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L’Agcom denuncia: tv scadente e monopolio telefonico
La relazione del presidente dell’Autorità Calabrò in Parlamento: «E’ forte la preoccupazione dell’Authority per il nesso che potrebbe esserci tra comportamenti antisociali e cattiva televisione. Mentre sulle telecomuncazioni viene resa nota la proposta della separazione della rete telefonica fissa»


Una qualità televisiva scadente e un monopolio telefonico. Dalla fotografia scattata dall’Authority per le comunicazioni, il mondo radiotelevisivo italiano appare proprio così. A renderlo noto è il presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò nella sua relazione annuale in Parlamento. La relazione. «E’ forte la preoccupazione che possa esservi qualche nesso causale tra comportamenti antisociali e cattiva televisione – mette in luce Calabrò -. Abbiamo sanzionato la tv volgare e, in particolare. le trasmissioni lesive dei diritti dei minori». In quest’ottica, la “missione” di servizio pubblico della Rai resta “indeclinabile”, perciò fondamentali diventano la «qualità della programmazione e la diffusione di stimoli culturali adatti alla grande platea televisiva». Per questo, continua Calabrò, «abbiamo chiesto alla Rai nel formulare le linee-guida sugli obblighi di servizio pubblico: più qualità, più cultura, più innovazione e un indice che misuri la qualità dei programmi». Telecom. Una scelta nell’interesse di tutti. Nasce in questo contesto la proposta della separazione della rete telefonica fissa al fine di evitare il monopolio Telecom. «E’ il rimedio più efficace per risolvere i problemi concorrenziali – spiega Calabrò – e l’Autorità vorrebbe riuscire a raggiungere questo risultato entro l’anno attraverso il dialogo con tutti gli attori». Senza contare che, continua il presindente dell’Autority, il monopolio di Telecom influenza anche la diffusione della banda larga. «La situazione del mercato italiano della larga banda non appare soddisfacente – osserva ancora - la copertura, la diffusione, il livello concorrenziale delle offerte segnano il passo rispetto ai Paesi più virtuosi d'Europa. Esiste infatti – continua – un’anomalia italiana derivante dalla (quasi) completa assenza di infrastrutture alternative alla rete di accesso in rame di Telecom». I tre poli. Nel 2006, Rai e Mediaset hanno portato a casa insieme l’84 per cento delle risorse legate agli spot pubblicitari: il gruppo privato ben il 55 per cento e quello pubblico il 29. Sky registra introiti nella vendita di contenuti a pagamento, superiori al canone Rai e segue Mediaset nei ricavi totali del settore televisivo: nel 2006 la Rai si è aggiudicata infatti il 34 per cento, Mediaset il 29 e il gruppo sul satellite appena un punto in meno, il 28 per cento. «La pubblicità in tv resta ancora preponderante rispetto al totale della pubblicità – aggiunge Calabrò -. La televisione assorbe infatti il 53 per cento degli investimenti, mentre la carta stampata raggiunge solo il 32 per cento. Nonostante giornali e riviste abbiano registrato un lieve aumento nei primi cinque mesi del 2007, il rapporto tra stampa e televisione, nel nostro Paese, rimane squilibrato rispetto agli altri Paesi europei». Ddl Gentiloni. A premere sul panorama televisivo italiano è anche l’Unione Europea. Dopo i richiami di Bruxelles, infatti, si è reso necessario riassestare velocemente il sistema tv per mettersi in linea con l'Europa. «La Ue ha dato all’Italia due mesi di tempo per correggere le procedure di distribuzione delle frequenze televisive – osserva Calabrò -. Il 2 agosto verrà dunque esaminato uno schema di revisione del piano di assegnazione delle frequenze digitali». Affinché si possa porre rimediare «all’attuale situazione di concentrazione, ridondanza e spreco di capacità trasmissive». Per questo «dovrebbero essere così realizzate reti isofrequenziali, che utilizzano cioè la stessa frequenza a livello nazionale». Risparmi. Positivi sono risultati invece i conti relativi alle telecomunicazioni. Nel primi sei mesi del 2007, infatti, anche a seguito di interventi legislativi, le tariffe dei servizi di telecomunicazione sono ulteriormente calate di circa l’8 per cento, con un risparmio su base annua stimabile in un ammontare prossimo ai due miliardi di euro. Inoltre, fa sapere Calabrò, «l’abolizione della tassa di concessione sulla telefonia mobile può contribuire a una maggiore concorrenza e innovazione sul fronte delle tariffe mobili». Editoria. Un riordino nel segno della semplificazione amministrativa, dell’innovazione tecnologica e dell’intervento sulle strozzature, che ne condizionano la distribuzione. Nel settore dell'editoria si cercherà di andare verso questo obiettivo, lavorando su un disegno di legge, messo a punto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Ricardo Franco Levi.

 

ilcampanileonline.com (25-07-2007)