Silvia Krystel

Repubblica.it 09/07/2007


Una vita dura, segnata da una violenza sessuale a nove anni

L'autobiografia di Sylvia Kristel, nel 1974 interpretò uno dei classici dell'erotismo

Sesso, eccessi e dolori
Emmanuelle si racconta
La lotta contro alcol e droga, i debiti, il tumore sconfitto
"Per quel film guadagnai l'equivalente di tremila euro"


 LONDRA - Ha deciso di racchiudere la sua vita in un libro. Un'autobiografia che racconta di un'esistenza segnata dal successo, certo. Ma più di tutto dal dolore. Sylvia Kristel, oggi 52enne, divenne famosa nel 1973. Sugli schermi uscì Emmanuelle, il film erotico più famoso di tutti i tempi con all'attivo oltre seicentocinquanta milioni di spettatori. Un film che fece storia, ma che non fece ricca la sua protagonista. Nelle sue tasche finirono l'equivalente di tremila euro di oggi.  Questo e molto altro la Kristel l'ha messo nero su bianco nel libro. L'ha chiamato "Svestendo Emmanuelle". Si comincia dall'infanzia solitaria a Utrecht, in Olanda, dove i genitori erano presi nella gestione di un albergo e molto poco dalla figlia. Poi, a nove anni, un trauma che si porterà dietro tutta la vita: un manager dell'albergo abusò di lei. Cinque anni dopo il padre lasciò la madre per un'altra donna. Fu allora che Sylvia decise di gettarsi con determinazione nel mondo dello spettacolo: "Volevo che mio padre guardasse a me, prendesse atto del mio successo". Lei, solo ventenne, si legò al poeta quarantaquattrenne Hugo Claus, e venne scelta per Emmanuelle: "Sul set era come stare in famiglia e lavorare in paradiso. Mi sentivo al sicuro e a mio agio".  Il successo del film tronca la relazione con Claus e la vita di Sylvia prende strade all'insegna dell'eccesso. Incomincia a bere, passa da un amante all'altro (anche Gerard Depardieu e Warren Beatty), diventa mamma di Arthur, adesso barista in un locale di Amsterdam. Eppoi la droga e la nuova relazione con l'attore Ian McShane. Nel 1982 lascia Hollywood e torna in Olanda. Tre anni più tardi sposa un cineasta francese di nome Philip Blot e continua a recitare in film di serie B.  Le disgrazie si accaniscono sempre più. Tre anni fa si ritrova con un cancro alla gola che si propaga ai polmoni. Le muore l'ultimo compagno, un produttore radiofonico belga. "Mi considero un'attrice invecchiata, un'artista in convalescenza e una donna finalmente in grado di mettersi a nudo" dice nel libro. Torna con la memoria al film che l'ha resa celebre: "In confronto alla pornografia di oggi è una specie di Alice nel Paese delle Meraviglie. Mio figlio Arthur l'ha visto di recente per la prima volta e si è addormentato. L'ha trovato noioso".