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Solidarietà ai pedofili?

La cronaca tutti i giorni evidenzia fatti accaduti, o presunti tali, di abusi sui minori. Come accade spesso gli adulti rimangono stupiti, increduli, per non parlare degli abusanti che manifestano complotti a loro carico magari organizzati dalla criminalità o dagli stessi genitori delle vittime. Poco importa che accada dentro o fuori la famiglia, i bambini sono a priori non creduti, a volte dagli stessi familiari. Non solo, siamo arrivati ad esternare solidarietà solo agli autori dei reati manifestando diffidenza e reticenza nei confronti delle vittime. Un articolo di un quotidiano nazionale ieri riportava un fatto accaduto ad una bambina di 10 anni che avrebbe subito violenze sessuali dallo zio, fratello del padre. Usiamo il condizionale "avrebbe" perché il nostro ordinamento giuridico prevede che anche in presenza di una condanna in primo grado a 8 anni di reclusione, come in questo caso, si prevedano altri gradi di giudizio ai quali il condannato può accedere prima che diventi definitiva la condanna. Il padre, nonostante il fratello fosse già stato condannato a 4 anni di reclusione per un fatto analogo, non aveva creduto che fosse colpevole allora come a quanto raccontato da sua figlia in questo caso. Anche di fronte ad un personaggio recidivo e alla sua bambina che disperatamente raccontava che lo zio "giocava" al dottore con lei esternò alla madre questa aberrante giustificazione: "i bambini, si sa, a volte travisano la realtà." A completare un articolo di cronaca cittadina, pochi giorni fa, il giornalista riportava un interrogativo emerso da alcuni genitori: "chissà qual è la verità". In questo caso ci si riferiva al trasferimento in carcere di un soggetto che deve scontare una sentenza definitiva per violenza su un ragazzino. Già, chissà qual è la verità se non crediamo nemmeno più ad una sentenza definitiva di un tribunale italiano che condanna a 5 anni di reclusione un uomo che aveva abusato sessualmente di un ragazzino! Dovremo forse immaginare che "in nome del popolo italiano" sono accettabili solo le verità che ci fanno comodo? E soprattutto dobbiamo forse manifestare benevolenza e assoluzione per chi svolge una stimata professione? La giustizia dovrebbe quindi tenere conto che un abusante, condannato e messo in carcere per pedofilia, andrebbe rimesso in libertà in virtù delle sue "eroiche gesta" magari di allenatore di calcio? Si ipotizzano inoltre anche raccolta di fondi per aiutare…la famiglia dell'abusante!!! In un altro fatto di presunti abusi su un ragazzino della nostra provincia l'indagato proclama la solidarietà ricevuta da tanti genitori (a suo dire). E le vittime? 

Talune volte nei processi per pedofilia si manifestano collegamenti ad una pseudo-cultura secondo la quale già nell'antica Grecia e poi ancora più avanti nella storia i bambini venivano iniziati (e vengono ancora oggi iniziati in alcune tribù) mediante dei riti sessuali ai quali erano sottoposti dagli anziani dei villaggi. In questi casi si vorrebbe far passare l'idea che quei bambini non essendo costretti, obbligati a soggiacere a tali pratiche tutto sommato non subiscono violenza. Per fare un esempio paragonabile si potrebbe allora considerare che un genitore o un adulto che esercita un carisma su un bambino può tranquillamente far visionare un video pornografico ad un bambino o farlo assistere ad un rapporto sessuale se non c'è costrizione. Alcuni adulti credono che in fin dei conti non è poi così grave o che tanto poi da grandi dimenticano! Ma per fortuna viviamo in Italia, non nel far west, in uno stato di diritto e godiamo di una legislazione in materia (non tribale ma italiana) in materia di tutela dei minori e vorremmo brevemente ricordare quanto segue: 

La condotta vietata dall'art. 609 bis c.p. comprende, oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto che, anche se non esplicato attraverso il contatto fisico diretto con il soggetto passivo, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà dell'individuo attraverso l'eccitazione o il soddisfacimento dell'istinto sessuale dell'abusante. La Cassazione ha affermato che il requisito della induzione a compiere atti sessuali si realizza quando, con un'opera di persuasione spesso sottile o subdola, l'abusante spinge o convince l'altra persona a sottostare ad atti che diversamente non avrebbe compiuto. Non vi è dubbio quindi che siano ravvisabili gli estremi della induzione anche quando si fa credere che si tratta di un gioco, una prova, una sorta di iniziazione al mondo adulto, un gesto di "amore" tra adulto e bambino e così, in modo subdolo e sottile, l'abusante convince i bambini ad assistere o a compiere determinati atti sessuali.

