sil 40% dei bambini nati non sono registrati foglio di stile Nuova pagina 2

Ansa.it

2007-10-29 09:39

POVERTA': MILIONI DI INVISIBILI, 40% DEI NATI NON REGISTRATO ROMA -

Nel mondo marcia l'esercito degli "invisibili", coloro che nascono, vivono e muoiono senza che vi sia traccia della loro esistenza, senza essere stati mai registrati: invisibili che non contano perché nei loro paesi non esistono o sono carenti i servizi anagrafici e demografici per certificare nascita, decesso e cause di morte, un esercito che potrebbe arrivare a contare oltre i due terzi della popolazione mondiale, il cui 'anonimato' spalanca le porte a povertà, abbandono e sfruttamento. Un fenomeno che riguarda oltre 48 milioni di bimbi. Addirittura nei paesi più poveri 3 nascite su 4 non vengono mai registrate. Il 40% nel mondo.

E' la denuncia della rivista The Lancet nel numero speciale 'Who Counts'?, Chi conta?, che sarà presentato martedì a Pechino per lanciare una campagna per esaminare lo stato del paese e certificare gli sforzi affinché nascita, morte e causa di morte di ognuno sia certificata. "Meno di un terzo della popolazione mondiale - denuncia il direttore di Lancet Richard Horton - è coperto da dati accurati su nascite e morti. Questo scandalo dell'invisibilità significa che milioni di esseri umani nascono e muoiono senza lasciare traccia della propria esistenza, oltre tre quarti dei quali in Africa sub-sahariana e Sud-Est asiatico".

"Se nei paesi sviluppati il 100% delle nascite è registrato di routine riferisce all'ANSA Carla AbouZahr dell'Health Metrics Network dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) - in quelli in via di sviluppo ben il 40% non lo è, ovvero oltre 48 milioni di bimbi e nei paesi più poveri 3 nascite su 4 non vengono mai registrate; in Africa sub-sahariana un bimbo su due; in Sud-Est asiatico 2 su 3. E la situazione è peggio per i decessi", continua.

"Globalmente solo un terzo dei paesi ha buoni dati su decessi e loro cause. Meno del 10% dei decessi in Africa è registrato". Un'incuria con risvolti pesantissimi anche in termini sanitari: non disporre di cause nei certificati di decesso e, quando anche questi fossero stilati, implica che non si possano valutare malattie o fattori di rischio in un dato paese, rendendo difficile fare una programmazione degli interventi prioritari. Ben 68 paesi, denuncia Prasanta Mahapatra, Institute of Health Systems di Hyderabad in India, tra cui molti Africani, la Corea del Nord, Andorra, Timor Est, non inviano all' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) neanche un dato sulle cause di morte dei propri cittadini. Invece, registrando e monitorando nel tempo le cause di decesso, si può fare tanto in termini di prevenzione: si pensi ai morti sulle strade ridotti nei paesi sviluppati con l'entrata in vigore a partire dagli anni 70 di limiti di velocità, obbligo di cinture, sanzioni per guida in stato di ebbrezza. In India il monitoraggio accurato delle nascite ha permesso di smascherare l'odiosa pratica degli aborti dei feti di sesso femminile. Le istituzioni sanitarie possono fare molto, esorta Horton: per esempio addestrando i medici ad usare le Classificazioni Internazionali delle Malattie e Problemi di Salute Associati, per certificare in modo attendibile le cause di morte. "Chi conta? E' triste - commenta AbouZahr - ma la risposta sembra essere che molte persone, specialmente i poveri, non contano, nascono, vivono, muoiono totalmente ignorati. Mentre è un principio fondamentale dei diritti umani che ogni vita conti, che ogni individuo sia importante".

"A livello globale c'é un gap insostenibile - conclude Horton. Non esiste nessuna agenzia delle Nazioni Unite con la responsabilità di registrare nascite e decessi. Nel frattempo servono donatori e partner globali per promuovere e supportare sistemi di registrazione nei paesi in ritardo. Questa campagna da ultimo deve servire per mettere a fuoco quanto ciascuno di noi valuta la vita di ogni altro essere umano. E' un test per la nostra umanità".