Pensiero Scientifico
Teenager italiane, zero in pagella in educazione sessuale
Lun 5 Nov - 09.57
In Italia solo lo 0,3 per cento delle giovanissime under 19 possiede una buona educazione sessuale. Solo una su 4 raggiunge un livello sufficiente. Anche per questo il nostro Paese si colloca agli ultimi posti per l’utilizzo di mezzi contraccettivi: per ignoranza (38 per cento), per superficialità (53 per cento), per inesperienza (9 per cento). Perciò è utile (67 per cento) introdurre nelle scuole superiori la distribuzione diretta e controllata di anticoncezionali.
Scuola che, con la famiglia e i media (49 per cento) rimane l’istituzione dove maggiormente operare. Senza però dimenticare i camici bianchi (46 per cento) che possono e devono promuovere maggiore counselling ed educazione. Inutile (95 per cento) eliminare l’obbligo di prescrizione della pillola. Mentre quella del giorno dopo che, va ribadito, resta una contraccezione di emergenza, non pare (46 per cento) stia modificando l’atteggiamento delle ragazze sulla contraccezione.
Sono queste la fotografia e le ricette di ginecologi e medici di famiglia come emergono da un sondaggio che ha coinvolto 616 camici bianchi di tutta Italia, promosso dal programma “Scegli tu” con SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale). “Risultati che fanno riflettere ed evidenziano la “vulnerabilità contraccettiva” delle italiane", spiega Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele di Milano. "Alla luce di questo scenario appare quindi necessario cambiare orientamento: se i giovani non vanno al consultorio familiare, è opportuno che il medico vada nelle scuole a parlare in modo corretto di sessualità e metodi contraccettivi sicuri, in particolare per le fasce sociali più esposte. Anche con lo psicoterapeuta”. “Servono soluzioni concrete", afferma Emilio Arisi, consigliere nazionale della SIGO, "per esempio, sin dai prossimi giorni chiederemo al Ministero della Pubblica Istruzione che venga previsto all’interno degli istituti un punto di riferimento stabile per l’educazione sessuale. Nel nostro Paese forse è eccessivo parlare di allarme, ma sono in aumento anche da noi le gravidanze fra le più giovani. Al di là della numerosità statistica, sono casi drammatici per la gravità e le pesanti ripercussioni sulla psiche e le condizioni sociali della ragazza e della sua famiglia. È dimostrato inoltre che le adolescenti cadono più facilmente vittime di aborti clandestini. Una gravidanza a questa età presenta importanti ripercussioni mediche e sociali, sia che si decida di interromperla che di portarla a termine. E le ragazze italiane non sono abbastanza informate”.
È proprio l’ignoranza il nemico da combattere. Un compito di informazione e sostegno che vede protagonisti non solo gli specialisti e gli insegnanti ma anche i medici di famiglia, che possono rivestire un ruolo importante nell’educazione sessuale. “Noi medici, di famiglia e ginecologi, dobbiamo conoscere meglio gli adolescenti di oggi", spiega Raffaella Michieli, segretario nazionale della SIMG. "Ci muoviamo in un mondo in cui dobbiamo registrare una grande scarsità di notizie, di dati, di atteggiamenti. Soprattutto nel campo della contraccezione dove purtroppo regna l’ignoranza. Un quadro desolante che impone riflessioni e interventi innovativi. Dobbiamo parlare di più con le ragazze, cercare occasioni di stimolo e approfondimento. Per questo colgo con favore la proposta di favorire l’acceso alla contraccezione nelle scuole superiori. Certo, se si trattasse di un semplice distributore sarebbe un’idea inutile, probabilmente dannosa ma la presenza di un medico può davvero rappresentare un passo in avanti. La consegna controllata, infatti, sottende un colloquio, un approfondimento con la ragazza che può consentire di. ascoltare, farsi spiegare dubbi, problemi, aspettative, e cercare di capire”.
Fonte: Ufficio stampa SIGO 2007.