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"11 anni e il mio papà cambia. Cambia il modo di giocare con me……."

"Se ora qualcuno ti dicesse che la tua vita per poter proseguire deve essere rivissuta fino a qui, lo accetteresti?" Tantissime volte mi sono posta questa domanda come se fosse una prova. Se un giorno avessi risposto "sì" voleva dire che tutto il bagaglio di dolore che mi portavo addosso avrebbe avuto un senso. Ho camminato anni e anni alla ricerca di questo giorno, sono caduta mi sono rialzata un sacco di volte, mi sono aggrappata a tutto pur di non affondare, ho annaspato nel buio più totale…anni e anni che nessuno più mi ridarà indietro ma che mi rendono orgogliosa di me perché ce l' ho fatta. Daniela è viva. Il suo cuore batte e sente. Ora dico "sì", voglio la mia vita così com'è. La voglio tutta, la voglio vivere tutta d' un fiato perché nulla mi possa più sfuggire. Così ora posso raccontarti la mia storia senza che mi distrugga di nuovo senza che ogni parola mi tolga le forze, perché ora credo, perché ora so che anch' io posso. Posso amare senza pericolo, posso amare senza paura, posso sentire l' amore senza vergogna.

Nell' Agosto del 1976 avrebbe dovuto nascere un bel maschietto Michele aveva già anche il nome ma ahimè sono nata io Daniela. Ho pochi ricordi di quella bambina sepolta viva a 10 anni. Occhi azzurri vivaci e brillanti, sguardo stupito e curioso, sorriso enorme (con quella magica fossetta sulla guancia paffuta e rossa), limpida, trasparente, vera. Amavo il mio papà come non ho mai più amato nessuno….. aspettavo che tornasse a casa per poter sedermi sulle sue ginocchia e farmi accarezzare dalla sua barba ruvida che tanto mi faceva sentire al sicuro. Non ricordo invece nulla di mia madre, non ricordo una carezza ne un gesto di affetto e neanche molto di C. mia sorella, forse troppo triste per non avere nemmeno mezzo papà, troppo conquistato da me e affidata ad una mamma senza dimostrazioni di amore. Ho 11 anni sto per andare in 1° media. Scrivo la prima pagina del mio diario segreto che dice "…sono un po' timida ma so difendermi, il mio segno zodiacale è il Leone, segno di forza e io sono forte…"…poi il silenzio..il mio diario riprenderà a 13 anni quando ormai più nulla è rimasto di me.

