Sostegno alla paternità e maternità foglio di stile Nuova pagina 2

 

 Il sostegno alla paternità e alla maternità 

La legge n.53 del 2000 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità” riconosce il diritto al genitore di usufruire di congedi parentali per un totale di 6 mesi entro i primi tre anni di vita del figlio. Senza perdere il posto di lavoro, ma riducendo la retribuzione al 30%, questa legge, che nelle intenzioni doveva migliorare la conciliazione tra i tempi del lavoro e la famiglia, in realtà ha provocato un gravoso impatto sulle imprese e non ha apportato sostanziali contributi al sostegno dei genitori e della famiglia.

Alcuni dati:

In Germania 10 papà ogni 100 dal 1/1/2007 al 31/12/2007 hanno usufruito del congedo parentale.

In Italia 4 su 100.

Dei 3.500.000 dipendenti settore pubblico italiano solo 312 uomini su 5.050 donne hanno beneficiato di questo diritto.

Solo 2 agricoltori in tutta Italia!

La differenza tra l’Italia e gli altri paesi Europei non è soltanto culturale, anche se pure in questo senso siamo indietro. In gran parte dei paesi del nord europa un papà che chiede congedi dal lavoro per stare con il figlio è culturalmente apprezzato, in Italia fa la figura della femminuccia.

C’è sicuramente un ritardo culturale nei confronti di paesi europei come Francia e Germania. Per non parlare di Svezia e Danimarca.

Ma bisogna anche sottolineare che in Italia chi chiede di usufruire di questo beneficio percepisce solo il 30% dello stipendio.

In Danimarca, per esempio, il genitore che chiede questo tipo di permessi nei primi 6 mesi percepisce il 100% dello stipendio e altri 6 al 90% dello stipendio.

Quanto dovremmo ancora attendere perché questa politica riconosca che conciliare i tempi di lavoro, rendere flessibili gli orari, riconoscere il diritto al part-time, sono azioni importanti non soltanto per fare assistenza ma per promuovere lo sviluppo del paese? Favorire la conciliazione tra i tempi di lavoro ed i tempi familiari significa migliorare la competitività delle imprese. Questo è un dato di fatto che mezza Europa ha già assunto nella consapevolezza programmatica delle politiche familiari e del lavoro.

Abbiamo bisogno di persone attente, sensibili e disposte a promuovere una cultura a favore dell’infanzia che può passare solo attraverso la consapevolezza che migliorare la qualità della vita familiare migliora anche il sistema dell’intero paese. La famiglia è la prima cellula di società e chi saprà individuare forme di sostegno alla conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, incrementerà il volano produttivo dell’intero “sistema paese”.

Tutto questo deve avvenire in virtù del concetto che il Bambino ha bisogno di attenzioni e cure prima di tutto da parte dei genitori, aiutati ed agevolati dalle Istituzioni preposte e da politiche che sappiano farsi carico di legiferare e adeguatamente sostenere i costi di tali provvedimenti che non devono ricadere sulle imprese o sulle famiglie.

In questo modo i “costi” di tale impegno non saranno altro che un “investimento” sul futuro della nostra società che sarà forte e sana in ragione degli investimenti adottati nei confronti dei suoi figli, in termini culturali, politici e sociali.

Graziano Guerra

Vicenza 3 Aprile 2008