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RELAZIONE AL CONVEGNO DI BOLZANO 24 MAGGIO 2008

Effetti sociali e culturali di internet sui minori

Sulla base di documentate teorie l'osservazione del comportamento del bambino, in un ambiente strutturato e verificato in relazione ai bisogni infantili, si è consolidata la figura del "bambino competente e cognitivo", mosso da un "istinto meraviglioso a osservare e a conoscere", ad adattarsi in modo attivo all'ambiente che lo circonda. Tuttavia, negli ultimi anni abbiamo visto affermarsi un'interpretazione di questa teoria totalmente fraintesa da parte di alcuni adulti, quasi in antitesi con i concetti definiti, con la quale si tenta di dimostrare un pseudo-riconoscimento dei diritti dei bambini attraverso il conferimento di competenze che non possono essere dei bambini. Il mondo degli adulti tende ad investire di proprie responsabilità oggettive, soggetti, i bambini, ai quali non devono appartenere simili competenze, proprie di una cognizione e maturazione adulta. Tale teoria è stata purtroppo usata come alibi deresponsabilizzante da parte degli adulti. Consideriamo ad esempio cosa significhi oggi affermare che i bambini ne sanno più degli adulti in merito alle competenze informatiche, alla navigazione in internet. Anche in questo caso si delegano competenze che sono proprie, o dovrebbero essere, di un mondo adulto. Pensiamo inoltre come gli effetti negativi della rappresentazione della violenza attraverso i mass-media, i videogiochi -internet (assuefazione, diffidenza, giustificazione della stessa) siano ampiamente verificati sul piano della ricerca psicosociologica, ma anche in questo caso assistiamo al quasi completo abdicare del ruolo di controllo e di tutela degli adulti in senso generale. La macchina, il pc, è uno strumento ma potenzialmente pericoloso: chi si pre-occupa dell'uso che ne fanno i minori? E' una responsabilità di tutela che appartiene principalmente ia genitori o anche alla collettività adulta?

Una strategia di intervento.

Il problema non è solo della famiglia e relegato alle sole responsabilità dei genitori ma sembra porsi in chiave più ampia, si vorrebbe dire politica, nel senso etimologico del termine "polis" della città, della collettività, di tutta la comunità adulta. Oltre ai servizi preposti di tutela pubblica, gli stessi gestori di servizi internet, chi controlla e gestisce le comunicazioni ecc..Qual è il senso e il ruolo che noi adulti attribuiamo ad internet nella vita dei nostri figli? Siamo consapevoli del fatto che questo mezzo può essere occasione positiva di crescita, ma anche intrattenimento o evasione a volte problematica e pericolosa? Siamo disposti a confrontarci con l'universo dei bambini e degli adolescenti per quello che sono, al di là degli stereotipi e dei paradossi di bambini perfetti e competenti che gli stessi media costruiscono? Alla luce delle esperienze internazionali ma anche del nostro stesso Paese e delle nostre esperienze è necessario comprendere che l'avvio di una strategia consapevole di intervento in questo delicatissimo settore passa attraverso diverse azioni e non può essere "risolta" attraverso semplificazioni (bollini) o sistemi tecnici di protezione. E' necessaria una strategia chiara e riconoscibile, che passi per esempio attraverso l'informazione e l'educazione all'uso di questo mezzo, la creazione di occasioni periodiche di confronto diretto delle diverse opinioni, l'istituzione di momenti di scambio di conoscenze, di esperienze formative sull'argomento come stiamo facendo noi qui oggi. Il rafforzamento delle capacità critiche del bambino e dell'adolescente attraverso l'avvio di forme verificate di "media education" o di formazione specifica anche in ambito scolastico; la promozione di momenti di confronto e riflessione con gli educatori, ma soprattutto l'assunzione della responsabilità degli adulti nei confronti dei minori.

La nostra esperienza formativa

L'esperienza dell'associazione che presiedo in merito alla tematica "internet e minori" si basa su approfondimenti svolti nelle scuole secondarie, di primo e secondo grado. Abbiamo svolto negli ultimi 7 anni corsi rivolti agli studenti, ai genitori ed ai docenti. La nostra formazione si poneva l'obiettivo di svolgere un'azione ambivalente: da un lato le conoscenze tecniche per un uso consapevole di internet con esempi pratici in aula informatica, dall'altro comunicare l'importanza della relazione educativa tra adulto e minore.