11 anni e il mio papà cambia. Cambia il modo di giocare con me. Quando mi siedo sulle sue ginocchia per giocare e lui fa finta di suonare il pianoforte sulla mia schiena facendomi un sacco ridere non mi diverte più tanto. Lui mi accarezza in un modo che io non conosco. Ma è il mio papà. Lui è speciale! Sono un po' confusa succedono cose strane, non ho più tanta voglia di giocare con lui…ma mamma insiste sempre, non accetta le mie scuse. Non posso dirle che non ho voglia di stare con papà, la deluderei. Dormo spesso con lui e lui mi accarezza, non mi piace ma è il mio papà, il mio sicuro rifugio. Un giorno vado in camera a svegliarlo come al solito quando lavora a turno e si fa trovare lì nudo con quel coso in mano ( forse io non l' avevo neanche mai visto un uomo nudo), sono a disagio lui mi dice di entrare ma io me ne vado…Inizia così tutta una serie di incontri che non riesco a evitare: lui mi cerca continuamente, la mamma continua a mandarmi da papà per svegliarlo, in bagno a portargli l' asciugamano che lui regolarmente si dimentica, io mi sento in colpa per non voler più stare con lui così anch' io mi costringo, è il mio papà lui si che sa sempre cosa fare. Si fa sempre trovare nudo e mi fa partecipare ai suoi giochi ( scopro così un sacco di cose: come si tocca un uomo per esempio e cosa succede, a lui piace) dicendo che mi sta insegnando e che è un segreto fra me e lui, non devo assolutamente dirlo alla mamma. Che bello pensavo: io e il mio papà abbiamo un segreto! Ma le cose si fanno sempre più strane, ora conosco anche il mio corpo. Inizia a venire in camera mia la mattina e io faccio finta di dormire ma non serve a niente ( la domenica mamma è a messa con Cristina abbiamo almeno un ora di tempo lui lo sa). Mi insegna così cosa fa un uomo ad una donna, come i capezzoli diventano duri e poi mi tocca là sempre ogni volta che non riesco a sfuggirgli. Mi dice che mi deve piacere ma io non sento niente mi dà fastidio non ci riesco, cosa dovrei sentire? Lui mi dice che bisogna aspettare che sono troppo piccola e così ogni tanto per farlo contento dico che mi piace. Le cose vanno avanti per un anno, il mio corpo sta cambiando e anche la mia anima e la mia vita non sarà più quella di prima. Divento "signorina" come mi dice la mamma, ma io già non voglio più essere donna. Mio padre mi cercherà solo un' altra volta dove tenta di avere un rapporto completo con me. Mi fa male ma lui continua.. poi non so perché tutto finisce… ( forse la paura di una mia gravidanza? ). Ma con questo è finito tutto. Il mio corpo è stato usato e profanato, la mia infanzia è conclusa: sono improvvisamente grande in un corpo che non riconosco più come il mio, l' amore di mio padre non c'è più. Lui ora mi evita, siamo due estranei in casa, ho paura di incontrarlo, quando mi passa vicino mi manca il fiato, sento ovunque il suo odore e mi inquieta, sono confusa, sono sola, sono in silenzio, sono morta. Mi porto questo segreto fino a 15 anni. La mia vita apparentemente scorre tranquilla.Fino a 15 anni vivo come non fosse successo niente. Sono solo una ragazza bravissima a scuola, educata, molto matura per la sua età, un po' maschiaccio, chi se ne frega se i miei occhi sono spenti, senza vita, se il mio cuore ha smesso di battere? Intanto in casa mi chiudo sempre di più in me stessa. Mia sorella ha sempre problemi, fa un sacco di casino, è anoressica, rischia di morire. I miei continuamente la portano da medici, psicologi….intanto io vivo nell' ombra. Sono completamente indipendente, inizio a cercare un po' di affetto ovunque fuori da casa mia. Mi innamoro di un sacco di ragazzi della mia età ma io sono solo una povera sfigata nessuno sembra prestarmi attenzione..

Ho finito la terza media. I medici dicono ai miei che mia sorella ( che ha 18 anni) deve uscire, deve farsi degli amici. Così i miei spaventati da questa figlia ribelle mandano me con lei con il compito di controllarla. Così nell' estate fra la terza media e le superiori vado per la prima volta in discoteca di sera. Sembra tutto bello. Addirittura un ragazzo che nemmeno conosco mi bacia tutto il collo. Mi sento un po' amata. Inizia così un anno in discoteca sabato sera e domenica pomeriggio. Ho 15 anni ma posso tranquillamente dire sempre a tutti i ragazzi che ne ho 18... A scuola sono una delle più brave della classe. Darei tutto per un po' d' amore. Incontro per fortuna A.. Ha 21 anni, un bravo ragazzo. Stiamo insieme un anno e mezzo, ci vogliamo un sacco di bene. Ho 16 anni. Lui capisce che c'è qualcosa che non va, scopre che ho iniziato a mangiare e procurarmi il vomito, ha solo 21 anni. Abbiamo già avuto degli approcci sessuali ma quando lui mi chiede di più, iniziano i problemi. Siamo in macchina lui va oltre alle mie aspettative, vuole far l' amore, ho una crisi nervosa: sono quindi raggomitolata in macchina e non parlo più. Mi riporta a casa spaventato e mi affida a mia sorella, piange poverino. Ho 15 anni stanno tornando i ricordi (una notte faccio addirittura la pipi a letto). Quella stessa sera mia sorella mi fa domande capisce che è successo anche a me. Mio Dio!!! Ma non solo, con me è andato molto oltre. Ci sentiamo parte di uno stesso destino. Cominciamo ad aiutarci alternando momenti di odio reciproco. Siamo lo specchio una dell' altra della merda in cui ci troviamo ma mentre io vorrei dimenticare di nuovo, lei vorrebbe spaccare il mondo in due. Come ovvio il rapporto con A. non può continuare siamo impotenti di fronte ad una cosa più grande di noi. Ci lasciamo senza sapere perché non possiamo amarci. Navighiamo entrambe, io e C., fra l 'anoressia e la bulimia, in giorni interminabili senza senso fra litigi in famiglia..la casa è un inferno, la vita fuori è una maschera .. siamo tutti pazzi. Cerco un po' di amore ovunque, passo da un ragazzo ad un altro, non posso rimaner senza qualcuno a cui pensare, per cui sognare, questo mi permette di sopravvivere, di non pensare a me. Incontro per fortuna ragazzi e uomini che vedono la mia disperazione e non approfittano di me, mi caccio anche in brutte situazioni, ma ne esco sempre bene…nulla mi fa paura…solo il male che ho dentro mi terrorizza.

