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Siamo davvero una società che tutela i suoi figli?

Premessa

Non possiamo non riconoscere che c'è stato un vuoto di attenzione nei confronti del mondo degli adolescenti, dei loro problemi, delle loro istanze di riconoscimento delle loro esigenze di partecipazione e di contributo alla loro crescita e alla crescita della società da molti anni nella nostra società. Il 21 novembre 1989 la Convenzione dell'O.N.U. riconosceva i diritti dei bambini e delle bambine; la successiva Convenzione Europea di Strasburgo del 21 maggio 1996, completava il quadro normativo sull'esercizio dei diritti dei fanciulli. Tutti coloro che erano attenti alle innovazioni e alle novità legislative della società che ricerca nuove formule di migliore convivenza, le accolsero con entusiasmo e speranza. Il villaggio globale sembrava finalmente e una volta per tutte aver maturato l'idea di proteggere adeguatamente i suoi piccoli; la viva attenzione per il tema "infanzia" in generale lasciava ben sperare per un rinnovato impegno politico, culturale e sociale per una parte della popolazione così importante ma così invisibile: "I BAMBINI". L'Italia ratificava le convenzioni, i giornalisti davano vita alla "CARTA DI TREVISO"; bellissimo ed innovativo documento di autoregolamentazione con il quale il mondo dell'informazione, dopo anni di indifferenza e di silenzio, interrogò se stesso sul proprio rapporto con l'adolescenza, sulla necessità di rivestirsi in modo forte della responsabilità sociale che il proprio ruolo di trasmettitori di conoscenze impone nei confronti di un pubblico di minori. Sensibilità ed attenzione nei confronti dei minori che dura poco: il clamore dei primi anni si è trasformato in silenzio, lo sgomento si è indirizzato sotto la traccia impalpabile della fretta di una società che corre troppo velocemente dietro alle mode, all'audience, al successo facile ed immediato, ad una politica che si autotutela e celebra se stessa, e nessuno pare potersi fermare a pensare e riflettere sulle grandi questioni civili quale è innanzitutto il tema dell'infanzia. Anche la recente cronaca evidenzia un' insufficiente applicazione della legge piuttosto che una sua inadeguatezza, un mondo politico che anche dai rappresentanti nazionali invia ai nostri giovani messaggi rissosi, volgari e diseducativi.

I minori pongono interrogativi: chi saprà rispondere adeguatamente?

I bambini, i giovani chiedono aiuto ed inviano agli adulti importanti segnali che troppo spesso gli adulti e la politica non sono in grado di decodificare e, per pigrizia o presunzione, definiscono semplicemente con stereotipi che non apportano alcun significativo contributo alle risposte attese. Rimanere sordi ed indifferenti di fronte alla loro voce, ai loro tentativi di esprimere l'esistenza di una problematica comunicazione con se stessi, con la famiglia, con la scuola, con la società, con la politica, con i media può solo creare le premesse per la crescita di individui isolati nella società ed in conflitto con essa. L'associazione Sos Infanzia Onlus che ha contribuito a decodificare le innovative proposte nell'ambito del Movimento per l'infanzia per un rinnovamento dei servizi sociali a favore dell'infanzia e dell'adolescenza, propone l'impegno di collaborare per la realizzazione di un grande sogno: promuovere una nuova cultura dell'infanzia e dell'adolescenza.