Le conoscenza tecniche

Dai monitoraggi svolti sulle conoscenze tecniche dei docenti e dei genitori è emerso che la stragrande maggioranza possiede una formazione limitata all'uso professionale del computer. In pratica quasi tutti, docenti o genitori, possiedono un livello di esperienza informatica pari alle necessità di utilizzo per la professione svolta. Gli adulti sono sufficientemente preparati per usare il pacchetto office, internet per effettuare ricerche, inviare una email, ma pochissimi sono in grado di proteggere il proprio pc o conoscono i reali pericoli che possono essere veicolati durante la navigazione in internet, in particolare a danno dei minori. Per quanto riguarda i minori invece l'uso del pc è nella maggioranza dei casi limitato all' aspetto ludico e di intrattenimento. Anche in questo caso sono pochi i casi in cui i ragazzi sono a conoscenza dei potenziali pericoli legati non solo all'adescamento ma anche alla violazione della privacy, a registrazioni online a volte poco chiare, ad inserimenti di dati personali in siti che non garantiscono la necessaria riservatezza, all'accesso a siti per maggiorenni con procedure che consentono l'utilizzo e la fruizione dei contenuti riservati anche a minorenni. Si è portati a credere che un sistema di protezione possa garantirci la sicurezza assoluta, in realtà ciò non è tecnicamente possibile. Le statistiche parlano chiaro: 1 computer su 4 anche se è protetto da un antivirus, è infetto. In pochi sono a conoscenza della pericolosità dei cosidetti "trojan", ovvero virus che hanno lo scopo specifico di consentire il controllo a distanza del computer infetto, che solo nel 2007 erano il 75% dei virus identificati. Con i nostri corsi in aula informatica abbiamo cercato di suggerire alcune contromisure tecniche e con l'ausilio dei soci volontari opportunamente formati ci siamo adoperati per offrire un aiuto alla conoscenza di un uso consapevole di internet.

