Il Giornale di Vicenza

lunedì 12 marzo 2007

Gentile dottore
leggevo giorni fa su un quotidiano che esistono individui, adolescenti

Gentile dottore
leggevo giorni fa su un quotidiano che esistono individui, adolescenti, giovani, adulti, che pur comportandosi nel quotidiano in maniera impeccabile, al riparo da uno schermo, nelle chat o via mail, si esprimono in maniera del tutto opposta e cioè con arroganza, aggressività, violenza, con linguaggio scurrile, osceno. Può delinearci i tratti caratteriali di tali persone, le motivazioni che li spingono a tali comportamenti, le modalità per scovarli e poi difendersi da loro? Credo che l'argomento sia di interesse comune dal momento che pare sempre più spesso ci si imbatte, per chi come me va in internet, in situazioni incresciose.
Antonietta Cipriano

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Cara Antonietta, l’argomento che propone è complesso ed inquietante; è evocativa in proposito la descrizione che fa un autore dell'ambiente in cui il cybernauta è immerso:
"Siedi pressoché immobile, rilassato, gli occhi rivolti ad uno schermo luminoso - la sola fonte di luce in una stanza per il resto scura. Le dita si muovono leggere sulla tastiera mentre la mente si concentra sulle parole e sulle immagini che ti appaiono davanti. A volte sembra che quasi scompaia la differenza tra i pensieri e quelle immagini. Talvolta sembra che quasi scompaia la distinzione tra il mondo esterno e il mondo interno. A volte il tempo stesso si dissolve. Sei un utilizzatore del computer immerso nel cyberspazio. Tutto si fonde in una nuova realtà che trascende le regole di quella convenzionale. Come un maestro Zen in meditazione, diventi un tutt'uno con l'universo virtuale".
Il cyberspace: lo spazio virtuale si è rivelato un contesto liberatorio al limite fra la realtà e l’illusione, dove la possibilità dell’anonimato facilita in modo estremo il superamento dei propri schemi classici di comportamento, delle proprie inibizioni e delle costrizioni imposte dalla società.
I concetti di molteplicità, decentramento, instabilità, fluidità, frammentazione, cardini teorici degli esponenti del pensiero postmoderno (Deleuze, Guattari, Lacan) costituiscono le fondamenta del cyberspazio. Tali idee caratterizzano anche l'emergere di una nuova concezione del sè e dell' identità.
Le esperienze nel cyberspazio rendono tutto ciò evidente: in particolare si definiscono come vere e proprie "palestre" per la sperimentazione di questa identità flessibile. La mancanza assoluta di fisicità, il livello esclusivamente mentale delle relazioni che si costruiscono nelle comunità virtuali e, non da ultimo, la garanzia dell'anonimato permettono di evadere facilmente dalle costrizioni che nella vita "reale" ci imprigionano all'interno di un sè forzatamente monolitico e coerente. Gli utilizzatori delle chat sono anonimi e utilizzano, per essere identificati, degli pseudonimi o degli "avatar" se si tratta di chat grafiche.
Non si tratta di semplice anonimato, ma di assunzione di una identità nuova in situazione di gruppo.
L'anonimato degli interlocutori porta l'utilizzatore a considerare l'altro non come una persona reale, ma in un certo senso come una parte del proprio mondo interno.
Il rischio sembra essere quello di perdere la propria identità e restare prigionieri della maschera, come l'Enrico IV di Pirandello, che partecipando a una cavalcata carnevalesca in cui tutti indossavano costumi tra i più disparati, impazzisce e non riesce più a recuperare l'identità originaria e, fatto fondamentale, passa decenni di vita fuori dalla realtà.
Internet presenta un contrasto davvero stridente e clamoroso tra l'ipertecnologia e la modernità della rete da un lato e l'emergere di emozioni profonde, arcaiche e poco "razionali" dall'altra.
Uno dei fenomeni più diffusi di Internet è rappresentato dalle "chat", comunità virtuali in cui migliaia di persone si ritrovano "on line", cioè in tempo reale e comunicano attraverso la rete.
Il gender swapping è una delle più affascinanti ed intriganti occasioni di emancipazione ed esplorazione della propria identità offerte dalla CMC (comunicazione mediata dal computer).