Sono in terza superiore chiedo aiuto e mi confido con una psicologa che partecipa ad un progetto scolastico. Ma evidentemente la cosa era troppo grande anche per lei e non si fa più trovare. Alla mia prima richiesta di aiuto mi viene chiusa la porta in faccia. Capisco che sono completamente sola. Sono dura come una roccia. Il mio cervello lavora solo per non ricordare, non pensare, tutto deve essere sotto controllo. Ogni emozione che scappa al mio controllo potrebbe essere un disastro. Continuo però a leggere libri, cerco spiegazioni, qualcuno che scriva cosa si deve fare per vivere. Per capire cosa mi è successo, cerco dei fili cui aggrapparmi, delle speranze. Mia sorella è sempre più impazzita ora siamo in lotta fra di noi.Lei per vivere ha bisogno di gridare, io per riuscire a vivere ho bisogno di non sentire più niente. Lavoro d' estate, divento una che non deve chiedere mai. Mia sorella un giorno accusa mio padre di averle rovinato la vita e racconta tutto a mia madre. Io penso che questa sia la fine. Sì in un certo senso è la fine. Mio padre minaccia di suicidarsi, mia madre piange e si finge malata e io e mia sorella piene di sensi di colpa ci occupiamo di loro come due bravi genitori. E chi si occupa di noi? Nostra madre ci odia. Come abbiamo potuto farle questo? Figlie ingrate. Il rapporto malato fra mio padre e mia madre si rafforza contro di noi. Mia madre si preoccupa per mio padre e mio padre di mia madre. Mai ci verrà chiesto come stiamo noi. Questa è la mia seconda porta in faccia e la mia seconda condanna. Io Vivo la mia sofferenza, quella di mia sorella, quella di mia madre e quella di mio padre. Di chi potrò mai più fidare?

Finisco le superiori. Mi informo e organizzo per andarmene di casa, voglio fuggire, senza più tornare indietro. Inizio a lavorare. I professori insistono però perché vada all' università. Dicono ai miei genitori che devo assolutamente studiare. Vedo un po' di speranza potrei far medicina (uno dei miei sogni) e magari trasferirmi a Padova. Ricorderò sempre il giorno in cui mi sono iscritta all' università. Ero con mia madre. Lì al momento dell' iscrizione mia madre mi ha detto " No medicina è troppo lunga non possiamo mantenerti così tanto. Scegli qualcosa altro."( poi ho pure scoperto che i soldi non mancavano proprio). E così da brava figliola ho scelto di fare l' infermiera come mio padre. Come ovvio tutto bene fuori. Esami perfetti, infermiera perfetta! Mentre tutta la mia vita era in frantumi. Ogni giorno vedevo medici: quello che non sarei mai diventata. Lottavo ogni giorno fra anoressia e bulimia: tra la voglia di cancellarmi dalla terra, distruggere questo vergognoso corpo e la voglia di riempirmi per non sentire quell' immenso vuoto dentro di me. Sono nel mezzo del periodo peggiore della mia vita: fumo, bevo, mi ubriaco spesso, non dormo. Mi chiudo spesso in camera con fumo, birra e musica dei Pink Floyd ( perché non mi sono mai drogata non lo so ancora) e fumo e mi ubriaco e piango e sbatto la testa sul muro e mi taglio le mani e cerco di uccidermi ma non ci riesco. La vita è proprio la pena che devo scontare. La condanna che mi infliggo. Ho degli sprazzi in cui cerco di uscire ma è tutto inutile sembra che la vita non sia per me. Per vivere mi devo sforzare.Nel mio diario scrivo: ".. ogni parte del mio corpo freme di un dolore pure fisicamente insopportabile, sogno di essere morta per non sentire per non dover cercare di sopravvivere." Scrivevo:

"Scivolavo sempre più Nel profondo delle tenebre Ragnatele appiccicavano la mia faccia Contratta dalle grida laceranti, latenti sulle labbra madide di sudore. Gli occhi spalancati Fissano il vuoto Il caldo è soffocante Il gelo immobilizzante Un brivido scuote le mie membra. Nessuna risposta. Il silenzio impenetrabile Martella la mia testa

mentre le mie dita si accaniscono A cercare, a scavare senza meta Penetrando nella terra profonda. I sassi appuntiti mi feriscono Sommersa dal terriccio ora scivolo E la mia anima se ne va Vola verso mondi lontani E il mio corpo giace sereno."