Violenza all'infanzia: la realtà del nostro territorio

Questa associazione che presiedo ha incontrato nel corso delle sue attività fino ad oggi più di 10.000 soggetti, in particolare studenti. Abbiamo documentato quasi duemila testimonianze. L'incontro con chi ha subito violenza, l'ascolto e la condivisione di quel dolore è per noi la più importante fonte di conoscenza per quanto riguarda la violenza all'infanzia. Tra le varie opere di volontariato svolte ho personalmente seguito il monitoraggio abusi sui minori a Vicenza nel 2005 e a Treviso nel 2007, coinvolgendo gli Istituti superiori e circa 2.000 studenti maggiorenni. Un campione rappresentativo, una ricerca che ha adottato metodologie già sperimentate dall'Università di Ginevra e da quella di Milano nel 2000. I risultati emersi sono simili a ricerche svolte con le stesse procedure in tutto il mondo. Dal 13 al 17% dei nostri figli, mediamente 1 bambina su 5, sono stati vittime di violenza sessuale ad opera di un soggetto adulto, nella maggioranza dei casi l'abusante è conosciuto ed ha un legame di parentela con la vittima. (vedi statistiche emerse). Il monitoraggio svolto non aveva ambizioni di chissà quale interesse, garantendo l'anonimato non si preannunciavano denunce alle Autorità, non vi erano rivendicazioni attese da parte delle vittime in quanto reati già prescritti. Si prefiggeva l'obbiettivo di evidenziare dati certi sulla scorta dei quali si immaginava potessero essere messi in opera progetti di informazione, sensibilizzazione e formazione, mirati ed adeguati alla specifica realtà statistica emersa. L'autorevolezza dei dati che sono pervenuti dai diretti interessati, ha fornito indicazioni certe per corretti progetti e programmi di prevenzione all'abuso, al maltrattamento e al disagio, da attuarsi fin dalla scuola dell'obbligo. In realtà però a tutto questo lavoro dei volontari ne è seguito, da parte delle Istituzioni vicentine, il nulla.

Le nostre proposte

Le associazioni che si sono fatte carico di questo impegnativo lavoro non intendono abbandonarsi solamente a proteste, denunce di scarso ascolto dei minori da parte delle Istituzioni e della politica, ma andare oltre. Non proporre altro ma andare oltre. Oltre l'alternativa della protesta per giungere ad una seria proposta. Non possiamo più attendere, non ci possiamo più permettere di assistere alla stesura di dati statistici (non dimentichiamo che queste ricerche sono solo le ultime di una serie di dati simili) drammatici senza passare dall'indignazione, lo sdegno e la rabbia a rimboccarci le maniche per "fare" qualcosa. Passare dal dire al fare non è così semplice, è impegnativo e richiede uno sforzo comune. Ora, in campagna elettorale tutti promettono di "fare" qualcosa per i bambini. Ma siamo sicuri che non sia la rincorsa al consenso piuttosto che una seria volontà di impegnarsi dalla parte dei bambini? Si fatica a credere che improvvisamente ora tutti siano desiderosi di "stare dalla parte dei bambini". Non tanto per la proclamazione di principio quanto per le soluzioni proposte. La più in voga oggi è la castrazione chimica per i pedofili, arma vincente per un facile consenso, quanto ai reali risultati è tutto invece da dimostrare. Basterebbe fare una semplice constatazione: anche se funzionasse - ribadisco che studi scientifici in tal senso non sono di questo avviso - riuscirebbe a "punire" solo l'uno per cento degli aguzzini, poiché questa è la percentuale delle violenze denunciate. Non solo, in ogni caso sarebbe una soluzione comunque tardiva, il danno, quando c'è un aguzzino condannato, è già stato fatto. E quindi a chi serve fare leva sulla castrazione chimica, ai bambini o agli adulti? Probabilmente è l'unica risposta, certamente la più popolare e comoda, che gli adulti sono in grado di fornire senza mettersi in discussione e soprattutto senza la volontà di "capire" la violenza all'infanzia.

