compilazione di questionari anonimi, per rendersi conto che i bambini vittime di violenze sessuali (con contatto fisico) variano da un minimo del 10% ad un massimo del 20%. (ricerca Diane Russel Nord America 1983; ricerca Kelly Regan e Burton, Gran Bretagna 1991; ricerca prof. Jèrome Laederach, Università di Ginevra; 1999, ricerca prof. Pellai, Università di Milano, 2001, ricerche Sos Infanzia e Movimento per l'Infanzia 2005 e 2007).

La verità è che tutte le istituzioni, non solo la Chiesa, che vengono coinvolte in casi di violenza sessuale a danno di bambini si autoproteggono e tendono a negare, a minimizzare, a nascondere; la verità è che la violenza sessuale ai bambini è qualcosa che ancora non abbiamo metabolizzato e neppure accettato, il nostro tempo ancora non ha maturato gli anticorpi culturali per potersi liberare da un siffatto incubo.

La Chiesa Cattolica, in quanto composta da uomini, non è indenne dalla contaminazione di persone malate e irresponsabili che si insinuano fra le sue fila e insidiano i bambini, la Chiesa Cattolica è, come ogni istituzione, disarmata e impreparata innanzi all’emersione dello "scandalo degli scandali".

La Chiesa Cattolica ha anzi forse il merito di essere la prima istituzione che ha cominciato a diventare permeabile alle istanze di verità e tutela che sono state avanzate dalle vittime di alcuni sacerdoti deviati e dovrebbe trarre spunto e ispirazione proprio da tale coinvolgimento per fare propria la battaglia per i diritti umani dei bambini.

Le violenze sessuali a danno dei bambini, solo in Italia, si calcola siano circa 80.000 ogni anno, solo 700 di queste vengono denunciate, meno dell'1%. Coloro che approfittano dei bambini sono, nell'80% dei casi, familiari o amici di famiglia; se abbiamo il coraggio di guardare negli occhi il problema vediamo con chiarezza come la Chiesa Cattolica e i suoi "preti pedofili" non abbiano quasi nessuna incidenza reale sulla questione sociale, irresponsabilmente ignorata, della violenza sessuale a danno dei bambini.

La perversione della pedofilia è diffusa fra tutti i ceti sociali, non c'è distinzione culturale che tenga, nè la castità o le abitudini libertine possono fare la differenza; la perversione della pedofilia fa paura e orrore allo stesso tempo ed ogni istituzione che viene accusata tende a difendersi, a negare, a proteggersi, disperatamente.

Veniamo ai fatti di Rignano Flaminio, l’atteggiamento corretto e serio innanzi a questa delicatissima vicenda è quello di astenerci, per adesso, da qualsiasi giudizio, non abbiamo gli elementi, non sta a noi fare i guardoni sulla pelle dei bambini, non siamo nè gli avvocati, nè i periti, nè i giudici che sono chiamati al terribile compito di vagliare le prove, le perizie, le testimonianze.

Dobbiamo rispetto al dolore, straziante, di queste famiglie, dobbiamo rispetto a questi bambini che hanno mostrato segni, autentici, di sofferenza e disagio, dobbiamo rispetto anche alle persone oggi accusate, perchè potrebbero essere innocenti, ma comportiamoci con dignità e compostezza anche innanzi alla loro eventuale condanna, nel caso fossero accertate le responsabilità, condanna che deve essere severa ed esemplare, ma che non potrà non pesare anche sulle nostre coscienze, sul nostro tempo, sulla nostra civiltà, che tollera milioni di bambini morti per fame nel mondo, milioni di bambini sfruttati per turismo sessuale, centinaia di migliaia di bambini usati nelle guerre, decine di migliaia di bambini, nella nostra Italia, vittime di violenze sessuali, fisiche, psicologiche, senza che nessuno di noi, fino ad oggi, non solo abbia mosso un dito, ma neppure sia riuscito a mettere a fuoco le barbarie che si consumano a danno dei bambini nel mondo, compreso il nostro bel paese o la nostra civile Europa.

Infine l'ultimo punto relativo ai media. La televisione fa bene o fa male ad occuparsi del caso di Rignano Flaminio? Non è informazione? Dovere di cronaca? Non è meglio parlare di questi fatti piuttosto che tacere?

La televisione fa benissimo a parlarne e i giornalisti possono svolgere un compito straordinario di informazione, approfondimento e sensibilizzazione, il vero problema é come se ne parla; la differenza fra il trash e il programma di qualità, fra il cattivo e il buon giornalismo infatti non sta nell'affrontare o meno un argomento, ma nel modo in cui lo si tratta e lo affronta.

Se ci si prepara a spendere ore di televisione per seguire in diretta i fatti di Rignano Flaminio, se si istruisce una sorta di processo mediatico parallelo, se si cerca la lacrima in diretta del genitore o la difesa sdegnata della maestra, di fatto si strumentalizza il dolore umano per farne volgare spettacolo.

Se invece, prendendo spunto da ciò che potrebbe essere successo a Rignano Flaminio, nel riferire doverosamente le notizie, si comincia ad avere il coraggio per interrogarsi sul fenomeno della violenza sessuale sui bambini, sulla carenza delle strutture, sulla mancanza di norme che riconoscano i diritti specifici dei fanciulli, sui danni che provoca l'adultocentrismo e sulla violenza che sottende e giustifica tale ideologia, sulla medioevale arretratezza culturale e giuridica nella quale versa il nostro paese, allora si fa vero giornalismo, buona informazione, televisione di qualità, si rende uno straordinario servizio alla società, si partecipa attivamente al processo di risveglio culturale sulla questione sociale della violenza ai bambini e, sono certo, si fanno anche buoni ascolti.

 

Il presidente del Movimento per l’Infanzia, Girolamo Andrea Coffari

Graziano Guerra Presidente  Sos infanzia

Articolo pubblicato nel blog del Movimento per l'Infanzia