Daniela 1995

" Ancora l' ho visto. Ho scrutato i miei occhi. Azzurro sono cielo, un po' grigio, di nuvole cosparsi. Linee spezzate. Sassi taglienti Ruscelli risucchiati e Una goccia. E' una lacrima Ricacciata nel profondo Ben nascosta Fra fiori appassiti di già che spezzato ho, ancora. Una acida, brucia vorrei asciugarla almeno un po'.

Ma i miei fiori Rimarranno spezzati. E li ho visti un giorno I miei occhi brillare Di sole, tiepidi Primaverili, sognanti, sassi smussati. Una goccia, si E di rugiada Scendeva dolcemente. E non l' ho più vista Ancora."

Daniela 1995

Nel frattempo trovo un altro ragazzo F.. Ci diamo a vicenda un po' di speranza in questo mondo disperato. Ho 20 anni. Facciamo l' amore. E' in realtà la mia prima volta. Scopro che posso sentire ancora. Sarà in realtà una delle poche volte in cui sono libera di amare. I fantasmi sono sempre lì. Nulla è ancora risolto. Il giudice implacabile che è dentro di me emana sentenze ogni minuto. Inizio ad andare in terapia da uno psichiatra. Voglio uscirne. Voglio stare bene. Voglio vivere. Ma quanto sarà ancora lunga la strada… Nelle sedute ho un problema: non riesco a parlare, la mia mente si svuota, se mi chiede di ricordare il mio cervello si rifiuta. La mia anima è lontana, il mio cuore non vuol sentire, troppo è il male, insopportabile…Ci vado un po' poi lui penso capisce che non sono ancora pronta che veramente sta giocando con il fuoco e mi dice che è tutto ok che posso farcela da sola. Io so che non è così….ma sono forte. Io e mia sorella ce ne andiamo di casa. Mia sorella litiga per l'ennesima volta con i miei e li minaccia se non ci comprano un appartamento dove noi possiamo andare a vivere. Mi costringe ad andare con lei. Dice: senza di te non me ne vado(grazie C.). Sono terrorizzati che noi raccontiamo in giro quello che è successo e accettano. Ce ne andiamo di casa ancora prima di avere l' appartamento, etichettate dai parenti ( alcuni pure sanno ma l'omertà famigliare è una regola d'onore) come le figlie ingrate che ringraziano in questo modo due genitori modello. Ci portiamo in silenzio anche questa croce. Andiamo a vivere un po' di qua e un po' di là per qualche mese. Non ho un lavoro fisso, sono ancora iscritta all' università, non abbiamo soldi, è un casino. Cerco lavoro e inizio a fare l' assistente. La vita non è facile. Ho 21 anni. Lascio l' università. Io e mia sorella continuiamo a litigare. I nostri genitori ci hanno reso la cosa difficile probabilmente speravano che non ce l'avremmo fatta. Mia madre continua a telefonare piangendo, aumentano i sensi di colpa.