Il consenso elettorale ed il consenso mediatico

Il volontariato non deve cercare consensi, non si deve far prendere dall'ansia da prestazione per dimostrare qualcosa ma deve esprimere il valore della prossimità, fungere quindi da stimolo per le Istituzioni che sono preposte alla presa in carico dei problemi sociali, dei bisogni collettivi che con il suo servizio, il volontariato, evidenzia. Da soli non si va da nessuna parte, insieme, volontariato ed Istituzioni si dovrebbe invece fare forza comune. Ma la constatazione che qui a Vicenza, a tutti i nostri richiami di attenzione verso questo problema sia seguito quasi sempre solo il silenzio da parte delle Istituzioni, ci porta ora a considerare l'urgenza di una rivoluzione culturale, delle coscienze, della disponibilità del singolo, della persona a "farsi parte" a quanto da noi evidenziato e proposto. Non più quindi progetti per l'infanzia calati dall'alto che servono solo a dare lustro al gruppo di turno ma reali risposte ed impegni dei soggetti politici a bisogni effettivi. Queste nostre proposte oggi non sono nemmeno facilmente divulgabili attraverso i massmedia, non creano consenso elettorale, non ci schierano da una parte o dall'altra perché denunciamo le ipocrisie di destra e di sinistra per quanto riguarda i diritti dei bambini. Un'informazione mediatica sempre più appiattita, asservita allo scoop di turno o all'opportunità del momento. Un'informazione di parte che veicola sempre più ciò che fa comodo e sempre meno ciò che crea riflessione, approfondimento, cronaca vera. Anche qui a Vicenza stiamo scontando ciò che significa il silenzio ingiustificato su tematiche importanti, tanti, troppi silenzi degli adulti che le nuove generazioni non riusciranno a giustificare. Sicuramente per le tematiche importanti che riguardano la nostra città ed il futuro dei nostri figli, dalla violenza sommersa al raddoppio della base Usa a Vicenza, sono esistite ed esistono gravi carenze di informazione che gettano un'ombra imbarazzante sulla comunicazione. Ma dove sono finiti gli intrepidi giornalisti che andavano a "scovare" la notizia, a documentarla, a confrontare quanto "si diceva" o "si sentiva dire" per accertare la veridicità della fonte e poi fare un articolo serio o non farlo nel caso si rivelasse infondata? Oggi si leggono le stesse notizie in giornali che si definiscono diversi ed il più delle volte non sono altro che un "copia e incolla" delle grandi agenzie di stampa. Si discute sulla tutela dei minori in cronaca, anche i giornalisti si confrontano periodicamente e hanno l 'obbligo di essere iscritti all'Ordine dei giornalisti, fondato in epoca fascista ed unico al mondo (nessun'altra nazione ha un simile organismo). Lo stesso presidente dell'Ordine affermò che ci dobbiamo preoccupare non tanto di quello che si scrive ma piuttosto di quello che non si scrive. Si sono stilati codici di comportamento, di autoregolamentazione per la stampa, internet e la tv. Tuttavia rimangono principi enunciati che quotidianamente vengono violati. Come mai le grandi inchieste, le truffe subite dalla gente comune, gli inganni, i servizi importanti documentati di cronaca non sono ad opera di testate giornalistiche ma di comici? E' paradossale che Striscia la notizia o Beppe Grillo siano i grandi informatori. Non so se avrà ragione Beppe Grillo dicendo che un giorno faremo a meno di questi giornalisti, ma sicuramente la pluralità di informazione che permette internet consente anche di veicolare questa nostra comunicazione. Nel nostro piccolo abbiamo 130.000 visitatori all'anno, con una media di 500 visitatori (ip diversi) al sito web ogni giorno, centinaia di iscritti alla nostra newsletter ed una rete di collegamento con le altre associazioni italiane nell'ambito del Movimento per l'Infanzia che amplifica a migliaia di cittadini italiani le realtà da noi evidenziate. Da parte delle Istituzioni abbiamo avuto interlocutori politici a livello nazionale, invitati ad audizioni al Comitato Internet e Minori, segnalato più volte e regolarmente sanzionate dal Comitato Minori e Tv diverse trasmissioni televisive nazionali. Le nostre attività ed i nostri interventi hanno trovato spazio nella stampa nazionale e ascolto da parte di diversi soggetti politici, sia di destra che di sinistra, ma a Vicenza c'è un inquietante silenzio politico! Non è una questione di colore politico ed è dimostrato dal fatto che alla Provincia di Treviso (giunta di centro-destra) si sono impegnati ad essere al nostro fianco in progetti di prevenzione appena sono venuti a conoscenza dei dati in nostro possesso, e a Perugia Veltroni (quindi di centro-sinistra) ha accolto i nostri suggerimenti impegnandosi a farsi parte delle proposte presentate. La differenza quindi non sta nell'ideologia politica ma nelle persone ed è un vero diritto negato la possibilità per l'elettore di usare lo strumento della preferenza alla persona candidata.