Proprio in questi giorni il nostro Parlamento sta per ratificare la legge che prevede anche il reato di cultura pedofila al fine di contrastare e punire anche gli adulti che "plasmano" a proprio piacimento i bambini con teorie farneticanti secondo le quali se un bambino non viene costretto l'adulto ha il diritto di fargli fare o farlo assistere ad atti sessuali. Le giustificazioni storiche che si rifanno ad antiche tradizioni sono un classico escamotage per molti pervertiti ma una società evoluta come la nostra le ha ritenute da tempo superate e dannose per i bambini e non c'è oggi persona dotata di buon senso che non abbia acquisito tale consapevolezza. Noi siamo del parere che questi personaggi vanno fermati, se fosse possibile curati, ma sicuramente va loro impedito, in perpetuo, di avere a che fare con i minori, in tutti i sensi. La legge lo prevede e fortunatamente viviamo in uno stato di diritto che sa opportunamente valutare e giudicare questi fatti.

Non ci preoccupiamo degli abusanti, o delle loro farneticazioni, che anche dal carcere negano sempre anche i fatti più evidenti, non abbiamo mai conosciuto nessuno che si sia proclamato colpevole, e la nostra esperienza ci conforta nel testimoniare che di loro si occupano adeguatamente gli organi preposti. Quello che invece crea amarezza è la paura del mondo adulto, di quanti si dovrebbero pre-occupare dei propri ed altrui figli. Ci chiediamo come mai ci sia tanta solidarietà agli adulti indagati o condannati e non si pensa ai tanti bambini con i quali hanno avuto a che fare durante i periodi nei quali erano loro affidati. Se è comprensibile che i genitori siano a volte inconsapevoli delle perversioni di chi, anche solo temporaneamente, riceve in affidamento i figli, si fatica a comprendere la negazione sistematica di violenze subite quando vengono raccontate dai bambini. Ed ancora come mai a tanta "pietas" per chi è indagato o condannato non si contrappone almeno uguale sostegno alle vittime? Perché non abbiamo letto una sola voce che chiede rispetto e dignità per i bambini vittime o presunte tali? Queste situazioni infliggono ulteriori violenze a quei bambini che urlano disperatamente nel silenzio assordante di adulti irresponsabili. Perché non abbiamo letto una sola voce che chiede rispetto e dignità per i bambini vittime o presunte tali? Sarebbe come dire che di fronte ad un omicidio ci sentiamo più solidali con l'assassino che con la vittima? Queste situazioni infliggono ulteriori violenze a quei bambini che urlano nel silenzio assordante di adulti irresponsabili. Dove sono gli adulti, uomini nel vero senso della parola? Il sonno della ragione ha addormentato le nostre coscienze o siamo tutti pronti ad indignarci e a chiedere rispetto solo per gli animali? E per finire: spesso accade che i condannati per pedofilia siano recidivi, come mai alcune scuole, enti pubblici e privati hanno dato ospitalità e credito a questi personaggi, favorendo in tal senso le opportunità al perpetuarsi delle loro nefandezze? Forse bisognerebbe un pò interrogarsi su questi ultimi aspetti relativi alla pedofilia, organizzare degli incontri formativi rivolti ai genitori, agli insegnanti e a tutto il mondo adulto per conoscere, al fine di capire la complessa dinamica di queste perversioni che purtroppo causano vittime che appartengono ad un fenomeno ancora largamente sommerso. Il pedofilo è sempre esistito e probabilmente esisterà sempre ma la pedofilia troverà terreno fertile per dilagare in quei contesti dove gli adulti abdicano al loro ruolo educativo e di protezione dei piccoli.

Diamo voce ai più piccoli, parliamo in nome e per conto dei loro diritti, facciamoci portavoce dei valori universali per riaffermare il sacrosanto diritto di ogni bambino di essere rispettato e tutelato. Non c'è pace senza giustizia diceva Papa Giovanni Paolo II, aiutiamo quindi la giustizia avendo il coraggio di proclamare la verità, anche quando è scomoda, anche quando dobbiamo ammettere che la serenità e la pace dei nostri figli sono più importanti delle nostre false certezze, di un'ipocrita considerazione di quieto vivere che sa tanto di omertà e vigliaccheria di certi adulti. Oltre ad invitare tutti a non avere paura, a denunciare sempre qualsiasi violazione della sacralità dei diritti dei bambini, ricordiamo che i nostri bambini potranno trovare aiuto solo se le persone oneste troveranno il coraggio di agire.

"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste." (Martin Luther King)

Graziano Guerra Presidente S.o.s. Infanzia Onlus