Ok ora posso fare la mia vita. Ma quale vita? Non ne ho nessuna. La mia vita è un puzzle da ricostruire. Sono stanca non ho più energia. Il fardello che mi porto da tanti anni sulle spalle è diventato troppo pesante. Non ce la faccio più da sola…Sono una persona distrutta, mi sembra di aver vissuto 100 anni…sono vuota… Ho 24 anni. Trovo la forza in N. il mio attuale compagno. Nella sua semplicità, nella sua positività, nel suo vivere la vita con passione. Racconto tutto di me. Lui non si scompone. Nessun problema dice io ora sono qui. Non me ne andrò se tu non mi mandi via. Inizia la mia risalita lui è un rifugio sicuro, un uomo speciale. Giorno per giorno mi insegna ad amare la vita. Siamo sempre insieme, non ci molliamo un secondo. Mi porta sempre con lui. Mi insegna a sciare. Andiamo a pattinare, mia passione negata dalla famiglia che grazie a lui riprendo, andiamo a camminare in montagna , ferrate, mountain-bike, impariamo a ballare il country insieme…Quante cose si possono fare…come una bambina mi appassiono a tutto ciò che mi viene proposto..N. viene a vivere con me, sono così impegnata nella nostra storia che mi dimentico per un po' di tutto il male che mi porto dentro. Ma il rapporto con i miei è sempre difficile, mi sento in colpa se non vado a trovarli e quando ci vado poi sto male. Non parlo più con mia sorella. Quando facciamo l'amore N. deve sempre stare attento a cosa fa e cosa non fa perché a me basta poco perché i ricordi mi impediscano di provare qualsiasi tipo di emozione. Non c'è finzione fra di noi ma soffro sempre tanto. Soffre anche lui io lo so. Mi sento in colpa per non essere libera di amarlo come vorrei. Spesso quando facciamo l'amore mio padre è lì che mi guarda. Non ne posso più, voglio essere libera, i fantasmi mi perseguitano. N. è paziente fa di tutto. Non basta. Tocca di nuovo a me. Ho 27 anni.

Intanto N. cambia lavoro. Ci vediamo molto meno. Lavora il sabato. Io vado in crisi,mi rendo conto che senza di lui non sono niente, ho vissuto la sua vita, ho seguito le sue passioni, bello si ma io ancora una volta dove sono? Inizia un altro periodo di profonda crisi. Mi trovo un giorno in bagno a procurarmi il vomito. Sta ricominciando tutto da capo. Non lo posso permettere. Devo chiedere aiuto. Da sola non ce la faccio più. Devo guardare nel mio passato. Parlo con N., per lui è tutto molto difficile, mi sta comunque vicino anche se non riesce a capire perché lui non è sufficiente a farmi star bene. Si sente sconfitto. E' un momento difficile. Decido di chiedere aiuto ma non so a chi. Cerco ovunque e incontro SOS INFANZIA. Mi sento accolta. Grazie al loro consiglio inizio un percorso di psicoterapia. Sono dura come la roccia, ha paura che tutto il male che con tanta fatica ho soffocato mi travolga. Decido anche di interrompere la comunicazione con i miei genitori… non posso più fingere che siamo una bella famiglia, non posso più baciare mio padre e mia madre senza che lo schifo di tutti questi anni mi travolga.

Piano piano con la pazienza di questa dolcissima seconda mamma ricompongo i cocci della vita. Ripercorriamo la mia vita, scaviamo nei perversi rapporti famigliari, di possesso e potere, mettiamo al loro posto mamma e papà, stabiliamo chi sono i colpevoli e chi le vittime, scaviamo sui miei enormi sensi di colpa, sento la gravità di ciò che è successo a quella bambina di 11 anni che devo andare a riprendere, comincio ad avere un po' di rispetto per lei, le due persone che vivono dentro di me: la bambina prima della violenza e la donna che ha vissuto il dopo iniziano a parlarsi e perdonarsi, comincio quindi a sentire il mio passato come qualcosa che mi appartiene. Comincio a pensare che mi merito di essere felice, mi trovo a pensare a me, ogni tanto mi vedo pure bella. Riscopro C., mia sorella. Siamo una per l' altra una famiglia che non abbiamo mai avuto. Ho voglia di riprendermi le mie passioni, mi prendo così la patente della moto e mi compro la moto. Comincio a pattinare regolarmente, gioco a pallavolo, leggo molto…tutto mi sembra più mio. Si fa viva la mia passione per il cane San Bernardo e frequento regolarmente l' allevamento, una passione che è nata a 5 anni, il mio ponte con quella bambina che mi sono andata a riprendere. Ho 31 anni. La mia anima comincia ad aver voglia di riappropriarsi del proprio corpo così tanto rifiutato e calpestato. Ho voglia di sentire che è il mio corpo che si muove, vive, danza.. Così cerco qualcosa che mi faccia danzare e non so cosa. Trovo biodanza, e qui sento la vita scorrere, sento il piacere del contatto con l' altro. Sento.. quanto sento e mi stupisco. Sì quella bambina nonostante tutto non è morta e si sa ancora stupire della vita e dell' amore…occhi curiosi, brillanti, fioriti, e una goccia di rugiada scende dolcemente, e l' ho vista e la vedrò ancora.

Daniela