Passare dalla carità ai diritti

C'è molto da fare, ma ci accorgiamo anche che c'è bisogno di un cambiamento che parta dalla coscienza di ognuno. Immaginare che qualcosa cambi sperando che sia sempre l'altro a cambiare non risolverà mai alcuna questione. In questo senso affermiamo che la nostra società ha bisogno di ritrovarsi unita in valori condivisi, valori etici, morali, cristiani. Valori che stanno alla base dei diritti dell'essere umano, del riconoscimento del bambino come soggetto di diritti. Il cumulo dei bisogni, delle attese, supera le possibilità e le migliori intenzioni di buona volontà del volontariato anche meglio organizzato. Occorre cominciare con realismo, basandosi appunto su dati reali, come abbiamo fatto noi interpellando i diretti interessati, ascoltando le testimonianze di chi la violenza, in qualsiasi forma, l'ha subita o la subisce. Ed è quanto abbiamo fatto con questi monitoraggi che ci riportano testimonianze scritte di violenze subite con enormi percentuali alle quali si contrappongono denunce alle Autorità pari solo all'uno per cento e servizi di tutela inadeguati ed insufficienti. Testimonianze che giungono alla nostra associazione di vittime, mai ascoltate o che si sono trovate a chiedere sostegno ad adulti incapaci ed inesperti quando è andato bene o ipocriti ed omertosi nella maggioranza dei casi. Crediamo che qualsiasi discorso sui diritti dei bambini a ricevere una idonea tutela non possa prescindere da una testimonianza diretta dei loro giudizi, dei loro ricordi, delle loro reazioni emotive e dei loro comportamenti in risposta alle violenze subite e alle forme di protezione di cui sono stati o sono i più o meno diretti destinatari. Dopo circa dieci anni di servizio, di formazione, di ascolto, di condivisione posso affermare che il percorso di rielaborazione per una vittima avviene spesso nell'ordine di alcuni anni e che la pedofilia si affronta divulgando una nuova cultura per l'infanzia, altro che castrazione chimica. Nel nostro piccolo abbiamo fatto molto, accogliendo le richieste pervenute e rendendoci disponibili ai tempi richiesti e non imponendo servizi programmati come fossimo a fornire una prestazione contabile. Chi riesce a chiedere aiuto deve trovare chi ascolta ed accoglie in quel determinato momento e non si può immaginare che tale tipo di comunicazione empatica possa avvenire ad orari stabiliti o a giorni prefissati da sportello bancario. Tuttavia siamo consapevoli che il bisogno di assistenza è talmente numeroso che nonostante le buone intenzioni e la grande disponibilità del volontariato non sarà mai possibile fornire a quanti necessitano il diritto di essere ascoltati e aiutati. Non solo, siamo anche convinti che il volontariato non deve fornire per carità ciò che è un diritto che deve essere gestito da un servizio pubblico efficiente, competente ed adeguato. Sulla base di questo ci rendiamo conto che bisogna passare dalla carità ai diritti e che qualsiasi buona volontà delle operose associazioni rischia di rimanere una goccia nell'oceano dei bisogni dei minori se non viene sostenuta e presa in carico da un servizio pubblico efficiente gestito e diretto da lungimiranti e responsabili politici. Ed è in questo comune intento che tutti possiamo e dobbiamo collaborare per fare ora fronte comune per agire, ognuno con le rispettive competenze ma con pari dignità e rappresentanza delle proprie esperienze nei specifici ambiti di intervento. Le nostre esperienze ci inducono inevitabilmente a batterci sul versante della prevenzione perché ci stiamo rendendo conto che se impegnassimo le risorse che si spendono - sempre meno - per riparare i danni che causa la violenza all'infanzia per evitarli, ci sarebbe un dispendio minore di energie, in termini di tempo e di risorse umane e materiali. A chi crede che la tanto sbandierata "rete" di servizi a cui si fa riferimento in ambito istituzionale sia sufficiente, ribadisco citando quanto recentemente l'assessorato ai servizi sociali di Vicenza ha reso in forma pubblica, e cioè il rendiconto di quanto ha sborsato per i servizi alle famiglie in difficoltà e ai minori. " Sono stati 1.875 i bambini seguiti dall'assessorato agli Interventi sociali del Comune, solo nel 2006. Accanto a loro quasi mille famiglie sempre con bambini piccoli. Un universo sempre più grande, che dal 2005 - a detta degli operatori del servizio, che stanno tirando anche le somme del 2007 - è in netta e costante crescita." Ebbene per questa emergenza drammatica, solo nel 2006, ha sborsato oltre 57 mila euro di contributi economici per dare sostegno a 915 famiglie, una cifra che corrisponde ad euro 62,30 a famiglia per un anno! Queste sono le dotazioni economiche dei servizi sociali e queste sono le risposte che sono in grado di dare. Penso che chiunque può trarre da solo le conclusioni. Probabilmente il valore che si esprime in termini economici è la considerazione che questa politica offre a circa 2.000 minori che esprimono una forma di disagio. E' semplicemente vergognoso! Ovviamente la colpa non è dell'assessore di turno o degli operatori che si trovano costretti ad operare con risorse e strutture inadeguate. C'è bisogno sicuramente di intervenire, ma per fare questo si ha bisogno di una politica che investa nel sociale che sappia fornire adeguate competenze, risorse materiali ed umane. Fin tanto che non si capirà che i bisogni dell'infanzia, dei più deboli ed in generale delle situazioni di bisogno, devono essere adeguatamente affrontati con interventi appropriati, non si risolveranno le problematicità che sono le premesse del disagio e del conflitto sociale.

