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vivere per tutta la vita "paralleli" ai "normali"

Ho letto e riletto la lettera di quella ragazza che subì violenza dal padre pubblicata nel Giornale di Vicenza. La mia storia è simile a tante altre, purtroppo. Io ho avuto poi la fortuna di incontrare S.o.s. Infanzia di Vicenza e di seguire un percorso che mi sta avviando verso un equilibrio. Vorrei dire alle tante bambine, ora adulte, che hanno subito violenza che so benissimo cosa si prova a scrivere, raccontare o leggere queste testimonianze. E' una strana sensazione che provo ogni volta che ascolto qualche vittima. Si prova sempre quel particolare sentimento, quell'assenza di respiro e di parola, che ti prende ogni volta che incontri un testimone o leggi una testimonianza, come se ti levasse l'aria dai polmoni. E' quel sentimento strano, quell'angoscia spossante che c'è sempre in tutti i racconti che trattano di particolari traumi subiti come questi. E' questa un'inquietudine maledettamente presente, sempre attuale. Parlare con queste persone, ascoltare, non leggere ma parlarci assieme, sentire il loro dolore è sentire un campionario di male, da riempirti per sempre; ogni incontro è colmare la misura, ogni volta è un sentirsi afflitti con loro, con loro subire ancora quelle angherie. Però di una cosa sono assolutamente convinta: dobbiamo farlo, dobbiamo per forza parlare. Nessuna vittima di violenza subita durante la propria infanzia può portare da sola per tutta la vita quei ricordi, ma li deve condividere con qualcuno. E' anche una questione di sopravvivenza ma non solo. E' un debito che gli adulti hanno con la storia, un debito con i bambini violati e maltrattati e noi vittime dobbiamo testimoniare. Credo sia giusto che i massmedia inizino ad occuparsi anche di questo affinché con il tempo non esistano più adulti increduli, scettici che con la loro indifferenza alimentano e favoriscono questa cultura pedofila. Io so che chi non ha subito queste nefandezze non potrà mai capire fino in fondo cosa significhi vivere per tutta la vita "paralleli" ai "normali" ma è anche vero che c'è qualcuno più sensibile ed attento di altri che riesce a "sentire" quasi per osmosi lo stesso dolore, la stessa sofferenza. E questo sentirci in empatia ci porta a voler ricordare, a farne memoria e storia. Ecco perché io ho iniziato un percorso di rielaborazione, per rispecchiarmi in quello che ero, in quello che ho patito e in quello che sono e che vorrò ora diventare. E' anche questo un cammino difficile ma vorrei consigliare chiunque a farsi coraggio, buttare fuori tutto il male che c'è dentro per ritornare a vivere. Dopo il buio c'è la luce, dopo la sofferenza e la tempesta c'è la gioia e la calma. Dobbiamo fare i conti con il nostro passato, qualsiasi esso sia. Anch'io non mi volevo bene, anche per me ci sono stati giorni bui ed anche per me non c'è stato aiuto quando ero bambina. Ma ora ho capito che dobbiamo riprenderci la nostra vita e non dargliela vinta a chi ci ha annientato da bambini. Auguro a tutti di trovare persone capaci ed in gamba come è successo a me con sos infanzia che riescono a "condividere" a "farsi parte" di quel dolore non per vittimismo ma per aiutare concretamente le vittime a riprendersi la loro vita. Mi hanno aiutata a prendermi cura di me (psicologicamente e fisicamente con il supporto di competenti professionisti), perché se non hai tu un'armonia interiore, non potrai dare seguito a tutto il resto, ad amare gli altri, a voler bene veramente, a prenderti cura degli altri, ad essere in armonia con il mondo, con il tuo passato, con il presente ed il futuro.

Annalisa 11/09/2007