In Internet sono note ad esempio, non solo nelle chat, ma anche nei newsgroup e nelle mailing list, le cosiddette "flame wars", caratterizzate da furibonde liti, diatribe che durano per molto tempo e sono espressione dell'attivarsi di emozioni assolutamente non controllate, viscerali. Sembra che questi tipi di comportamento siano generati dalla natura stessa della comunicazione che avviene in Internet e coinvolgano anche persone che nella realtà appaiono equilibrate e normalmente ragionevoli. Non è raro, a questo proposito, imbattersi in scontri molto accesi, fatti di insulti reciproci, spunti paranoici tra stimati professionisti che si lasciano andare al turpiloquio e all'offesa personale.
Oltre all'aggressività, spesso espressa in modo sfrenato, altre emozioni profonde vengono veicolate dall'uso di Internet e delle chat, come ad esempio emozioni correlate alla sessualità.
L'espressione più evidente e nota all'opinione pubblica è il cybersex, veri e propri atti sessuali compiuti con interlocutori collegati in rete. In ogni caso in Internet spesso la sessualità è manifestata in modo esplicito, frequentemente senza tener conto delle convenzioni sociali e del senso del pudore.
Si è ritenuto che, alla base di questo fenomeno, ci siano dei presupposti ben identificabili. Le caratteristiche più evidenti sono: 1) limitazioni dell'esperienza sensoriale e caratteristiche specifiche della comunicazione; 2) anonimato e assunzione di altre identità; 3) parificazione dello status sociale; 4) ampliamento dei limiti spaziali e temporali; 5) alterazione dello stato di coscienza; sotto le giuste condizioni, il cyberspazio diventa un mondo di sogno, non differente dal mondo che emerge quando ci addormentiamo. Il cyberspazio non è semplicemente un'autostrada dell'informazione': esso infatti può flettere i confini tra conscio e inconscio; 6) accesso a relazioni multiple. Nei riti "chattici", i moderni officianti si radunano in diversi canali ("channel") sulla base di interessi comuni e affinità particolari; 7) dipendenza: le caratteristiche che abbiamo descritto in precedenza spiegano anche i motivi per cui non è infrequente che l'uso di Internet possa provocare dipendenza. È di questo periodo il caso di un ragazzo che per tre giorni ininterrottamente è rimasto collegato alla rete; 8) proselitismo ed epidemia: in internet il proselitismo è testimoniato dalla diffusione a macchia d'olio del fenomeno; 9) trasgressione: la trasgressione degli officianti "internettiani" può essere invece identificata nell'attacco alla razionalità e ai limiti imposti dal ruolo e dalle convenzioni sociali. In entrambi i casi la trasgressione si manifesta con l'espressione dell'aggressività, con l'uso del linguaggio osceno e soprattutto con il superamento dei limiti del pensiero razionale.
10) Vigilanza: chiaramente la vigilanza è collegata alle varie forme di trasgressione al fine di smascherare gli impostori e difendersi dai comportamenti immorali, disdicevoli o delinquenziali, ma risulta di difficile attuazione.
Un discorso approfondito andrebbe invece fatto per tutti quei minori che liberamente chattano senza particolari controlli. Gli adolescenti che in internet si danno appuntamento al Palace (una chat multimediale) sono stati chiamati SNERT. Il termine “SNERT” è un acronimo che sta per "snot-nosed Eros-ridden teenager” (adolescenti erotomani e impiccioni). Questi comportamenti sono stati catalogati in un modo alquanto dettagliato:
- scherzi sarcastici, al limite del maltrattamento ripetuto;
- graffiti osceni, dipinti sui muri virtuali;
- comportamenti provocatori e buffoneschi;
- formazioni di gang;
- occupazione silenziosa e impropria dello spazio pubblico virtuale;
- comportamenti aggressivi, come furti e molestie;
- uso di avatar violenti, shoccanti, ideologicamente inneggianti all’odio e alla discriminazione;
- uso di avatar poco visibili a scopi voyeristici e intrusivi;
- uso provocatorio di linguaggio scurrile e osceno;
- molestie sessuali o aggressive nei confronti di utenti con nickname apparentemente femminili;
- nonnismo nei confronti dei nuovi venuti;
- attacchi diretti specificamente alle autorità.
Concludo con la sensazione che il mondo di internet sia un patrimonio culturale e tecnico delle nuove generazioni e che noi adulti (me compreso) rischiamo di essere spiazzati. È pertanto una urgenza che cerchiamo di capirne la bellezza, ma anche i rischi al fine di proteggere almeno i bambini, come fanno con dedizione i soci di SOS infanzia, cui esprimo la mia affettuosa gratitudine.
Lino Cavedon

Psicoterapeuta