L'assessorato all'infanzia

L'assessorato all'infanzia non può e non deve essere uno slogan elettorale, ma deve essere interpretato nello spirito di chi l'ha pensato molti anni fa, come il sottoscritto, e cioè un servizio all'infanzia, un assessorato che sia in grado di svolgere la tutela dei minori preoccupandosi di stare "solo" dalla parte dei minori, un Ufficio di Pubblica Tutela (documentato nelle tesi del Movimento per l'Infanzia). Il benessere psico-fisico dei bambini non si raggiunge con qualche festicciola a loro dedicata, con uno "sportello ascolto" su appuntamento o con iniziative di facciata senza alcun riscontro di effettiva efficacia. Oggi l'assessorato ai servizi sociali, con le insufficienti risorse di cui dispone, si trova ad operare in ambiti che disperdono l'attenzione doverosa e necessaria che si deve ai minori:

Albergo cittadino e mensa comunale Animazione sociale Assistenza domiciliare Carta 60 Centro assistenza fiscale CAF Centri diurni per anziani Consulta comunale degli anziani Inserimenti propedeutici lavorativi Inserimenti in case di riposo Pronta accoglienza Pasti caldi a domicilio Servizio trasporto disabili Soggiorni climatici Sostegno socio educativo Sussidi didattici Telesoccorso E poi ancora si occupa di "lotta alla zanzara tigre" "servizi cimiteriali" ecc. ecc.

Certo servirebbe l'assessorato all'infanzia ma stare dalla parte dei Bambini significa rappresentare i loro interessi, tutelare e proteggere i minori con strumenti e dotazioni adeguate altrimenti rischia di diventare un altro inutile carrozzone istituzionale. Basta con gli slogan, i principi enunciati a parole, passiamo a fatti concreti e precise assunzioni di responsabilità. Prevenzione quindi, come ci sollecitano a fare anche gli studenti da noi interpellati, prevenzione che parte dal sostegno alla formazione della famiglia e della scuola.

Castrazione chimica, inasprimento e certezza delle pene: sono efficaci per la tutela dell'infanzia?