La relazione educativa

Da sempre l'uomo ha paura di ciò che non conosce. La paura genera la necessità del controllo e se c'è qualcosa che non riesco a gestire allora mi spavento e così rischio di non capire. Ci siamo preoccupati di conoscere per capire e quindi poi di trasmettere queste conoscenze. Non si può immaginare una rete internet sicura perché il genitore ha la necessità di trasformarla in qualcosa che assomigli ad una babysitter. Abbiamo partecipato a diversi incontri al Comitato Internet e Minori presso il Ministero delle Comunicazioni, conosciamo le varie disposizioni legislative a tutela dei minori, le fasce protette e la sicurezza, la preoccupazione che al minore sia consentita una navigazione sicura quando si trova da solo di fronte al monitor. La paura più grande è quella dei siti che possono contenere immagini scioccanti, della violenza gratuita, della pedopornografia, delle chat usate per adescare, quella dell'incitamento all'utilizzo di sostanze stupefacenti o dell'incitamento a pratiche dannose o letali. Le contromisure finora adottate sono la censura del privato genitore (tramite software specifici di filtraggio) mentre si auspica quella diretta del legislatore (censura alla fonte o tramite provider). Dal 1990, fin dai suoi albori, uso la connessione internet. Ho visitato centinaia di siti, di tutti i generi, ed anch'io ho trovato scene di violenza gratuita, ma non ci viene propinata in dosi sicuramente maggiori nel telegiornale serale o nel film in prima serata? Ho frequentato alcune chat, newsgrup, forum, blogs su Internet ma tutti i casi di adescamento che conosco sono ad opera di persone in carne ed ossa e non certo a causa di internet o di un computer. Internet è solo la cassa di risonanza di un male che appartiene al genere umano. Non dimentichiamoci che tutti gli abusi e le violenze rappresentate in video pedopornografici nel web hanno come vittime bambini e sono sempre esseri umani i loro aguzzini. Chi commette simili reati sono dei criminali, non certo internet o qualsiasi mezzo tecnologico. Internet non è certo meno pericoloso del cellulare o di qualsiasi telefono: se qualcuno mi telefona e mi insulta la colpa è del telefono o dell'interlocutore? Il telefono come il computer è un mezzo, un elettrodomestico ormai, e la sua potenziale pericolosità dipende sempre dall'uso che se ne fa e dalle competenze di chi lo usa. Ma la paura più grande rimane la pedofilia. Fino a dieci anni fa non sapevo nemmeno cosa fosse l'art.609 quater del codice penale (atti sessuali con minorenni). Tuttavia non mi è mai passato per la testa di compiere tale nefandezza. Non ho mai rubato in vita mia perché la mia formazione mi ha fatto assumere la consapevolezza che ciò non è lecito, come ho sempre cercato di non offendere in alcun modo le persone in quanto il rispetto delle persone è un diritto sacrosanto ed inalienabile, non certo perché c'è una legge che altrimenti mi farebbe finire in galera. Da quando ho iniziato a navigare, prima ancora che esistesse il browser attuale, ciò che mi ha protetto di fronte a contenuti aberranti, la mia difesa contro l'utilizzo di droghe o la perversione, non è stato un filtro internet o una rete blindata, ma l'educazione e la formazione che ho ricevuto dai miei genitori, dai miei educatori o insegnanti. La capacità critica, i valori etici universalmente riconosciuti che mi hanno permesso di acquisire la consapevolezza di ciò che è bene e ciò che è male. Oltre quindi le conoscenze tecniche, oltre la capacità di saper usare e gestire questa macchina che naviga in internet è necessario "educare" i minori a crescere in questa società che è mutata, che ci offre nuove sfide potenzialmente pericolose ma anche nuove opportunità di comunicazione ed informazione, inimmaginabili solo fino a pochi anni fa. Non si può pretendere una rete sicura perché il genitore non ha tempo da passare con il figlio per provvedere al suo sviluppo. Non si può pensare ad una rete sicura per farla diventare come il televisore in fascia protetta, una sorta di babysitter davanti a cui parcheggiare il bambino per interminabili ore, pensando che non ci sia niente di male. Non è possibile. Internet non è poi così differente dalla vita reale, è solamente più agevole in quel contesto pubblicare e ritrovare informazioni che nella vita reale sarebbero comunque rintracciabili e pubblicabili. Internet è come nella vita un luogo, se pur virtuale, di incontro, una piazza dove incontriamo persone di tutti i generi: buone e cattive. Ma quale genitore aprirebbe la porta di casa al primo sconosciuto che passa o ad un personaggio mai incontrato prima che magari si cela dietro ad un nickname? Quale genitore dotato di buon senso, con la diligenza del "buon padre di famiglia", lascerebbe il proprio figlio/a in compagnia, anche solo a dialogare/chattare con una persona sconosciuta senza preoccuparsi di sapere se il proprio figlio è pronto, sufficientemente preparato, con un grado di maturità adeguato, a questo tipo di incontri? E cosa c'è di diverso tra la vita reale ed internet? Assolutamente niente, nel virtuale chi naviga, chi chatta, chi scambia filmati, sono persone, esseri umani esattamente come quelli che si incontrano nella vita reale. E' questo concetto che bisogna assimilare e di questo si deve parlare e spiegare ai nostri figli. Dopo tutti i nostri corsi abbiamo ricevuto sempre più attestazioni di riconoscenza per i consigli sulla relazione educativa che per il manuale tecnico sui rischi di Internet. Non si può delegare alla televisione o a Internet l' educazione di un minore che ha solo, come tutti i bambini di questo mondo, una grande curiosità ed un enorme necessità di capire, di conoscere, di qualcuno che gli spieghi il perché delle cose. Non abdichiamo al nostro compito di adulti, non lasciamo che l'educazione dei nostri figli avvenga attraverso internet o comunque mediante qualsiasi altro interlocutore che magari in un modo o nell'altro se ne approfitta. Non è certo mettendolo sotto una campana di vetro che si protegge un bambino dai pericoli della vita, ma insegnandogli a comprenderla e affrontarla. Per proteggere un bambino da Internet gli si insegna a comprenderla ed affrontarla, attraverso l'esempio e l'educazione.

 (Graziano Guerra)