Prevenire è meglio che curare è uno slogan ormai obsoleto, ma sicuramente valido al contrario di certe presunte "novità elettorali" come la castrazione chimica. Prevenire significa "arrivare prima". Chissà che qualche mente pensante ci sia anche tra i candidati politici e capisca l'urgenza sociale della prevenzione della violenza all'infanzia occupando il suo tempo a proporre soluzioni "per l'infanzia" e non populisticamente "contro i pedofili". Su questo ultimo slogan è facile essere tutti d'accordo - almeno a parole -, "per i bambini" invece è un po' più impegnativo, sia a parole che in pratica. Da tutto questo non può prescindere la certezza della pena per l'abusante. Il pedofilo è un pericolo sociale e va necessariamente isolato dalla società, in particolare dal contatto con i bambini. Siamo anche convinti che si dovranno istituire ambiti di ricerca e studio per la pedofilia, al fine di individuare percorsi se possibile di recupero altrimenti di controllo a vita per chi è stato condannato per pedofilia al fine di prevenire le possibili reiterazioni del reato, comprovate dalla letteratura scientifica in tal senso. I processi devono svolgersi in un tempo ragionevole, ad esempio che non faccia decorrere i vari termini - di prescrizione, di custodia cautelare ecc.ecc.-. I processi trovano loro sede istituzionale nei tribunali e non si debbono celebrare con superficialità attraverso i mass media, pronti a cogliere quel singolo caso che emerge e che fa audience, non apportando alcun significativo contributo alla conoscenza e alla cultura in merito al fenomeno sommerso della violenza all'infanzia. Anzi, la cassa di risonanza mediatica che rincorre ogni singola affermazione di parte, disorienta, confonde, sembra quasi ribaltare la verità in falsità, attestando oggi che quel bambino è vittima di atroci violenza, domani che si è inventato tutto e dopodomani che non è vero ne l'una ne l'altra versione ma è stato un caso, suggestionato da terzi oppure una mistificazione della realtà. Cosa può capire il cittadino da questo tipo di informazione secondo la quale tutto è relativo? A nostro avviso la notizia di violenza all'infanzia dovrebbe essere pubblicata solo quando l'abusante è condannato da un tribunale. Questo servirebbe a tutelare innanzitutto la vittima ed anche il presunto abusante che, nel caso si rilevassero infondate le accuse, ha il diritto di non essere infangato ingiustamente da un'accusa terribile ed il dovere, nel caso sia ritenuto colpevole, di ammettere pubblicamente la sua colpa, scontare la pena, pagare i danni arrecati e rendersi disponibile al trattamento, cura e controllo da parte della Autorità e dei professionisti della mente (psicologi e psichiatri). Se nell'era del villaggio globale non siamo riusciti a comunicare meglio, a far crescere la cultura dei diritti dell'infanzia, se la molteplicità di informazioni non è andata pari passo con la qualità, a cosa è servito? La tecnica ci ha portato a migliorare la capacità investigativa e per quanto riguarda le nuove tecnologie sicuramente la Polizia Postale oggi possiede strumenti all'avanguardia per il contrasto della pedopornografia. Comunque fa riflettere il dato dell'Interpol che possiede un database di 250.000 foto di minori vittime di violenze da parte di adulti e veicolate nel web e che di questi solo per 350 sia stato possibile trovare una via di salvezza. L'inasprimento delle pene non risolve il problema in quanto prima o poi quel pedofilo uscirà e sappiamo benissimo che il pericolo di usare violenza su altri bambini rimane elevato. E' quindi urgente creare una nuova cultura per l'infanzia, che si ponga l'obiettivo di divulgare e riaffermare i valori, i diritti dei più piccoli e indifesi. Dalla scuola per l'infanzia alle superiori si dovranno istituire nei programmi curriculari materie che riguardano lo sviluppo dell'intelligenza emotiva e dell'ascolto empatico, per sviluppare le relazioni affettive ed educative al fine di far emergere le situazioni a rischio e creare il contesto adeguato alla comunicazione dei reali bisogni dei minori. Ci sarà qualche candidato in grado di capire e condividere queste proposte?

Ciò che conta è il messaggio non il personaggio

Idee nuove, con uno spirito giovane di rinnovamento che difficilmente troveranno capacità di comprensione nella geriatria della politica. Tuttavia ci sono segnali di cambiamento, movimenti nuovi che stanno emergendo e soprattutto persone che, in diversi ambiti, stanno promuovendo questo nostro messaggio. Ed è questo che deve andare avanti, il messaggio, perché ciò che conta è l'idea nuova, la nuova cultura per l'infanzia, la nuova prospettiva dalla quale partire, non il personaggio. Io non sono nessuno e non ho alcuna vana gloria da rivendicare, ma anche nei confronti di persone più importanti e capaci di me, come il presidente del Movimento per l'Infanzia Andrea Coffari o di altri come Luciano Paolucci ecc., rimane sempre più importante il messaggio del personaggio. Ciò che è importante è la divulgazione di queste nuove informazioni e proposte, dell'insufficienza del potere delle istituzioni, che mostrano uno scarso impegno per la salvaguardia e la tutela dei bambini, delle bugie che gli adulti raccontano a sè stessi. Le bugie che nascono da un atteggiamento ipocrita, da un' ipocrisia incosciente nei confronti dell'infanzia. Questo messaggio ci dice che la categoria più debole, rappresentata dai bambini non è mai stata tutelata nella storia e che si è portati a credere che la violenza nei confronti dei bambini sia un fenomeno raro che si verifica solo in zone con scarsa scolarizzazione ed emarginazione sociale. Probabilmente la collettività riconosce l'esistenza della violenza infantile ma si convince, sbagliando, che i mass media se ne occupino in maniera precisa, costante e dettagliata. Si è tutti concordi sui diritti dei bambini, valore massimo che va tutelato, ma è anche evidente una falsa disponibilità politica. Per mettere in opera adeguatamente quanto esposto e molte altre tesi contenute nei programmi del Movimento per l'Infanzia, a nostro avviso, è indispensabile istituire un rivoluzionario cambiamento, attraverso una nuova cultura per l'infanzia per la quale siamo disponibili a collaborare con chiunque si impegni a condividere tali proposte. Non ci illudiamo che questo venga recepito da chiunque o con facili entusiasmi. Siamo anche consapevoli che è più facile raccogliere consensi elettorali facendo leva su sentimenti popolari come la castrazione chimica piuttosto che aderire ad impegni forti a favore dei bambini. Tutto ciò lo proponiamo cercando la condivisione di ideali forti ed irrinunciabili, per i quali non si puo' mediare o trattare, senza alcuna imposizione e senza slogan dai toni provocatori o sensazionalistici. Con molta serenità, avendo la tranquillità e la libertà di proporre impegni e scelte forti che non sottendono a contropartite elettorali ma solamente agli interessi dei Bambini. La nostra esperienza, il nostro grande bagaglio culturale che sono le testimonianze delle vittime di violenza, sono la nostra forza e lo stimolo per continuare sempre a stare da una parte sola, che non è ne di destra ne di sinistra, ma è dalla parte dei Bambini. Invito quindi tutti i nostri sostenitori, gli amici, i soci, le migliaia di persone che ci sono vicine ad identificare "le persone" che per la loro credibilità, dignità e i valori che "vivono", rappresentano o possono rappresentare degnamente questo messaggio. Se individuati, siano essi educatori, giornalisti, associazioni o politici, vi invito a sostenerli. Diceva Madre Teresa di Calcutta "Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell'oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all'oceano mancherebbe." Molto più miseramente ciò che facciamo noi assieme a tutti i nostri sostenitori, le persone amiche, chi è solidale con i nostri intenti anche solo virtualmente, forse tutto questo ha un valore ancora più piccolo di una goccia, ma anche queste nostre piccole gocce, probabilmente, se non ci fossero all'oceano mancherebbero. Con l'augurio che il futuro porti tante altre gocce di vera sensibilità e attenzione per formare un oceano di buona volontà per tutti i bambini.

Graziano Guerra

Graziano Guerra

 

Vicenza 28 Febbraio 2008